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  1. Francesco Castracane Rispondi
    Sono un Educatore Professionale e concordo con la maggior parte dell'analisi del professor Ambrosino. Bene ha fatto il governo ad approvare i nuovi 350.000 visti e bene farebbe a valutare i flussi sulla base delle reali necessità. Il problema che pone il prof. Ambrosino, cioè del ritardo con il quale il sistema del welfare segue l'evoluzione della società italiana, è un analisi, purtroppo, tragicamente vera.
  2. Claudio Resentini Rispondi
    Un paese premoderno Questo sì che è parlar chiaro prof. Ambrosini! Il welfare italiano è un welfare sottosviluppato e se il paese è approdato a fatica alla modernità il suo stato sociale è rimasto per certi aspetti legato ad un "familismo" arcaico adatto forse ad un contesto rurale fatto di famiglie allargate, ma assolutamente inadeguato a contesti postindustriali dove anche la famiglia nucleare vacilla. E non nascondiamoci dietro luoghi comuni obsoleti: il privatismo in campo sociale non funziona. Il privato "for profit" soffrendo della "malattia dei costi di Baumol" non riesce contemporaneamente a dare servizi decenti e a fare profitti adeguati: è intrinsecamente inefficace. E se in campo sociale la "mano invisibile" del mercato fallisce deve intervenire necessariamente la mano pubblica. Non necessariamente statale, ma anche del privato sociale...ma quello vero non quello fasullo che speculando sulle debolezze delle donne "outsiders" (immigrate, single con figli, ecc.) crea un mercato del lavoro di serie B, a bassi salari e senza diritti ... Il problema (reale) dell'inefficienza del pubblico sollevata in un commento precedente va affrontata sul versante politico-culturale iniettando dosi massicce di universalismo e di senso civico in una società storicamente "particolaristica" ed in questa fase storica pericolosamente orientata verso modelli privatistici (all'americana, per intenderci) che esasperando i circoli viziosi del particolarismo in senso individualista producono una disgregazione sociale senza precedenti. Il privatismo però, è bene ripeterlo, data l'intrinseca inefficienze del privato in campo sociale, è una sindrome devastante per i servizi pubblici. Cordiali saluti Claudio Resentini
  3. Paolo Borghese Rispondi
    L'articolo contiene una lucida descrizione della realtà con cui in Italia dovremo fare i conti per molti anni, anche secondo la mia esperienza personale, essendomi trovato nella necessità di essere, di fatto, datore di lavoro di una persona (per fortuna regolarmente assunta) che corrisponde al profilo qui indicato e che svolge il suo compito con grande professionalità. Sto anche cercando di aiutare detta persona ad inserirsi definitivamente in Italia come infermiera, quando il suo compito attuale sarà finito. Non condivido invece, assolutamente l'ultimo periodo - lunare (per citare l'ex Presidente Scalfaro) in cui si persiste, prescidendo da ogni principio di realtà, a proporre una ennesima "nazionalizzazione", che porterebbe solo ad aumento di costi, nuovi vincoli e quindi ulteriori evasioni, nuova ed inefficiente burocrazia, aumento dello spreco e della corruzione. Fino a che l'Italia non sarà in grado di avere una amministrazione non libanese, come quella attuale, (e quindi, forse, dall'anno 2100) dovrebbe essere proibito per legge (con pene severe per i proponenti) di aumentare l'ambito operativo dell'amministrazione pubblica, una delle più importanti cause del "declino" di cui si parla. Paolo Borghese
  4. valentina Rispondi
    Salve, sono un assistente sociale, ancora molto giovane (24 anni), ma grazie allamia poca esperienza lavorativa, di vita e la mia laurea in sc. pol., la questione la conosco abbastanza bene. Durante il mese di maggio ho avuto l'opportunità di riflettere in merito all'argomento dell'assitenti domiciliari, o in gergo badanti. Proprio in quel mese mi era stata assegnata una docenza per un corso di AdB, all'interno del quale facevano parte alcune donne straniere ormai in Italia da più di 5 anni. Ma erano poche...e credo che l'ineguatezza del nonstro sistema di WELFARE! le regioni potrebbero riqualificare la professione, dare degli incentivi alle più integrate per metter su delle cooperative che si occupano di a.d. Potrebbero prevedere tipologie di contratto molto flessibili (anche se in realtà esistono già) per permettere alle donne dell'ESt di venire in italia per brevi periodi! Almeno in toscana esistono tanti corsi di formazione a titolo gratuito, ma non per tale professione; perchè non si è capita l'importanza di valorizzare questo tipo di professione in una società che sta subendo un invecchiamento progressivo. a presto vale