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Negli Usa i risparmi resteranno risparmi*

Le famiglie americane hanno risparmiato molto più del normale con la pandemia. C’è chi teme che tanto risparmio possa alimentare un’impennata della spesa quando la crisi sarà finita. Ecco perché probabilmente è una preoccupazione eccessiva.

Molto fumo e poca sostanza nel decreto clima

Il decreto clima rimanda i tagli ai sussidi dannosi per l’ambiente e mantiene il “buono mobilità”, la cui efficacia è dubbia. Ma la portata del provvedimento è data dai 450 milioni di investimento, ben poca cosa rispetto ai 54 miliardi della Germania.

Il Punto

Nel documento di bilancio 2020 c’è anche il “green new deal” che istituisce fondi pluriennali miliardari per la sostenibilità mentre oggi dà 500 milioni ai comuni per migliorare l’efficienza energetica degli edifici, taglia sussidi dannosi per l’ambiente e tassa gli imballaggi di plastica. Usando per la prima volta come copertura i proventi delle “aste verdi”.
Sarebbe sempre meglio valutare gli effetti attesi delle politiche prima della loro attuazione. Facciamo qualche conto sui possibili effetti dell’assegno unico per figli a carico con cui il governo vuole sostituire la pioggia di sussidi e micro-aiuti poco efficaci per le famiglie. Malgrado il limite di spesa a 6 miliardi, la misura potrebbe ridurre la disuguaglianza in modo tangibile. Un esperimento effettuato a Torino su 1.500 famiglie povere con bambini piccoli aiuta a capire in quali forme gli aiuti risultino più efficaci e con benefici duraturi. Condizionare i sussidi alla frequenza di corsi di formazione è un forte incentivo al miglioramento. Con risultati diversi, però, tra italiani e immigrati.
È in crisi profonda il settore dell’auto investito in Italia e nel mondo da cambiamenti epocali. La mobilità condivisa riduce il traffico delle città, però frena le vendite. Ma il passaggio ai veicoli elettrici può diventare un’occasione di ripartenza.

Il podcast de lavoce.info
Il nuovo podcast lavoce in capitolo. Parliamo di “Rilanciare la crescita” con Francesco Daveri.

Ferrovie: quanta opacità sui sussidi

I bilanci delle società ferroviarie, di Stato o in concessione, tendono a non distinguere tra ricavi e sussidi. E a nascondere il sottoutilizzo delle linee. Non è un esempio di trasparenza. Ma è un comportamento coerente se l’obiettivo reale è poter gestire la spesa, anche la più inefficiente.

Contro la disoccupazione serve un’assicurazione europea

L’idea di un’assicurazione europea contro la disoccupazione ha successo: può riaffermare l’ideale di un’Europa solidale e finanzierebbe i sussidi per la perdita del lavoro, senza pesare sulle finanze pubbliche. La proposta troverà spazio nel rapporto dei “quattro presidenti”?

Nascite: meglio un bonus che niente *

Nel 2013 l’Italia ha registrato il più basso numero di nascite dai tempi dell’unificazione del paese. Colpa anche della crisi e del generale clima di sfiducia. In attesa di cambiamenti più strutturali e incisivi, il bonus di 80 euro per i neonati non va bocciato senza appello. Misura da valutare.

La politica industriale targata Lazio

Gentili Roberto Perotti e Filippo Teoldi, intervengo in risposta al vostro articolo del 18/9/2014 “I sussidi alle imprese: troppi, e fuori controllo”, scusandomi innanzitutto per il ritardo, con l’intento di portare un mio personale e schematico contributo all’approfondimento della questione sia in termini generali che specifici:

