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Ma quale regione ha fatto davvero più tamponi?

Capire dove sono stati eseguiti più test per Covid-19 è più difficile di quanto possa sembrare: molti dei confronti fatti finora potrebbero non fornire la risposta giusta, perché non relativizzano il numero di test alla dimensione dell’epidemia e alle risorse disponibili.

Ospedali, dove e perché si è tagliato

Il sistema ospedaliero è messo a dura prova dal Covid-19. Sotto accusa sono i tagli ai posti letto degli ultimi anni, anche se quelli in terapia intensiva sono aumentati. Per il dopo-epidemia si profila l’opportunità di un piano Marshall della sanità.

Il Punto

Manca il coordinamento nelle azioni di contrasto al coronavirus. Non solo tra stati in Europa ma anche tra regioni e governo centrale in Italia. Il risultato è quello di aumentare la confusione tra le persone. Che sarebbero rassicurate dalla definizione centrale di affidabili protocolli nazionali e locali. Nelle località colpite dall’epidemia si afferma lo smart working, il lavoro da casa. Che avviene secondo un quadro di regole appesantito da requisiti burocratici ora appropriatamente sospesi. In attesa di essere rivisti definitivamente.
I rifiuti sono tali ovunque e vanno gestiti, ma ogni regione fa a modo suo. Anche perché – solo da noi – si distingue tra gli “urbani” (da smaltire localmente) e gli “speciali”, cedibili a prezzi di mercato. Con una convenienza economica a trasformare gli urbani in speciali.
La Germania era, con l’Italia, uno dei paesi Ue con la popolazione più anziana. Negli ultimi anni però ha cambiato passo cominciando a crescere demograficamente con l’afflusso di immigrati (ora quasi 12 su 100 residenti), anche attratti dall’efficiente welfare tedesco. È un modello da imitare?

Il Punto

Per battere l’evasione fiscale va bene che il fisco raccolga più informazioni ampliando la fatturazione elettronica e favorendo fiscalmente i pagamenti tracciabili. Ma poi i dati vanno usati con modelli e algoritmi. E bisogna anche perseguire l’evasione fatta da società fantasma formalmente in regola che “si scordano” di versare il dovuto.
Il voto in Umbria di domenica è stato un test elettorale di entità modesta (solo 1,4 per cento dei votanti nazionali) ma con significato nazionale. Se la coalizione di governo vuole contenere l’avanzata del centrodestra a guida Salvini, deve produrre risultati e in fretta.
Costa caro dare più flessibilità sull’età di pensionamento. Ci vorranno dieci anni per assorbire l’onere derivante da quota 100. Ma quasi il 90 per cento dell’aumento della spesa pensionistica dei prossimi 30 anni verrà dal blocco dell’adeguamento automatico delle condizioni di anzianità contributiva. Sullo sfondo resta il fatto che saremo sempre di meno e più anziani. Con l’Italia paese demograficamente più debole dell’Europa, a sua volta unico continente al mondo che nei prossimi decenni avrà un calo demografico. Urge programmare il futuro, a partire da scuola, lavoro e pensioni. L’Italia non è più il paese del boom edilizio, quando il cittadino medio, appena riusciva a risparmiare, investiva nel mattone. Le compravendite sono in ripresa dal 2014, ma i prezzi e le nuove costruzioni ristagnano. Lo sviluppo immobiliare ormai dipende dalle ristrutturazioni.
Le tratte di treno Messina-Catania e Palermo-Catania potranno costare salatissimo. Al contribuente italiano. Se due nuovi progetti saranno realizzati, ci sarà un conto superiore alla Tav Torino-Lione. Un’analisi costi-benefici calcola un buco totale di quasi 1,4 miliardi. Nuove “cattedrali nel deserto”?

Il podcast de lavoce.info
Il nuovo podcast lavoce in capitolo. Parliamo di “Immaginare l’euro dopo Draghi”, con Tommaso Monacelli.

Così l’autonomia farà crescere le differenze

Il sistema delineato dalle intese con le tre regioni che chiedono l’autonomia  aumenterà il divario nella qualità e quantità dei servizi offerti a livello regionale. Si dovrebbero sciogliere i nodi dei fabbisogni standard e degli incrementi di gettito che restano nel territorio.

Dove si infrange il regionalismo differenziato

L’avvio del federalismo differenziato sembra allontanarsi. Non solo restano da sciogliere alcuni nodi politici. C’è anche una difficoltà tecnica: l’impossibilità di regionalizzare oltre la metà dei trasferimenti dello stato, come messo in evidenza dal Def.

