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  1. Henri Schmit Rispondi
    Mi piace lo spirito critico e controcorrente dell'articolo, ma condivido anche le perplessità di "Giuseppe": solo metà dei NPL sono assortiti di garanzie reali, che nei casi più importanti (progetti imprenditoriali) sono spesso insufficienti, mentre bastano spesso a coprire le inadempienze dei privati. Chi ha deliberato questi crediti e chi ha permesso che numerosi NPL rimanessero per troppo tempo nascosti. I tempi dell'emersione e del recupero, doppio tallone d'Achille del sistema Italia, è un fattore facilmente sottovalutato:a quale tasso scontare gli ipotetici pagamenti futuri?
    • marco gallea Rispondi
      Negli Npl c'è di tutto. Già solo ,da quando le banche che li vendono, classificano gli Npl in sottocategorie omogenee fa loro realizzare di più. Se fondi che puntano a rendimenti annui a doppia cifra comprano Npl è perché del valore in essi c'è. Il problema è saper estrarre questo valore accompagnando ove possibile la ristrutturazione delle aziende. Nel caso banche venete non dovrebbero essere venduti ma gestiti da Sga che incasserà al meglio : non vi è quindi (come invece in caso di vendita) un problema di tasso a cui scontare i pagamenti futuri. Nell'articolo evidenzio come , qualunque sarà l'incasso -che oggi nessuno può prevedere- , comunque i subordinati e gli azionisti nulla riceveranno per effetto di deroghe al codice civile (alcune corrette mentre la principale deroga per il supporto finanziario ad Intesa è a mio avviso ingiustificata). E poi , anche con l'attuale impostazione,almeno un warrant su una quota parte -anche minima- degli utili futuri della divisione banche venete a mio avviso doveva essere concesso ai subordinati. Marco Gallea
  2. Giuseppe Rispondi
    Una cosa è nutrire dubbi su come sia stato gestito il tutto. Ben altro è sostenere che recuperi superiori al 40.7% sarebbero non impossibili. Quanti portafogli di NPL e di inadempienze probabili ha visto negli ultimi anni? Io tanti, e le assicuro che spesso i secondi sono soltanto degli NPL che non sono stati classificati come tale perché non si voleva, in barba a qualunque norma di legge e buon senso, D'altronde se le banche quotano a frazioni del book value un motivo ci sarà! Purtroppo molti continuano a non capire che il collaterale di molti NPL ha valore negativo: ovviamente non so nulla della transazione in questione, ma, in generale, casi di immobili in posti sperduti, con abusi edilizi, terreni contaminati e altre amenità abbondano. D'altronde, se fosse così facile ed immediato ottenere i recuperi di cui lei dice, nessuna banca venderebbe mai NPL e 'inadempienze probabili'!!
    • marco gallea Rispondi
      Banco Bpm ha ceduto Npl al 38%. I pochi investitori che operano su tale mercato puntano a rendimenti annui del 15/20%. Tali operatori (nel determinare il prezzo di offerta) considerano di sostenere significativi costi di gestione e recupero ,che invece io nell'articolo ho considerato "coperti" dalle vendite di tutto quanto non è Npl (proventi inizialmente stimati dal Governo in 1,5 miliardi).Essendoci una gestione Sga (con costi appunto coperti dalla cessione di altre attività) recuperi superiori al 40,7% sono possibili(considerato anche che dei 17,6 miliardi più di metà sono solo inadempienze probabili). La vendita degli Npl da parte delle banche (dato il ristretto mercato ove sono per lo più i compratori a "fare il prezzo" ) non è frutto di scelta di pura convenienza. Sono per lo più "forzate" dalle normative a cederli.
