L’Italia ha un immenso patrimonio culturale. Allo stesso tempo, deve affrontare il problema di come finanziare nel prossimo futuro le pensioni. Ecco come attivare un meccanismo che permetta di utilizzare i ricavi dei musei per politiche demografiche.
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Rendimenti elevati o costi bassi? La gara tra forme pensionistiche sembra un gioco a somma zero considerato che i rendimenti alla fine dei conti sono in media tutti allineati. Il trucco è nella persistenza, cruciale nella partita che si aprirà in estate.
La sproporzione tra spese correnti e investimenti è in aumento e sembra legata all’invecchiamento della popolazione. Ciò ha ripercussioni sulla produttività e sulla crescita, tanto da mettere in dubbio la possibilità di mantenere l’attuale livello di welfare.
Non più solo ampie garanzie per i pensionati, la Consulta è ora attenta a regole di calcolo dei benefici e compatibilità di bilancio. Un raffreddamento ordinato dell’indicizzazione aiuterebbe il riequilibrio tra capitoli di spesa e generazioni.
A gennaio 2026 le pensioni saranno perequate in base all’inflazione del 2025, che un apposito decreto emanato il 28 novembre quantifica in 1,4 punti percentuali. Ancora una volta è ignorato il diverso meccanismo richiesto dal sistema contributivo.
Non sono pochi i pensionati che decidono di continuare a lavorare. Chi sono e perché lo fanno? Per i più giovani il lavoro post-pensionamento è spesso legato a pensioni modeste, per i più anziani è favorito da buone condizioni economiche e professionali.
In Italia l’età pensionabile è collegata all’aspettativa di vita. Nel 2027 scatta un aumento di tre mesi dei requisiti di pensionamento. Il governo sceglierà ancora di proteggere chi è vicino alla pensione scaricando l’onere sulle generazioni più giovani?
Qual è lo stato del sistema pensionistico italiano? Un quadro accurato lo traccia il rapporto annuale dell’Inps. La spesa totale è di oltre 350 miliardi di euro. Con una popolazione che invecchia, meglio astenersi da nuovi interventi di sapore elettorale.
Occorrono misure correttive per evitare che fattori climatici o epidemie modifichino il regolare andamento dei coefficienti di trasformazione, fino a pregiudicare la sostenibilità e l’equità attuariale del sistema contributivo. La Svezia è un esempio.
L’Inps aveva aggiornato i requisiti di pensionamento sulla base dei nuovi dati demografici dell’Istat. Ne sono nate polemiche che hanno indotto l’Istituto a ritirare la correzione. Ma è un errore: si tratta di un dato tecnico e non politico.