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Italia che resti, Italia che vai. E non torni

Nel 2017 sono andati all’estero 117 mila italiani e solo 40 mila vi hanno fatto ritorno. È una perdita di capitale umano e sociale. Potrebbe trasformarsi in un’opportunità. A patto di sviluppare collaborazioni tra chi parte, chi rimane e chi torna.

Quando il Pil non dice tutto

Gli indici di benessere sociale non vogliono sostituire gli indicatori economici tradizionali. Ma possono fornire strumenti utili per valutare le condizioni di un paese. Ecco perché anche l’Italia li ha inseriti nel quadro della programmazione economica.

Tante Italie, tanti salari minimi

In Italia il costo della vita varia molto da zona a zona. Se ne deve tener conto nel fissare il salario minimo? In teoria sì, ma a costo di una maggiore complessità del sistema. Differenziarlo a livello regionale potrebbe essere un buon punto di partenza.

Quegli indicatori di Bes che non scaldano i cuori

Il Def 2018 fa un passo avanti verso l’utilizzo di indici che possano misurare il benessere dei cittadini in senso ampio. Ma se devono servire per valutare e influenzare le decisioni di politica economica, la strada da percorrere è ancora lunga.

Cosa c’è e cosa no nel contratto degli insegnanti

Il nuovo contratto degli insegnanti prevede un aumento salario medio di 85 euro al mese, che non basta a colmare il divario con i paesi europei. Ma quello che manca davvero è un sistema coerente di valutazione e formazione in servizio dei docenti.

Lobbisti d’Italia

Manca ancora un albo dei lobbisti che operano in Italia. Il ministero dello Sviluppo economico ha però istituito un registro per chi svolge questa attività, con più di novecento iscritti. È un primo passo, ma il cammino verso la trasparenza è ancora lungo.

Soldi spesi bene: i servizi previsti dal Rei

Per essere efficace, il reddito di inclusione richiede un forte investimento di risorse nella sua gestione effettiva. È il prerequisito per far sì che i percorsi personalizzati di reinserimento sociale abbiano successo, superando l’assistenzialismo.

Italiani poco istruiti. Anche nel 2020

A che punto è l’Italia sugli obiettivi relativi all’istruzione da raggiungere entro il 2020? Formalmente è in linea con quanto si è impegnata a fare. Ma i laureati restano al di sotto della media europea, mentre gli abbandoni precoci sono ancora troppi.

Decreto Minniti-Orlando: i limiti di una riforma necessaria

Tribunali sovraccarichi per i ricorsi dei richiedenti asilo cui è stata negata la protezione internazionale e un sistema di espulsione del tutto inefficace: il decreto Minniti-Orlando affronta le due questioni. Ma non sembra risolvere i veri nodi critici.

Meglio i voucher del lavoro nero

Misura realista

Rispondiamo ai commenti al nostro recente articolo sui voucher, rispetto all’impostazione “neoliberista” dell’articolo, all’utilità e agli abusi dei buoni lavoro e agli aspetti politici della vicenda. Non deve esistere lavoro senza diritti e proprio per questo il lavoro retribuito a voucher, quando non abusato, garantisce più diritti di quello a nero. Nell’articolo descriviamo come vanno limitati gli abusi: un primo (deciso) passo era stato fatto con l’introduzione della tracciabilità, passi successivi sarebbero potuti essere la sinergia di risorse e controlli con l’Inps e la limitazione a settori che hanno più marcate necessità di lavoro occasionale o stagionale. Limitarli a famiglie e singoli non aiuta necessariamente a eliminare gli abusi e impedisce l’utilizzo in alcuni dei contesti in cui sarebbero più utili (basti pensare al settore agricolo). È interessante anche guardare agli articoli 80 e 81 della “Carta universale dei diritti del lavoro”: propongono qualcosa di estremamente simile ai voucher, limitando però committenti e ricettori in un modo che impedisce l’accesso ai buoni a soggetti che potrebbero beneficiarne (pensiamo ad esempio ai lavoratori part-time). Non sembra quindi un’alternativa altrettanto efficace. Importante infine ricordare che i voucher sono intesi come lavoro accessorio sia per il committente che per il ricettore, non possono cioè costituire il lavoro principale, ma un’integrazione (utile perché flessibile) per il lavoratore, che può aiutare a sostenere il reddito. Per quanto riguarda le considerazioni politiche, ribadiamo due aspetti: non è auspicabile arrendersi agli umori e agli slogan semplicistici, come l’abolizione tout court dei voucher. D’altra parte, sembra plausibile che, dato l’effetto così contenuto dello strumento, il governo abbia preferito cancellarlo rispetto a farsi logorare per difenderlo, o spendere troppo tempo ed energia a negoziarne i cambiamenti.

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