      • Giuseppe Rispondi
        Sì e no. Per quanto riguarda crediti unsecured, soprattutto consumer, negli ultimi 10 anni sono aumentati e cresciuti i compratori un po' in tutta Europa, facendosi grande concorrenza, tanto che molte banche ormai guadagnano dalla vendita di questi NPL (gestendoli in casa recupererebbero molto meno). Per i secured, con dimensioni molto molto maggiori, il discorso è diverso. Non esiste un prezzo di mercato perché le transazioni sono troppo poche e troppo diverse tra di loro. Comprare un portafoglio di NPL al 20% del valore facciale può essere un bidone, e comprarne un altro al 40% può essere un affare. Come si può generalizzare? Ritiene recuperi del 40% verosimili sulla base di qualche statistica di settore, o perché ha analizzato il portafoglio? Inoltre, lei ritiene che le inadempienze improbabili siano migliori delle sofferenze. In teoria dovrebbero, ma la mia esperienza pratica mi dice che spesso non lo sono. Lei è in disaccordo con me perché ha un'esperienza diversa, perché ha analizzato il portafoglio, o perché ha un approccio principalmente teorico ed astratto?
        • marco gallea Rispondi
          L'ìngresso del fondo Atlante un anno prima l'avvio della risoluzione fa ragionevolmente ritenere che i timori da Lei paventati (vere e proprie sofferenze camuffate da inadempienze solo probabili) nella fattispecie non sussistano. Occorre poi considerare che chi compra gli Npl sostiene dopo l'acquisto dei costi di gestione e di recupero ,costi che invece , nella mia analisi, ho ipotizzato "coperti" dai proventi delle vendite di tutte le attività che non sono Npl. Il focus della mia analisi non era individuare quanto verrà recuperato in futuro dagli Npl (che nessuno può oggi ragionevolmente prevedere con certezza), quanto evidenziare che si poteva (con le azioni speciali) soddisfare i desiderata di Intesa ( ossia non costringere i propri azionisti ad un aumento di capitale) lasciando al contempo qualche speranza ai possessori di subordinati (e, in caso di capienza ,eventualmente anche agli azionisti) nel caso in cui la Sga riuscirà a recuperare da tali crediti problematici. quanto Governo ed autorità di risoluzione hanno stimato si possa recuperare. Marco Gallea
          • Matteo Montedoro
            Le statistiche reali sui recuperi dei crediti problematici sono disponibili con le pubblicazioni facilmente accessibili della Banca d'Italia e confermano verosimile la percentuale del 40%. Le percentuali sono calcolate a livello di sistema bancario e non di singole realtà. Senza scendere a livello particolareggiato di singole banche, limitandosi alla generalità, spesso si trascura che le dimensioni dei portafogli e la relativa permanenza dei crediti problematici, dipendono anche da fattori esterni alle aziende di credito. Per esempio, la gravità, la durata e la complessità della crisi congiunturale, da un lato e, dall'altro lato, leggi e procedimenti giudiziari di accertamento e recupero di crediti ed escussioni di garanzia tra le peggiori non solo in Europa ma anche a livello extraeuropeo. Basta guardare le indagini "Doing Business" della banca Mondiale (dove l'Italia si classifica tra le peggiori e notevolmente dietro i sistemi giudiziari dei partner europei), ovvero i dati evidenziati da Mediobanca Securities sulle lungaggini delle procedure concorsuali (7,8 anni contro 1-2 anni di alcuni partner europei).
  3. Alessandro Rispondi
    Le chiedo una delucidazione: non riesco a bene interpretare la tabella 2. A seguito del finanziamento di intesa mi aspetto all’attivo un pari ammontare di disponibilità liquide, che non vedo. Se la tabella fotograsse invece la situazione “pre finanziamento” avrei attività superiori a passività, quindi non capisco l’utilità del finanziamento. Ultima domanda: e’ stato calcolato un possibile badwill del ramo ceduto? Grazie
    • marco gallea Rispondi
      Come scritto le procedure di risoluzione peccano di trasparenza. Parrebbe che il finanziamento ponte copra lo sbilancio in sede di cessione delle attività buone (e la cassa non sia quindi andata alla liquidazione , motivo per cui non la vede fra le attività). A mio avviso non vi è badwill ma semmai , visto che la divisione ex venete a breve sarà in utile, un goodwill (non riconosciuto da Intesa in fase di cessione). Marco Gallea