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Bicameralismo in cerca di riforme semplici

Il taglio dei parlamentari potrebbe essere l’occasione per una rilettura del bicameralismo, senza alterare la Costituzione. Con un Senato espressione delle autonomie e una legge elettorale ispirata al Mattarellum si rafforzerebbe la rappresentatività.

Meno parlamentari, ma resta la “questione Senato”

A fine settembre si terrà il referendum sulla riduzione del numero dei parlamentari. Se la riforma sarà confermata dal voto popolare, probabilmente si rimetterà mano anche alla legge elettorale. In ogni caso, il ruolo del Senato andrebbe ripensato.

E se copiassimo il modello irlandese?

L’Irlanda va al voto per eleggere una nuova Camera dei rappresentanti. Che a sua volta eleggerà la maggior parte dei senatori. Sia il suo parlamento bicamerale sia il suo sistema elettorale potrebbero ispirare riforme utili anche in Italia.

Nuovo giro di valzer per la legge elettorale

È una settimana decisiva per capire cosa succederà alla legge elettorale. La Consulta si esprimerà sulla richiesta di referendum abrogativo di parti sostanziali di quella in vigore. Intanto la maggioranza pensa alla reintroduzione del proporzionale.

Il voto semplice: in piccole circoscrizioni

Per l’ennesima volta, si discute di una nuova legge elettorale. Un modello semplice, rispettoso dei diritti, potrebbe essere un sistema proporzionale di lista con riparto definitivo in circoscrizioni di piccola dimensione e con una sola preferenza.

Il Punto

Un paese fermo, che non cresce, incerto, pieno di disuguaglianze e con più immigrati irregolari da gestire. È questa l’Italia che Conte, capo del governo gialloverde, ha consegnato a Conte, capo del governo giallorosso. Ecco numeri e indicatori dei 15 mesi vissuti con Lega-M5s a dirigere lo stato.
Torniamo sulla massiccia immissione di liquidità fatta dalla Federal Reserve nei giorni scorsi per spiegare cosa sono i repo, “repurchase agreement”, perché il loro mercato è entrato in tensione al punto da determinare l’intervento della Fed e quali problemi potrebbe causare questa mossa a fine anno.
Ci sarà presto il taglio del numero dei parlamentari. Ma senza la nuova legge elettorale. Quasi tutti la vogliono proporzionale e basta. Ci vorrebbe una riforma che, nel metodo e nel merito, restituisse legittimità al sistema democratico fermando l’antipolitica degli ultimi anni.
Tra i paesi Ocse, il nostro si conferma ultimo nel livello di istruzione dei cittadini. Due le anomalie tutte italiane: primo, anche negli investimenti nell’università siamo fanalino di coda (0,9 per cento del Pil, in calo dal 2010); secondo, mancano, dopo la maturità, i titoli biennali mentre i laureati magistrali sono addirittura più dei triennali. Anche gli asili nido sono in una situazione vergognosa: troppo pochi (solo per un bambino su quattro) e molti di questi sono privati, a prezzi salati. Così tante donne con figli rinunciano a lavorare e quelle con un’occupazione rinunciano a far figli. Da qui viene la bassa natalità, ai minimi europei e in continua discesa. Soprattutto nel Mezzogiorno, dove più mancano le scuole per l’infanzia, si potrebbero sperimentare asili nel bosco. Con strutture minime e costi molto bassi, sono diffusi nel Nord Europa ma l’Italia ha già all’attivo un centinaio di esperienze. Positive.

Come scrivere una legge elettorale “democratica”

L’obiettivo principale di una nuova legge elettorale dovrebbe essere la rilegittimazione del sistema democratico. Il governo dovrebbe perciò lasciare alle Camere il compito di mediare. E il percorso dovrebbe chiudersi con un referendum confermativo.

Quando la legge elettorale viola i diritti dei cittadini

In Parlamento si discutono due proposte di revisione costituzionale relative al referendum d’iniziativa popolare e alla riduzione del numero dei parlamentari. Prima, però, occorrerebbe ricondurre il modello elettorale ai requisiti democratici condivisi.

Il Punto

Salvini e Di Maio vorrebbero dal Parlamento un Documento di economia e finanza che incorpori già le loro proposte su tasse e spese. Cioè più deficit e più debito. Meglio sarebbe mandare a Bruxelles un Def minimale che capitalizzi i buoni risultati ottenuti nel 2017. Poi il nuovo governo disporrà. Tra le patate bollenti del nuovo esecutivo ci sarà anche quella delle politiche attive per il lavoro, in particolare per ricollocare chi ha perso l’occupazione. Introdotte dal Jobs act, si sono arricchite di dettagli la cui efficacia è tutta da valutare.
C’è fermento nel mondo high-tech. Margrethe Vestager, commissario Ue alla concorrenza, marca stretto Google. E si ipotizza uno spezzatino imposto al gigante del web per aver messo insieme motore di ricerca e attività commerciali. Se smembrare o meno un campione troppo potente rimane un tema controverso. Circondata da blogger entusiasti che ne hanno convalidato l’immagine innovativa, ecologica e di eccellenza di prestazione, Tesla rischia il testa-coda. L’auto elettrica è incappata in gravi incidenti tecnici e fallisce sistematicamente i promessi obiettivi di produzione. Così il titolo ha perso un quarto del suo valore di borsa.
Tra guerre sui dazi e tagli al bilancio federale, l’economia americana e la borsa rischiano di avvitarsi nell’incertezza. E non arriva chiarezza dal neo-governatore della Fed Jay Powell che – avviandosi su un sentiero di rialzo dei tassi – allude a un futuro roseo in contrasto con il previsto rallentamento della crescita.
Con la Brexit mancheranno nel bilancio Ue fino a 12 miliardi di euro annui. Stanti le resistenze ad aumentare i contributi al bilancio dei 27 paesi rimanenti, si parla di usare gli utili delle banche centrali dell’eurosistema versati alla Bce. Idea malsana e poco praticabile, con complicati dettagli di attuazione.
Il rebus che il presidente Mattarella cerca di risolvere è stato generato da una legge elettorale piena di rigidità, studiata con l’illusione di raggiungere un risultato preordinato (l’esclusione del M5s). Che invece ha prodotto un tripartitismo gestibile solo con spericolate capriole politiche. E addio governabilità.

Pietro Ichino rientra nella redazione de lavoce.info, della quale è stato uno dei fondatori nel 2002. Eletto senatore nel 2008, Pietro si è autosospeso dalla redazione pur continuando a pubblicare sul sito alcuni interventi. Vi ritorna, dopo due legislature consecutive, non essendosi ripresentato candidato. Saranno più frequenti su lavoce.info i suoi contributi sul diritto del lavoro e le relazioni industriali. Bentornato Pietro!

Il peccato originale della legge elettorale

Con le elezioni del 4 marzo i cittadini hanno eletto un parlamento che rischia di rimanere senza maggioranza. L’intransigenza di partiti e gruppi parlamentari potrebbe dipendere dalle rigidità della legge elettorale e in particolare dalle liste bloccate.

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