  1. La politica economica del Paese ha tutto da guadagnare da un dibattito informato sugli incentivi alle imprese, soprattutto in prossimità dell’avvio della programmazione dei fondi strutturali europei per il periodo 2014-2020. Abbiamo quanto mai bisogno di analisi approfondite e propositive, necessarie a costruire razionalmente politiche favorevoli alla crescita, senza cedere al facile clamore giornalistico. Per fortuna negli ultimi tempi si può notare una seria ripresa della riflessione sulle politiche industriali. E questo sicuramente ci aiuta nella programmazione 2014-20 dei fondi europei. A questo riguardo bisogna sottolineare che, in mancanza di una strategia centrale per l’innovazione e lo sviluppo industriale, a livello regionale si è potuto lavorare solo sulla base di un Accordo di Partenariato: uno smisurato menù di azioni, cui la Regione Lazio ha aderito in misura moderata, selezionando un numero limitato di azioni.
  2. Riferendovi al Lazio, vi soffermate sull’insieme degli interventi attivati nel decennio trascorso per quanto riguarda le politiche industriali, con il giusto intento di trarne suggerimenti utili a cambiarne il verso per il futuro. Bene. Ma allora sarebbe opportuno invitarvi a considerare alcuni aspetti specifici della situazione del Lazio. In questa regione nell’arco di cinque anni c’è stato il succedersi traumatico di ben tre amministrazioni. Questo ha reso difficile il compito di chi, arrivato nel marzo 2013, volendo cambiare passo, ha dovuto riaccendere i motori di una macchina arrugginita da mesi (se non da anni). Partendo da una situazione disastrosa – con una montagna di debiti pregressi e in una fase di crisi, con tagli e riduzione delle risorse pubbliche – si è dovuto provare a impostare una politica economica e una programmazione della spesa in grado, da un lato, di rispondere alla crescente emergenza produttiva e occupazionale e, dall’altro, di sostenere la crescita della competitività dell’economia laziale nel medio-lungo periodo. Con questi obiettivi si è avviato un sistema integrato di interventi (credito, startup, internazionalizzazione, innovazione, trasferimento tecnologico, ecc…) procedendo anche alla rimodulazione e accelerazione della spesa dei fondi europei 2007-2013.
  3. Anch’io (come mi pare sosteniate nella parte conclusiva del vostro intervento), penso che l’annosa diatriba tra piccoli incentivi a pioggia e incentivi concentrati su grandi progetti non aiuti ad affrontare l’argomento. A mio avviso, senza riguardo alle dimensioni, potrebbe essere utile ricorrere alla categoria degli incentivi mirati (piuttosto che generici) impegnandoci ad applicare ad essi un esercizio poco praticato in Italia, quello della valutazione (al quale in Regione stiamo lavorando per introdurlo nel modo più efficace e trasparente). Nel frattempo, nella valutazione degli incentivi, e quindi dei bandi relativi, non credo si possa evitare di considerare le caratteristiche economico-sociali e strutturali del territorio di riferimento. Il Lazio si colloca come seconda regione nella partecipazione alla formazione del pil nazionale. Presenta una struttura economica largamente fondata sulle pmi (oltre 500mila unità). Il settore industriale contribuisce per meno del 10% al pil regionale. C’è una significativa e riconosciuta presenza di imprese multinazionali nel settore dell’aerospazio e del farmaceutico, con eccellenze straordinarie anche di piccola e media dimensione che si pongono sulla frontiera tecnologica. In regione sono attive diverse strutture di formazione e ricerca di alto livello. A tutto ciò si associa un vasto settore della PA, del commercio, dei servizi, dell’artigianato. Da un anno e mezzo tentiamo di mettere a sistema questa complessa realtà, contaminando chi già partecipa isolatamente alla competizione globale con chi appare quantomeno intimorito se non impigrito. Sul piano della politica dell’Assessorato allo Sviluppo (mentre il Bilancio procedeva efficacemente ad avviare il processo di restituzione dei debiti) gli interventi sono stati diretti a: i) un accorpamento dei soggetti operativi regionali (una sola agenzia, invece di cinque); ii) una riorganizzazione degli strumenti per il credito; iii) un recupero di oltre 450 milioni di fondi europei della programmazione 2007-13; iiii) l’impostazione della programmazione dei fondi EU 2014-20 dando una decisa priorità all’innovazione e al trasferimento tecnologico, alla diffusione della banda larga su tutto il territorio, all’internazionalizzazione, alla crescita dimensionale, alla costituzione di reti d’impresa, alla valorizzazione delle start-up. Tutti interventi che – con una significativa partecipazione dei soggetti interessati – stanno cominciando a penetrare nel tessuto produttivo della regione.
