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  1. Henri Schmit Rispondi
    Come attenuare la mobilità geografica degli studenti in senso unico? Non basterebbe alcuna quantità di soldi pubblici, ma servono soprattutto idee nuove, convincenti e vincenti. Esistono già (per esempio il polo hi-tech di NA, la nano-tecnologia a LE), ma sono marginali e forse troppo dispersi. Bisognerebbe investire (con quali soldi?) attraverso un piano almeno decennale (le riputazioni si creano con la perseveranza negli anni, la Bocconi esiste da oltre 100 anni, l'uni-bo da quasi mille) in un settore di ricerca mirato, preferibilmente di nicchia, con potenziale di crescita nei prossimi anni/decenni (hi-tech, ambiente, economia del turismo, agro-alimentare) e si attrarrebbero automaticamente gli studenti, del sud, del nord ... e dell'estero. Dove - a sud o a nord - prevale la logica dei baroni, delle raccomandazioni e dei favori mista alla logica della politica locale forse si sopravvive con i soldi pubblici, se no si fa la fine che si merita. In Italia non servono centinaia di università pubbliche con un'offerta accademica completa uniformemente distribuite sul territorio, ma possono esserci ovunque nuovi poli specializzati, di eccellenza. L'iniziativa spetta forse più ai docenti che non ai politici.
  2. giorgio querzoli Rispondi
    L'articolo centra il punto: il sistema universitario già di per sé tende ad accentrare le risorse in pochi poli di attrazione più forti. Compito delle politiche pubbliche dovrebbe essere quello di mitigare le differenze perché un sistema universitario forte uniformemente distribuito sul territorio è fondamentale per consentire lo sviluppo armonico del Paese. I meccanismi di finanziamento attuali tendono invece ad accentuare le differenze.
    • toni_strazzon Rispondi
      compito delle politiche pubbliche dovrebbe essere soprattutto quello di cacciare professori ordinari che hanno pubblicato solo articoli in italiano di qualità imbarazzante (ogni riferimento è puramente casuale) dagli atenei italiani, in particolare del sud, nonché di impedire che negli atenei si assumano amici e parenti, prassi assai consolidata soprattutto al sud. queste "politiche pubbliche" costerebbero molto poco e libererebbero risorse per persone più brave disposte a spendere le proprie qualità in qualche ateneo del sud anziché emigrare verso nord.
      • IC Rispondi
        Condivido il commento di toni strazzon
    • bob Rispondi
      per fare quello che Lei sostiene si dovrebbe eliminare il 50% di Atenei inutili
  3. ms Rispondi
    Si dovrebbe spostare la capitale del Mezzogiorno a Matera, o Cosenza, o magari a Crotone (dove fiorì la scuola di Pitagora..). Così facendo l'intero modo di pensare, oramai ossidato, che accomuna settentrionali e meridionali che sostengono di lavorare allo sviluppo del Mezzogiorno (un fenomeno in sé da studiare), sarebbe forzato a cambiare "il punto di vista sulle cose" (Levi, Roma fuggitiva). Occuparsi del Sud da Roma o da Milano ri-motiva continuamente una visione "imperiale" dove il Sud è Provincia rispetto alla Città (Padania, Roma) o Provincia da fare ad immagine dell'altra provincia (la Terza Italia). L'articolo non contribuisce a questa visione, che invece è parte integrante dell'enfasi nazionale sulla Salerno - Reggio Calabria, sul Ponte, sulle strade vuote da completare che si moltiplicano di ciclo di programmazione in ciclo di programmazione, senza vergogna. Al contrario, i buoni programmi che volevano investire sulle trasversali non stradali vennero derubricati o snaturati. Invece delle scuole filosofiche, fiorirono i progettini di porticcioli turistici, ovunque, l'economia del "posto barca" e del pontile in legno (ove i mafiosi possano conversare lieti di appalti), e nuove superstrade per assicurare velocità ai ricchi turisti.. Muoversi localmente con i trasporti locali o in treno è porsi fuori dalla Storia. La Storia innerva il territorio di strade: come quando il Re si avventurava in carrozza in costiera amalfitana, ma prima gli completavano la strada.
    • bob Rispondi
      ..i problemi che lei sottolinea sono visibili e riassunti totalmente osservando una Regione a Statuto Speciale: La Sicilia!!
      • ms Rispondi
        ..esattamente (statuto speciale che non ho difeso in alcun modo). Il programma cui mi riferivo era però il POR Calabria 2000-2006, che non prevedeva, ad esempio, di rafforzare aeroporti minori (come Crotone), bensì un intelligente rafforzamento di linee trasversali per aumentare le possibilità di mobilità interna in modi alternativi all'automobile, per il vantaggio (anche) degli studenti e dei giovani che si spostano nella regione o tra le regioni del Sud. Le decisioni sugli investimenti ferroviari (elettrificazioni, velocizzazioni, raddoppi) richiedono competenze e decisioni del proprietario e gestore della rete (RFI), non solo della Regione Calabria o della Regione Siciliana. Gli studenti dovrebbero sapere che a) la "vecchia" strategia di investimento europea (pre2000) prevedeva che le risorse dei fondi strutturali fossero destinate proprio a quel tipo di programmazione di cui il POR Calabria era ancora un buon esempio e b) che quella strategia è stata ostacolata o boicottata (la storia narrata deve attenersi a criteri di verità e "falsificabilità") da interessi interni (locali per un verso, nazionali per l'altro), ma non del tutto esterni all'Italia. L'alleato dell'"economia del posto barca" (che è anche metafora di un modo opportunistico di gestire i fondi strutturali e del disprezzo di vecchi documenti di programmazione europei pro-ambiente) non vive in Sicilia o in Calabria, né si arrovella per la cultura, la qualità dell'università e gli studenti.
  4. bob Rispondi
    massimo rispetto per il vostro lavoro ma lo considero un mero esercizio didattico. Ci sono sempre stati spostamenti dalla Provincia alla Grande Città per tanti motivi tra cui quello di maggiori opportunità non solo di lavoro, ma di conoscenze e rapporti personali maggiori e di opportunità di seguire docenti di nome. Inoltre parlate di " capacità di attrazione" . Ma è perfino banale dire che Roma sarà più attrattiva di Chieti, Bolzano e Piacenza non c'è politica che tenga. E' la Storia
    • Alfonso Gambardella Rispondi
      Negli ultimi anni è intervenuto anche il sistema di accesso alle Università, per cui la ammissione al concorso nazionale di ammissione può avere la conseguenza di una assegnazione in regione poste all'apposto della regione di appartenenza.