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Se “ius soli” non piace, chiamiamola cittadinanza alla tedesca

Sono più di 900 mila i figli di immigrati che aspettano la riforma della cittadinanza, dopo gli equivoci creati dallo slogan “ius soli”. I margini per un compromesso in Parlamento ci sono. Sarebbe invece un errore aspettare la prossima legislatura.

Il Punto

Dai vaccini ai rapporti con la Russia, è stato un Consiglio europeo ricco di temi. Ma per l’Ue l’esame Covid non può ancora dirsi superato: dal debito pubblico all’inflazione, non mancano i pericoli. Tra le questioni affrontate a Bruxelles anche quella spinosa dell’immigrazione. Con l’Europa che, sotto la spinta di Angela Merkel, si appresta a rinnovare il discusso accordo con la Turchia.
Intanto la Commissione sta promuovendo a pieni voti i piani nazionali di ripresa presentati dai diversi stati membri. In tutti un ruolo cruciale è affidato all’istruzione e alla transizione digitale ed ecologica. E, nel valutare gli interventi previsti per contrastare il cambiamento climatico, un indicatore prezioso è il cosiddetto social cost of carbon, ovvero il costo marginale dell’impatto causato dall’emissione di gas serra.
La risposta alla crisi sanitaria ha dimostrato che, di fronte alle emergenze, gli strumenti per accentrare le decisioni non mancano. Anche se continuano a pesare le notevoli asimmetrie tra regioni. Dopo gli effetti sulle famiglie, analizziamo le ricadute della chiusura delle scuole sulla perdita di apprendimenti. A farne le spese soprattutto i figli di genitori non laureati, come dimostra il primo studio in materia condotto in Italia.

Da giovedì 1° luglio sarà limitato solo ad alcuni settori il blocco dei licenziamenti introdotto lo scorso anno per attenuare gli effetti della crisi da Covid. Una misura efficace? Ce lo eravamo chiesti in una puntata del nostro podcast “lavoce in capitolo”.

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Accoglienza: i numeri danno torto all’Italia

L’Unione europea nel suo complesso è impegnata a lasciare fuori dai suoi confini i rifugiati, attraverso accordi con i paesi vicini. L’Italia poi rivendica una più equa distribuzione dei migranti tra gli stati membri. Ma la richiesta non ha basi reali.

Il Punto

L’Italia sembrerebbe essere tra i paesi Ue nei quali la pandemia ha provocato più decessi. Ma è una differenza dovuta soprattutto alla diversa struttura per età della popolazione. Il ruolo dei vaccini.
Le leggi Golfo-Mosca e Severino, oltre a raggiungere gli obiettivi prefissati in termini di rappresentanza, hanno anche migliorato le performance delle imprese pubbliche. I risultati di uno studio. Con l’introduzione della “progressione verticale”, si schiudono le porte alla carriera dirigenziale nel pubblico impiego. Ma il percorso non sembra rispondere ai criteri di merito promossi da Draghi.
Desolante il bilancio dei cinque anni di amministrazione controllata di Alitalia: dileguatosi l’unico possibile acquirente, il prestito ponte giunto ormai a 1,4 miliardi non lascia ben sperare per il futuro. Per favorire l’acquisto di una casa da parte dei giovani, il mutuo agevolato concesso dal dl Sostegni-bis non basta. Serve una politica abitativa di più ampio respiro, che si estenda anche agli affitti.
Nonostante alcune dichiarazioni della vicepresidente Harris siano state fraintese, sull’immigrazione la nuova amministrazione Usa sta facendo registrare un deciso cambio di passo rispetto agli anni di Trump.

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Qualcosa è cambiato nella politica migratoria Usa

Il presidente Usa ha affidato a Kamala Harris il capitolo migranti. E alcune dichiarazioni della vicepresidente sono sembrate in contrasto con un effettivo mutamento di rotta rispetto agli anni di Trump. Ma diversi interventi segnalano il cambiamento.