Istruzione: che fare per una spesa regionale equa

Tra le materie su cui Lombardia, Veneto ed Emilia Romagna chiedono la competenza esclusiva, quella che “costa” di più è l’istruzione. Il finanziamento deve comunque avvenire attraverso una compartecipazione al gettito Irpef. Ecco come potrebbe essere strutturata.

Quanto potere hanno davvero le regioni

Il federalismo differenziato è indubbiamente un argomento rilevante e spigoloso. Un’attenzione particolare dovrebbe essere dedicata all’effettivo potere di cui godono le regioni e al rapporto con alcune importanti variabili economiche e sociopolitiche.

Il Punto

Mentre Lega, M5s e i Ponzio Pilato che siedono in Parlamento decidono di congelare la Tav Torino-Lione, l’ex Commissario straordinario per l’opera e due esperti suoi collaboratori riassumono le loro obiezioni all’analisi costi-benefici della commissione Ponti, utilizzata dall’esecutivo per motivare la ridiscussione del progetto. Tra gli aspetti controversi dell’analisi effettuata c’è il tema – solo sfiorato – del migliore “accesso al mercato” che può derivare dall’opera per manager, lavoratori, imprenditori, consumatori che si spostano alla ricerca di nuove opportunità o di prezzi più convenienti.
Intanto, mentre noi ci guardiamo l’ombelico, il governo tedesco lancia una strategia industriale di qui al 2030 per far fronte, in particolare, alla sfida cinese nelle tecnologie del futuro. Proponendola polemicamente anche all’intera Ue il cui Antitrust ha da poco bocciato per rischio di posizione dominante la fusione Alstom-Siemens. Forse la concorrenza di Pechino, da Bruxelles, non si vede. In realtà viviamo in un mondo sempre più interconnesso da flussi di beni, servizi e capitali ma assoggettato dalla politica a sempre nuovi dazi e barriere. È la nuova globalizzazione lenta, si chiama “slowbalisation”.
È normale il perenne divario tra Nord e Sud d’Italia? No. Un confronto europeo mostra che, stando a Pil, disoccupazione e presenza di Neet (giovani che né lavorano né studiano), la nostra disuguaglianza territoriale purtroppo batte tutti. E ora arriva l’annunciato federalismo differenziato.

Il Punto

Il governo e la sua maggioranza fanno e disfano nomine al vertice delle autorità indipendenti (come Bankitalia, Istat e Consob) secondo criteri di fedeltà. Peccato che l’autonomia di queste istituzioni di garanzia sia la base della democrazia e dell’equilibrio dei poteri nello stato.
A 18 anni in Italia si può essere eletti sindaco di grandi metropoli, sposarsi, guidare un’auto, ma non diventare deputati. Nemmeno alle prossime elezioni europee, in cui tutti gli altri paesi (salvo la Grecia) ammettono un’età sotto i 25 anni. E poi ci stupiamo se la nostra politica trascura i giovani.
Sul federalismo differenziato si scontrano opposte visioni sulle sue possibili implicazioni, tra chi spera che il Nord possa trattenere una quota del suo gettito fiscale e chi teme l’abbandono del Sud da parte delle aree più ricche. La Costituzione obbligherà a una via di mezzo: niente deficit aggiuntivo e ancora trasferimenti di risorse ai territori più deboli.
Continuando il confronto sull’analisi costi-benefici, è importante tenere ben distinte le stime finanziarie-monetarie dalle valutazioni economico-sociali. Definire e quantificare con grande cura queste ultime è fondamentale. Perché spesso determinano le scelte di consumatori e produttori più delle prime.
Su pressione dei grandi gruppi industriali, il Giappone apre le porte a lavoratori stranieri. Una rivoluzione culturale per uno dei paesi più chiusi del mondo. Attuata con moderazione, però: 350 mila operai e 150 mila professionisti. E rigidi paletti che non oserebbe piantare nemmeno il più xenofobo dei nostri politici.

Francesco Ramella e il gruppo di lavoro sull’analisi costi-benefici presso il ministero dei Trasporti e delle Infrastrutture commentano l’articolo di Marco Percoco e  Massimo Tavoni “Se l’analisi della Tav parte da ipotesi arbitrarie”. Che replicano.

Alla fine del suo mandato istituzionale alla presidenza dell’Inps, Tito Boeri fa ritorno dopo quattro anni nella redazione de lavoce.info, il sito che ha contribuito a fondare nel 2002. Grazie per quello che hai fatto e bentornato, Tito!

Nel momento della scomparsa di Stefano Patriarca, collaboratore di questo sito, la redazione de lavoce.info ne ricorda l’impegno e l’amicizia ed è vicina alla famiglia. Lo ricordiamo riproponendo un suo articolo.

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