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MERCOLEDì 1 OTTOBRE 2014


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  1. Mauro Rispondi
    In Italia bisogna cancellare Lbo dal Codice Civile che permette a chiunque di acquistare società pagando le azioni con i soldi della società stessa che quindi s'indebita e poi salta. Operazione puramente speculativa.
  2. Piero Rispondi
    C'è il consiglio di sorveglianza che ha le stesse funzioni di controllo del collegio sindacale.
  3. Aldo Mariconda Rispondi
    L'articolo purtroppo descrive benissimo quanto è avvenuto, ad opera di una politica inesistente e di un capitalismo italiano il più deteriore, con poco capitale e fatto da amici degli amici. Quello che è mancata, con la deregulalion TLC, una politica delle TLC che cogliesse un'opportunità di sviluppo economico. Faccio solo due esempi: La Gran Bretagna ha anticipato di molti anni la deregulation rispetto al 1998, stabilendo un'asimmetria tra British Telecom e nuovi entranti, per 9 anni, fissando dei limiti alla operatività di B.T., al fine di consentire il rafforzamento della concorrenza e del mercato dopo la rottura del monopolio. La Svezia, la cui economia era entrata in crisi nel 1990 con una punta di un -4% del Pil nel 1992, ha sfruttato la politica per le TLC come strumento strategico di sviluppo: ha anticipato la deregulation al 1994; Stoccolma, 850.000 ab. pari al 10% della Svezia, nello stesso anno era pronta con l'intero cablaggio in fibra ottica a banda larga allargato all'intera provincia, raggiungendo tutti i blocchi di edifici e fatto con un'azienda interamente pubblica, 90% del Comune e 10% la Provincia, Stokab AB. Risultato, 22 aziende anche d'importanza mondiale sono scese in campo portando concorrenza sui prezzi e servizi differenziati. L'incumbent operator, ossia l'ex monopolista, Telia AB è rimasto, almeno per anni ancora, a controllo pubblico. Il cablaggio è stato poi esteso a Gotheborg e Malmoe, ed è stato portato fino al circolo polare. Questo per dire che noi non solo abbiamo fatto male la privatizzazione Telecom Italia, ma abbiamo perso anche un'opportunità di sviluppo. Aldo Mariconda (Negli anni 1995-1998, ossia nel periodo della deregulation TLC, è stato Presidente di ACE 2000 Forum - Advanced Communications for Europe - associazione con sede a Parigi prtesso France Télécom e comprendente sia gli incumbent operators che molti nuovi entranti, con l'obiettivo di ottenere sviluppo economico attraverso la deregulation delle TLC)
  4. SUDOKU Rispondi
    Strategicamente importante si dice. Ma in sostanza cosa perdiamo da questo punto di vista?
  5. paolo Rispondi
    In questo nostro martoriato e saccheggiato paese i politici di vario colore che si sono succeduti negli ultimi 30 anni,non hanno fatto mai l'interesse dei cittadini,ma hanno sempre premiato i fantomatici "grandi imprenditori" che altro non facevano che pagare mazzette e concedere poltrone nei vari CDA ai vari trombati ed agli amici dei politici stessi,intascando profitti che non avevano realizzato.Il problema e' che questi stessi politici si presentano come quelli che possono risolvere i problemi ma,ancora piu' drammatico e' che gli italiani continuano adargli credito ed a votarli! Alla faccia del masochismo.
    • Italo Pelizzola Rispondi
      Secondo me non e` tanto il masochismo quanto la mancanza di informazione degli italiani. Quasi tutti i media, alla fine di tutta la filiera, vengono controllati da questi politici che, ricordiamocelo, se si sono succeduti nei vari colori negli ultimi 30 anni facendo i propri interessi e` perche` sono stati votati dalla maggioranza degli italiani, male informati. Se provassimo a dare le notizie senza filtri politici allora gli italiani incomincerebbero a ragionare e scegliere in modo diverso.
  6. AM Rispondi
    Ottimo lavoro che evidenzia la spoliazione del patrimonio dell'impresa , il cattivo affare per lo Stato e il danno per l'economia italiana
  7. Marco Felicetti Rispondi
    Queste privatizzazioni hanno fatto male all'Italia. Come possiamo ascoltare ancora voci (di politici e di economisti) che chiedono privatizzazioni?