  4. Per quanto riguarda il lungo elenco di programmi da voi richiamati, potrei rispondere in dettaglio solo su quelli partiti dopo aprile 2013, non sui precedenti, ma non credo sia il caso di annoiare i lettori con dettagli tecnici. Mi dichiaro comunque disponibile, con i miei collaboratori, a un approfondito confronto critico sulle singole iniziative. Mi sembra, però, necessario produrre solo alcuni esempi di come ci stiamo comportando per incoraggiare le imprese a investire e innovare:
  •  In presenza di una industria audiovisiva, importante per il Lazio, che non investe più in prototipi ed innovazione, nell’ambito dei “creativi digitali” abbiamo pensato di finanziare piccoli progetti, proponendo un bando “mirato”, denominato Progetto 0, dotato di 400.000 € per finanziare 10 progetti (dov’è la pioggia?). Funziona così: da un lato si selezionano giovani autori che abbiano una buona idea per una produzione di serie, dall’altro lato s’individuano le case di produzione, PMI disponibili a produrre almeno la cosiddetta puntata 0, ed infine, considerando che i giovani possono mancare di esperienza, si sceglie un insieme di registi ed esperti che li affianchino nelle procedure necessarie. I giovani stanno ora scegliendo i tutor e le case di produzione. Seguono la stessa filosofia gli avvisi pubblici app on e new book, iniziative di entità finanziaria modesta (2 milioni il primo e 0,8 milioni il secondo) con un contributo per progetto fissato a un massimo di 40.000€. In questo modo riteniamo che si faciliti l’incontro tra l’entusiasmo dei giovani talenti con le competenze e con l’esperienza delle PMI le quali, in un perdurante momento di crisi, non hanno la forza finanziaria per assumere tutti i rischi associati all’innovazione.
  •  Ugualmente, a seguito di un confronto con una commissione di esperti istituita ad hoc, con gli imprenditori e i giovani startupper, e sulla base di un po’ di letteratura che capita anche a noi leggere, abbiamo dedicato una parte dei bandi in corso e una quota importante delle risorse del Quadro Strategico 2014-2020 alla creazione di un ecosistema che agevoli, stimoli e supporti la nascita e la crescita delle startup intese come nuove imprese innovative. Mi riferisco allo sviluppo degli incubatori d’impresa, all’elaborazione dei nuovi programmi di accelerazione, ai partenariati in itinere con investitori istituzionali e business angels per garantire exit importanti; alla creazione di spazi di contaminazione tra giovani talenti e imprese già avviate, ai coworking e ai fab- lab. Stiamo per pubblicare un nuovo Avviso per le startup innovative concordato con il MISE per mettere in pratica quel coordinamento tra politiche nazionali e regionali tanto invocato quanto poco praticato, che anche esso prevede dei contributi di modesta entità (30.000€ per impresa). In questo caso l’aspetto fondamentale è che il contributo sarà condizionato dalla capacità della startup di trovare un uguale ammontare di finanziamenti a rischio di natura privata. L’obiettivo non è certo quello di individuare la prossima Google, ma piuttosto di rafforzare e sviluppare il sistema locale degli operatori e degli investitori privati che affrontano il mercato del seed capital professionalmente. Interventi di maggiore spessore unitario, programmati con le risorse 2014-2020, saranno più aperti a mercati di dimensioni nazionali o internazionali.
  • Per quanto riguarda gli interventi più generali e di maggiori dimensioni (e ce ne sono!), mi piace soprattutto ricordare che nella Regione Lazio l’accesso diretto al Fondo Centrale di Garanzia da parte delle banche era, fino a tutto il 2013, riservato solo ai garanti. In questo modo si privilegiavano alcuni operatori di mercato e due partecipate regionali (nel frattempo chiuse), ma soprattutto si riduceva l’accesso alle garanzie dello Stato da parte delle imprese. Per effetto della “liberalizzazione” da noi prodotta impegnando 30 milioni, i nuovi finanziamenti garantiti dal Fondo Centrale di Garanzia per le imprese del Lazio sono ammontati a 438 milioni solo dal 1 gennaio al 31 luglio 2014 – erano 376 milioni in tutto il 2013.

