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  1. Roberto S. Rispondi
    Sì, bene, bello. Ma... fatto come? Si dà una descrizione generica ma su come funziona, su "come è fatto dentro", sulle metodologie, i processi, niente di niente. Capisco che questa poteva non essere la sede adatta: poco spazio. Ma un link ad uno "studio" esterno, neanche quello? In pratica, ci viene fatto passare sotto il naso un piatto dall'apparenza e dal profumo appetitosi, ma "che cosa sia " non si sa: "è roba buona". Ok, rimaniamo con la fame; di "conoscenza".
  2. bob Rispondi
    Il fenomeno dei Neet si descrive osservando semplicemente 2 realtà: ci sono settori come edilizia. agricoltura, ristorazione dove gli italiani non sono più presenti. Tutti super istruiti? I dati dicono che siamo il paese con meno laureati, diplomati e con fasce di analfabetismo (letteralmente non sapere né leggere né scrivere) che in certi territori sfiora il 25%. Viene da chiedersi allora cosa fanno gli Italiani? Vi ricordate le paginate di inserzioni il Venerdì su Repubblica e Corriere della Sera..l' Italia propositiva di chi cercava veramente lavoro è nata lì.
  3. Roberto Rispondi
    Non sono d'accordo. Diciamo le cose come stanno che sono quelle trite e ritrite. La gente esce dalle università senza competenze, e una media, grande impresa cerca nel 99% dei casi gente con esperienza. Il problema sostanziale non è l'incontro fra la domanda e l'offerta ma il sistema ipercompetitivo in cui ci troviamo che rende impossibile formare le risorse e quindi chi ha le cosiddette 'capacità' ovvero la laurea. Firmato: chi ha fatto un master post laurea estremamente pratico, perché col solo pezzo di carta stava ancora a casa da mammà. Saluti
    • Savino Rispondi
      Ci sono anche non laureati che fanno (male) lavori intellettuali per cui sono previste competenze nettamente maggiori. Ci sono persone col diploma che fanno ricorso al Tar perchè vogliono insegnare. Ci sono ragazze laureate in discipline pedagogiche a spasso e maestre d'asilo non laureate che maltrattano i bambini.
  4. Claudio Resentini Rispondi
    Un paio di annotazioni critiche: 1) Mi sfugge il concetto. L'agente commerciale non dovrebbe essere uno che vende qualcosa? E in questo caso che cosa venderebbe? Il lavoratore o il servizio di intremediazione? Qual è il prodotto? E qual è il mercato? Il "mercato del lavoro", poco più di una metafora, o il "mercato dei servizi per l'impiego"? Non è detto che misure ffinalizzate ad incrementare il business degli operatori attivi sul mercato dei servizi per l'impiego comportino necessariamente un migliore incontro tra la domanda e l'offerta di lavoro, anzi... 2) Sostenere che il fenomeno dei Neet sia dovuto all’assenza di una sistematica attività di accompagnamento al lavoro dei giovani nella fase finale degli studi è quantomeno opinabile. Il fenomeno dei Neet ha sicuramente origini e cause molto più complesse che hanno a che fare, ad esempio, con le aspirazioni e le aspettative dei giovani e delle loro famiglie o con lo scarso investimento sulla formazione del personale da parte del sistema produttivo.
  5. Savino Rispondi
    E' solo una questione di mentalità. Bisogna convincere anzitutto le famiglie di provenienza degli studenti e gli atenei ad uscire fuori dalla mentalità provinciale del "si è sempre fatto così", perchè questa non è una risposta appropriata per il bene dei nostri ragazzi. Ho parlato delle famiglie perchè esse esercitano troppe pressioni sui propri figli per orientarli su interessi occupazionali ove ci sono in famiglia gli "agganci" giusti. Questo depaupera la creatività dei nostri ragazzi creando generazioni di scontenti, perchè persone portate verso altri sbocchi professionali, diversi da quelli intrapresi.