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  1. Mauro Rispondi
    "La produttività dei lavoratori può essere aumentata in vari modi. Uno è incrementare gli investimenti per lavoratore. Un esempio è la robotizzazione, che rimpiazzando forza lavoro, aumenta il Va per lavoratore. In questo caso, ricadendo gran parte dei costi sull’azienda, è possibile che ci sia meno spazio per rivendicazioni salariali da parte dei sindacati Molto diversa è la situazione se gli incrementi di produttività sono ottenuti tramite un aumento dell’intensità di lavoro.". In altre parole significa che i vantaggi della tecnologia devono remunerare solo il capitale. Quindi un operaio oggi dovrebbe guadagnare meno di uno schiavo delle piramidi dal momento che sicuramente lavora con meno intensità. Non ho capito?
  2. Mauro Rispondi
    "In questo caso, ricadendo gran parte dei costi sull’azienda, è possibile che ci sia meno spazio per rivendicazioni salariali da parte dei sindacati." In altre parole gli incrementi di produttività derivanti dalla tecnologia dovrebbero andare a vantaggio solo del reddito da capitale. Quindi, nel lungo periodo, un operaio oggi dovrebbe guadagnare molto meno di uno schiavo delle piramidi perché sicuramente lavora con meno intensità. Ho capito male?
    • Massimiliano Bratti Rispondi
      Grazie per la domanda. Si ha capito male. Il discorso è abbastanza intuitivo. In generale gli aumenti della produttività andrebbero ripartiti da lavoratore e datore di lavoro. Le share che vanno ai lavoratori ed al datore di lavoro dipendono dalla forza delle parti. Se io devo contrattare con il mio datore di lavoro e: (1) il mio aumento di produttività dipende solo o prevalentemente dal mio sforzo; (2) il mio aumento di produttività dipende solo o prevalentemente dal fatto che il datore di lavoro ha speso milioni di euro in tecnologia (es. io mi sforzo di meno e preparo più pacchi grazie ai robot, e magari rischio pure di perdere il posto a causa di questi); in quale delle due situazioni si aspetta i lavoratori abbiano più potere contrattuale rispetto a richieste di aumenti salariali?
  3. Mario De Michelis Rispondi
    Come cliente di Amazon gradirei sapere come stanno veramente le cose riguardo ai dipendenti che, a mio giudizio appunto di cliente, lavorano bene. Se le mie info sono esatte ce ne sono, in Italia, circa 2.000 e tutti giovani. Visti i tempi che viviamo è, comunque, necessario tenerne conto.
    • Alberto Rispondi
      “…In mercati concorrenziali il salario dovrebbe riflettere la produttività dei lavoratori….”, l’uso del condizionale è una regola aurea in economia. Se l’azienda in questione paga le imposte in un “paradiso fiscale” e come un buco nero, in virtù di questo enorme vantaggio, assorbe il mercato a danno degli esercenti, soprattutto i più piccoli, che uno dietro l’altro, costretti a chiudere perché soggetti ad una pressione fiscale, quella italiana tra le più alte al mondo, il vantaggio di aver creato 2.000 posti di lavoro e discutere se la loro retribuzione è alta o bassa in relazione alla produttività è come guardare il dito e non la luna che la indica. Rispetto alle decine di migliaia di posti di lavoro che si perdono con i negozi che chiudono o costrette a ridurre il personale, personale di cui il nostro welfare si deve e dovrà occupare, con la desertificazione di ampie zone commerciali in cui i negozi chiudono e i miliardi di euro di mancate imposte nel nostro Paese mi sembra poca cosa.