Il Punto

Il Festival dell’Economia di Trento, che è iniziato giovedì 3 giugno e proseguirà fino a domenica 6, quest’anno si occupa del ritorno dello stato: più di 60 incontri per interrogarsi sul futuro del settore pubblico all’indomani della pandemia. Perché, come ha sottolineato il governatore di Bankitalia Ignazio Visco nelle sue considerazioni finali, non c’è bisogno di più stato ma di uno stato migliore. Oltre che di una capacità fiscale comune europea.
Diversi gli eventi organizzati da lavoce.info, in particolare cinque forum su welfare, salute, mobilità sostenibile, infrastrutture digitali e stato imprenditore. Uno stato che, al picco della crisi pandemica, è sempre più spesso arbitro e giocatore sul mercato e nella vita delle imprese. Via via che l’emergenza rientrerà, il suo ruolo dovrà essere ripensato. Così come dovrà essere ripensato il modello di stato sociale, chiamato a rispondere a nuove esigenze, nell’ambito di un’economia e di una società molto diverse rispetto a 70 anni fa. Serve una rete di protezione in grado di far fronte alle nuove povertà, con interventi rapidi e il più possibile universali. Evitando di dividere la società tra chi riceve i trasferimenti e chi li finanzia. A necessitare di una profonda riorganizzazione sono anche i nostri sistemi sanitari. Che, oltre a farsi trovare pronti in caso di nuove pandemie, avranno di fronte la sfida dell’aumento dei malati cronici. Dalla salute al lavoro, dagli investimenti all’intrattenimento, Internet è ormai la nostra quarta utility dopo acqua, luce e gas: ecco perché servono infrastrutture digitali efficienti (e governance adeguate). Come ridurre corruzione e inefficienze nel settore pubblico? Può sembrare paradossale ma – come dimostra uno studio – a volte la soluzione può risiedere in una minore, e non maggiore, supervisione.
Tra soluzioni-tampone e modelli di accoglienza diffusa rimasti spesso lettera morta, le politiche italiane in tema di asilo restano inefficaci e frammentarie. Servono ora più che mai risposte comuni a livello europeo.

Proprio il tema della gestione dei flussi migratori è stato al centro dell’ultima puntata della terza stagione de lavoce in capitolo, il podcast de lavoce.info: ospiti Tommaso Frattini, Mariapia Mendola e Chiara Tronchin. Potete recuperare questa e le altre stagioni sul nostro sito o su tutte le app di podcast.

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L’accoglienza made in Italy è low-cost

I numeri degli sbarchi di migranti sono lontani da quelli della fase di emergenza. Ma il sistema di accoglienza continua a fondarsi sui Cas, che da temporanei sono diventati stabili. E sono gestiti da privati con modelli organizzativi molto vari.

Sempre più soldi ai respingimenti

L’accoglienza costa, ma salva la vita dei migranti e opera per l’integrazione sociale. E anche le politiche di respingimento richiedono finanziamenti. Se le cifre contano, altrettanto dovrebbe contare la qualità della spesa e il suo impatto sociale.

Turchia-Ue, un patto pagato dai profughi. E dalla stessa Ue*

L’Unione Europea negli ultimi anni ha arginato l’arrivo di rifugiati delegando i controlli di frontiera ai paesi di transito, Libia e Turchia su tutti. Un’arma che Erdogan intende far pesare nei negoziati in corso. A farne le spese è la credibilità stessa dell’Ue.

Il Punto

Nel nuovo decreto “sostegni” da 32 miliardi spunta l’ennesimo condono fiscale. Al di là delle spiegazioni fornite da Draghi, il messaggio che rischia di passare è che conviene sempre non pagare. Finora le ricadute economico-finanziarie della pandemia sono state attenuate con misure straordinarie, dal mercato dei cambi a quello del credito bancario. Misure che andranno eliminate con gradualità per evitare contraccolpi.
La Fed ha avviato la sperimentazione del dollaro digitale: potrebbe essere proprio la moneta virtuale il prossimo terreno di scontro fra superpotenze. E gli Usa temono la concorrenza cinese. Cina che intanto sta mettendo a punto un’alleanza finanziaria con la Russia, con l’obiettivo dichiarato di svincolarsi gradualmente dal dollaro. Un ulteriore fattore di tensione dopo il summit in Alaska.
La crisi pandemica sta portando a una ricomposizione nella domanda di lavoro da parte delle imprese italiane. Sulla base dei dati Anpal e Unioncamere si può provare ad analizzarne le conseguenze. La spesa sostenuta dall’Italia per il contrasto all’immigrazione irregolare ammonta a un miliardo di euro dal 2015 a oggi. Una spesa tutt’altro che efficiente: va cambiato approccio, anche a livello europeo.
A sette anni dalla legge regionale che ne ha abolito le province, la Sicilia si ritrova con enti locali privi delle risorse necessarie per far fronte alle nuove funzioni. E le soluzioni tardano ad arrivare.

È online la terza puntata della nuova stagione de lavoce in capitolo, il podcast de lavoce.info: “Abbiamo bisogno del blocco dei licenziamenti?”, ospiti Andrea Garnero, Pietro Ichino e Lucia Valente. Venerdì parleremo di scuola, didattica a distanza e riaperture.

Spesso un grafico vale più di tante parole: seguite la nostra rubrica “La parola ai grafici”. Quali gli effetti della pandemia sul commercio internazionale? Uno slideshow.

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