Se la banca centrale è come l’autista di un autobus, allora lo spazio fiscale si può interpretare come una cintura di sicurezza. Nell’Eurozona il volante è unico, affidato alla Bce, ma le cinture sono tante quante i paesi membri. Quali sono le conseguenze?
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Fare pressione sulla banca centrale può far salire i rendimenti dei titoli a lunga scadenza. Eppure, il costo reale del debito può comunque diminuire. I meccanismi che fanno capire perché i risparmiatori non vendono e accettano rendimenti reali più bassi.
Senza conti pubblici credibili, alzare i tassi può aggravare l’inflazione. Ma assecondare il governo può compromettere la credibilità della banca centrale. La via d’uscita richiede un aggiustamento fiscale possibile e una rivendicazione d’indipendenza.
La Bce lavora all’introduzione dell’euro digitale. Seppure molto diversa, l’iniziativa richiama il Chicago Plan nato come risposta alla Grande Depressione. Non un progetto contro le banche, ma un nuovo equilibrio tra iniziativa privata e moneta pubblica.
L’euro digitale può rafforzare la sovranità monetaria, ma non arriverà prima del 2029. Per ridurre subito la dipendenza dai circuiti di pagamento extra-Ue basta usare meglio bonifici istantanei, Tips e regole comuni. Il Pix brasiliano indica la strada.
Una stretta monetaria energica può riportare stabilmente l’inflazione all’obiettivo solo se il bilancio pubblico è in grado di assorbirne il costo. Altrimenti la disinflazione perde credibilità e i rendimenti a lungo termine segnalano il rischio di una sbandata.
La sgrammatura si ha quando viene venduta una quantità inferiore di prodotto in una confezione simile e allo stesso prezzo di prima. Nuove regole disciplinano ora il fenomeno. Dovrebbero aumentare la trasparenza e tutelare i consumatori. Saranno efficaci?
L’euro digitale fa un passo avanti decisivo al Parlamento europeo, ma il percorso della sua introduzione è ancora lungo, anche per le resistenze del settore bancario. Sarà disponibile se tutto va bene nel 2029. Intanto il mercato lavora alle alternative.
Banche, fondi o intermediari europei che detengono o trattano stablecoin emesse fuori dall’Ue ma ancorate al dollaro sono di fatto sottoposte a regole stabilite negli Stati Uniti. Rischiano quindi il congelamento unilaterale e immediato.