  8. Marcello Rispondi
    Credo che in occasione della cessione all'estero di una impresa di così grandi dimensioni (per pochi milioni che vanno comunque alle banche proprietarie di quote azionarie) sarebbe utile una riflessione da parte di tutti: perchè si è voluta buttare sul mercato una società che produceva utili per il Tesoro? Perchè si permette di controllare una società concessionaria di pubblici servizi con quote minime e col gioco delle scatole cinesi? Perchè un amministratore-socio di controllo può fare il proprio interesse a danno della società (questo vale anche per la politica dei dividendi decisi proprio da quelli che li percepiscono)?. E' inutile piangere sulla mancanza di posti di lavoro se cediamo tutte le grandi aziende. Ci resteranno solo le fabbrichette ma non possono bastare a un grande Paese. Con Telecom se ne è andato in malora anche tutto il comparto delle Telecomunicazioni e dell'indotto.
  9. palinuro Rispondi
    Oltre ai passaggi chiave di cui parla il prof Onado, v'è da dire che al momento della privatizzazione (non liberalizzazione, ch'è tutt'altra cosa) furono cedute pure le linee facendo in modo di sostituire un monopolio pubblico con uno privato e scoraggiando gli operatori privati che, per operare in telefonia fissa, avrebbero dovuto pagare il balzello al monopolista. Dopo 16 anni, cioè oggi ("ma va'?", direbbe ghedini) qualcuno finalmente (!) si accorge che le linee sono strategiche, che un Paese non può permettersi di cedere tanta sovranità.
  10. Filippo Maisano Rispondi
    I controlli ci sono, ma dipende dal modello di governance adottato. Intesa per l'appunto penso abbia un sistema dualistico, il quale non prevede un collegio sindacale! C'è un consiglio di sorveglianza, ma non è assolutamente la stessa cosa! Telecom penso sia a modello tradizionale e quindi con collegio sindacale..
  11. Hans Suter Rispondi
    Le risorse finanziarie generate dalla gestione (calcolate come somma di utile e di ammortamenti) ammontavano a circa 7,5 milioni di euro
    • Hans Suter Rispondi
      saranno 7,5 miliardi, è per questo che l'ho segnalato come "typo"
  12. Piero Rispondi
    I passaggi importanti sono riportati nell'articolo, vorrei segnalare il più importante e disastroso, l'acquisto di Colaninno fatto tramite lo sponsor politico di D'Alema dove non è stata fatta chiarezza dalla magistratura, l'acquisto è stato fatto con le risorse finanziarie della società, tutto il peso del finanziamento fatto per l'ora e stato successivamente rovesciato come debito sociale si è passati dal colosso finanziario al colosso di debiti, con questa operazione il Rag. Colanninno e' entrato tra gli imprenditori che contano. Pensate che una banca internazionale metta a disposizione 60 miliardi di euro, per questa operazione se non c'è la garanzia di successo del governo italiano, oggi abbiamo problemi per l'aumento dell'Iva, dobbiamo trovare 2/3 miliardi di euro.
  13. david berera Rispondi
    Magnifica sintesi.
  14. Alberto Rispondi
    Complimenti, un bel riepilogo della situazione e della genesi del fattaccio. Vorrei anche sottolineare che spesso gli scalatori sono sono pieni solo di cattive intenzioni e non di soldi per cui affossano subito ciò che comprano che finisce poi nelle mani delle banche, che sono poi pronte a dismettere l'azienda a chiunque abbia i soldi per pagare.
  15. Enrico Rispondi
    In materia sono un po' ignorante: ma all'interno di aziende di questa dimensione, non c'è alcun organismo di controllo? Qualcuno che visto il deperimento dei fondamentali alzi una bandierina rossa?
    • Piero Rispondi
      Sulle imprese grandi i controlli non ci sono, basti pensare alla banca intesa che ha acquistato nel mese di giugno i diritti di opzioni dai titolari del patto RCS ad un prezzo superiore a quello di mercato, la minusvalenza peserà quindi sul conto economico della banca e peserà quindi sui correntisti che verranno chiamati a pagare la politica di aiuti fatta dalla governante agli imprenditori del patto, il fatto e' da denuncia in procura, cosa ha fatto il collegio sindacale? Nulla.