Una considerazione finale. Nel vostro intervento ironizzate su una mia dichiarazione troppo entusiasta chiedendovi “come è possibile sorprendersi per il successo di un bando che regala soldi pubblici?”. Nella preparazione e nella gestione dei bandi che abbiamo presentato negli ultimi mesi, ci sono stati molta fatica, molto impegno e molta competenza delle strutture. Ma c’è stato soprattutto molto ascolto dei soggetti potenzialmente interessati, perché siamo convinti di dover dare il massimo di attenzione alle condizioni strutturali di difficoltà che vivono oggi le aziende, per sostenerle ad affrontare i necessari cambiamenti. Abbiamo privilegiato gli interventi sussidiari al mercato e riservato il “fondo perduto” alle iniziative più rischiose o ai soggetti più deboli, in linea con le raccomandazioni europee (“from grants to loans”), evitando logiche puramente assistenziali. So bene che ricevere le richieste dalle imprese è una cosa, e che erogare effettivamente le risorse pubbliche è tutt’altro. Se solo in un’ora dall’attivazione del bando arriva una richiesta pari al doppio delle disponibilità vuol dire che si è almeno centrata un’esigenza e si sono previste modalità di accesso semplici: abbastanza per dichiararmi soddisfatto del lavoro svolto, ma perfettamente consapevole che il percorso non è affatto compiuto. E’ sull’intero processo e sulla sua efficacia in termini di risultati che dobbiamo riflettere per migliorare la capacità di dare risposte alle reali esigenze di cambiamento del sistema produttivo. Noi stiamo provando, probabilmente con limiti ed errori, ad avviare con risorse limitate una politica industriale che superi l’idea dell’utilizzo dei fondi come generici ammortizzatori sociali, e quindi con bandi a maglie larghe, per inserirli, invece, in un contesto di interventi utili a una riorganizzazione del sistema Lazio, sollecitando tutte le risorse presenti e cercando di incentivare i settori trainanti che possano intercettare anche le aree internazionali più dinamiche. Altri, nel passato, hanno utilizzato i fondi disponibili con logiche diverse, a volte con risultati di cui le cronache ci hanno anche raccontato. Con le opportune distinzioni, senza personalismi e facili polemiche giornalistiche, ci dichiariamo pronti a discutere e confrontarci con senso di responsabilità sul nostro operato.
Guido Fabiani – assessore allo Sviluppo economico Regione Lazio

Ma i bebè non sono tutti uguali

Quasi tutti i bambini sotto i tre anni potrebbero ricevere il bonus di 80 euro. Sussidi uniformi possono avere un ruolo importante, ma solo se il sistema prevede altre misure contro il rischio di povertà. Oggi in Italia non è così. In ogni caso, meglio diminuire o azzerare le rette dei nidi.

A volte funzionano: i sussidi alla stabilizzazione dei precari *

Gli incentivi statali favoriscono l’approdo a un lavoro stabile? Possono essere efficaci, anche se una quota della spesa finanzia conversioni da contratti a termine a rapporti di lavoro a tempo indeterminato che sarebbero comunque avvenute. Evidenza empirica sugli effetti del decreto 5 ottobre 2012.

Se i conti del treno uscissero dalla nebbia

Fs ha appena approvato un nuovo piano quadriennale, rilevante soprattutto per la quantità di risorse pubbliche che si propone di impegnare. Urgente definire priorità di investimento, basate su analisi economico-finanziarie comparative, indipendenti e trasparenti. Scelte distributive opinabili.

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