Il mercato del lavoro dell’Eurozona appare saturo, ma diversi indicatori segnalano margini per un ulteriore calo della disoccupazione strutturale, soprattutto nell’Europa meridionale. Significa aggiungere circa l’1 per cento al Pil potenziale.
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I numeri del programma Gol sembrano molto positivi. Per definirlo un successo serve però un esame qualitativo indipendente dei risultati, superando la riluttanza tutta italiana a sottoporre le politiche attive del lavoro a valutazioni scientifiche rigorose.
Ogni anno, in occasione del Primo maggio, il dibattito sul lavoro torna al centro dell’attenzione pubblica, spesso accompagnato da letture semplificate o parziali dei dati disponibili. Negli ultimi anni il mercato del lavoro italiano ha registrato numeri record, ma dietro i risultati aggregati restano fragilità strutturali che meritano un’analisi più approfondita.
Questa serie di grafici nasce con l’obiettivo di offrire una lettura d’insieme delle principali trasformazioni del lavoro in Italia, andando oltre gli indicatori più immediati. L’attenzione si concentra non solo sui livelli di occupazione, ma anche sulla qualità del lavoro, sulle differenze tra generazioni e territori, sull’andamento dei salari e sui fattori che influenzano la capacità del sistema economico di creare reddito e opportunità .
Nel complesso, emerge un quadro che aiuta a interpretare in modo più consapevole i dati più citati nel dibattito pubblico e a individuare i nodi strutturali che continuano a frenare la crescita e la partecipazione al mercato del lavoro. Viene così offerta una prospettiva utile per comprendere il ruolo della produttività , delle politiche del lavoro e dei cambiamenti demografici nel determinare le prospettive occupazionali del paese.
Lavoce in mezz’ora è il format di divulgazione de lavoce.info: due volte al mese, mezz’ora di conversazione con esperti per approfondire i temi centrali del dibattito pubblico. In questa puntata abbiamo invitato Alessandra Bonfiglioli, professoressa di Economia presso l’Università di Bergamo.
L’intelligenza artificiale rappresenta una delle trasformazioni più profonde dell’economia contemporanea. A differenza delle precedenti rivoluzioni tecnologiche, oggi non sono solo i lavori manuali a essere coinvolti, ma anche molte attività cognitive e professioni qualificate. Il rischio è che la crescita della produttività non si traduca automaticamente in nuova occupazione, con effetti potenzialmente rilevanti su salari e disuguaglianze.
Capire se l’IA sarà un volano di sviluppo condiviso o un acceleratore di divari economici è fondamentale per orientare politiche pubbliche, formazione e scelte individuali.
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Le donne continuano a percepire retribuzioni significativamente più basse di quelle degli uomini. Il divario è già evidente al primo impiego e affonda le radici nelle scelte degli indirizzi di studio, compiute ben prima dell’ingresso nel mercato del lavoro.
Gli stereotipi hanno un ruolo nelle scelte educative e contribuiscono così agli squilibri di genere nel mercato del lavoro. Favorire la consapevolezza di quelli impliciti aumenta il numero di ragazze che optano per facoltà Stem. Con effetti anche sui maschi.
Dalla metà del 2021 Pil, ore lavorate e occupati non seguono lo stesso andamento, allontanandosi anche dal periodo pre-Covid. L’analisi dei dati porta a molte ipotesi e a una certezza: ora il mercato del lavoro è più dinamico e meno precario di prima.
La convergenza della disoccupazione tra paesi del Nord e Sud Europa è una buona notizia. Ma rischia di mascherare differenze che restano profonde. I paesi meridionali devono migliorare occupazione e partecipazione, in particolare tra donne e giovani.
Lavoce in mezz’ora è il format di divulgazione de lavoce.info: due volte al mese, mezz’ora di conversazione con esperti per approfondire i temi centrali del dibattito pubblico. In questa puntata abbiamo invitato Carlo Favero, economista dell’Università Bocconi.
Quando si parla di finanza pubblica, l’attenzione si concentra spesso su deficit e spread. Ma una forza più silenziosa sta cambiando le fondamenta dei conti pubblici: la demografia. L’invecchiamento della popolazione, la riduzione dei nuovi nati e la trasformazione del mercato del lavoro incidono sempre più sulla capacità dello Stato di crescere, raccogliere risorse e sostenere la spesa sociale.
Negli ultimi decenni queste tendenze hanno interessato tutte le economie avanzate, ma in Italia si intrecciano in modo particolarmente critico con l’aumento del debito pubblico, sollevando interrogativi sul futuro dei bilanci e sull’equità tra generazioni.
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