logo


  1. Savino Rispondi
    Per la qualità ed il rendimento della forza lavoro italiana è gia troppo il reddito di cittadinanza dei 5 stelle.
  2. Savino Rispondi
    Oggi leggo sul Corriere della Sera la lettera di un ragazzo di 24 anni laureato, tre lingue conosciute, due esperienze lavorative alle spalle di eccellenza all'esteo che manda il cv a Trenitalia e viene contattato per fare il capotreno o il controllore o giù di lì. Ecco, il problema è nella sempre più evidente discrasia tra l'incapacità professionale di chi un posto di lavoro se lo è visto regalato in passato e situazioni come quella che ho citato in precedenza. Perchè continuiamo ad avere laureate in scienze dell'educazione a spasso e maestre d'asilo anziane che maltrattano i bambini?
  3. Michele Rispondi
    Lo stato delle cose descritto nell’articolo è la naturale conseguenza di 3 fattori: 1) politiche di precarizzazione del lavoro da 20 e passa anni: lavoro precario e quindi a basso costo e di conseguenza con skills limitati 2) politiche di depauperamento della scuola pubblica (vedi la “buona scuola” renziana) e i sistematici tagli di spesa 3) bislacca idea che la scuola debba essere professionalizzante invece che formativa, salvo poi invocare utopiche politiche attive del lavoro che riducano lo skill mismatch. Se a tutto ciò si aggiunge una classe imprenditoriale in larga misura incline alla rendita e alla collusione con la politica invece che alla competizione internazionale, si capisce lo stato di progressivo declino del paese che mostra - anche nelle fasi di ripresa - un gap sempre più ampio rispetto alle medie EU