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Nuove reti sociali per nuove povertà

Oggi serve una rete di protezione in grado di rispondere ai nuovi rischi sociali e di intervenire in modo rapido e universale all’emergere di crisi. C’è però un pericolo: dividere in due la società tra chi riceve i trasferimenti e chi finanzia il welfare.

Riformare il capitalismo si può. Ma come?

Sono varie le posizioni e le proposte sulla “riforma del capitalismo”. Da una parte l’idea di coinvolgere tutti gli attori nelle decisioni produttive, anche per creare buoni posti di lavoro. Dall’altra, si punta a privilegiare politiche pro-mercato.

Come sarà la Cina del 2025

La strategia di sviluppo della Cina nei prossimi cinque anni mira alla “circolazione duale”. All’interno significa la ricerca dell’indipendenza hi-tech, come base per aumentare il reddito dei cittadini. All’esterno, una riscrittura dei rapporti di forza.

Non solo mascherine: se l’Italia si scopre dipendente dall’estero

La globalizzazione ha favorito la specializzazione e ottimizzato l’impiego di risorse, rendendo le economie sempre più integrate, ma anche più vulnerabili. La carenza di prodotti essenziali come alcol o mascherine è solo la punta dell’iceberg.

Un’occasione per sconfiggere il virus del pregiudizio

Lascerà senz’altro molti strascichi l’emergenza coronavirus. Ma ci fa scoprire una volta di più che i nostri destini di abitanti del pianeta sono strettamente intrecciati. La solidarietà dimostrata da altri paesi è forse il seme di un mondo migliore.

Capitalismo di stato? No, grazie

Il capitalismo di stato può davvero rappresentare un modello di crescita sostenibile? Uno studio sulle imprese vietnamite mostra che i vantaggi politici garantiti a quelle di proprietà statale hanno ostacolato i benefici generati dalla globalizzazione.

Il Punto

Mentre Lega, M5s e i Ponzio Pilato che siedono in Parlamento decidono di congelare la Tav Torino-Lione, l’ex Commissario straordinario per l’opera e due esperti suoi collaboratori riassumono le loro obiezioni all’analisi costi-benefici della commissione Ponti, utilizzata dall’esecutivo per motivare la ridiscussione del progetto. Tra gli aspetti controversi dell’analisi effettuata c’è il tema – solo sfiorato – del migliore “accesso al mercato” che può derivare dall’opera per manager, lavoratori, imprenditori, consumatori che si spostano alla ricerca di nuove opportunità o di prezzi più convenienti.
Intanto, mentre noi ci guardiamo l’ombelico, il governo tedesco lancia una strategia industriale di qui al 2030 per far fronte, in particolare, alla sfida cinese nelle tecnologie del futuro. Proponendola polemicamente anche all’intera Ue il cui Antitrust ha da poco bocciato per rischio di posizione dominante la fusione Alstom-Siemens. Forse la concorrenza di Pechino, da Bruxelles, non si vede. In realtà viviamo in un mondo sempre più interconnesso da flussi di beni, servizi e capitali ma assoggettato dalla politica a sempre nuovi dazi e barriere. È la nuova globalizzazione lenta, si chiama “slowbalisation”.
È normale il perenne divario tra Nord e Sud d’Italia? No. Un confronto europeo mostra che, stando a Pil, disoccupazione e presenza di Neet (giovani che né lavorano né studiano), la nostra disuguaglianza territoriale purtroppo batte tutti. E ora arriva l’annunciato federalismo differenziato.

Gli immigrati irregolari? Calano se si riduce il sommerso

La riduzione del carico fiscale e la lotta all’evasione possono contribuire a diminuire l’attrattività del settore informale e, di conseguenza, l’afflusso di immigrati irregolari. Politiche protezionistiche potrebbero invece avere l’effetto opposto.

Dove crescono i populismi

La globalizzazione genera perdenti e il welfare state non è capace di rispondere alla loro domanda di protezione. A fornire ricette semplici sono i movimenti populisti, di destra e di sinistra. L’Italia sembra terreno fertile per vederne l’affermazione.

Il Punto

Il salvataggio delle banche italiane ha messo in luce problemi europei. Troppa confusione tra le procedure Ue di risoluzione e la liquidazione nazionale degli istituti in crisi. Troppe istituzioni dicono la loro sulle potenziali insolvenze e su quanto “sistemici” siano i problemi. I risparmiatori (alcuni più di altri) pagano.
Di destra o di sinistra, i populismi sono frutti della globalizzazione. Nascono dal rancore di categorie sociali penalizzate dalla liberalizzazione degli scambi, che gli stati dovrebbero cercare di indennizzare redistribuendo i benefici. Ma non ci sono paesi che ci riescano davvero. Meno che mai l’Italia, dove la scure retorica del leghista Matteo Salvini ha già cominciato ad abbattersi sul Ceta (il trattato di libero scambio Ue-Canada). Il fact-checking de lavoce.info evidenzia le sue false affermazioni sugli effetti negativi dell’accordo.
In Svezia hanno proibito di vendere armi a paesi che violano i diritti umani. Si può fare anche da noi, grazie a una legge del 1990 e a un trattato Onu. Ma chi dovrebbe controllare (lo stato) è anche primo azionista della maggiore società che produce armamenti. Ci vorrebbe un’agenzia indipendente, meglio se Ue.
Mentre i Grandi parlano al G20, l’Italia resta la peggiore per crescita della produttività. Anche l’Europa non brilla. Bruxelles raccomanda che ogni paese abbia una struttura dedicata. Noi ce l’avremmo già: il Cnel – restaurato e con nuove competenze – di cui gli italiani hanno bocciato l’abolizione nel referendum di dicembre. Chi indubbiamente frena la crescita sono i burocrati, grandi sacerdoti del cavillo e depositari di uno spropositato potere d’interdizione sulle scelte della politica. Come sa bene Matteo Renzi, uscito perdente dal confronto con loro. Un libro suggerisce alcune ricette per ridimensionarne la forza.
Molti insegnanti abusano della legge 104 che permette il trasferimento vicino a un familiare disabile con precedenza sulle altre richieste. L’incidenza è del 53 per cento nei trasferimenti verso il Sud, mentre al Nord è nell’ordine dell’1 per cento. Servirebbero dati più completi ma già così viene da pensar male.

Convegno de lavoce.info
Il convegno annuale riservato agli amici/donatori de lavoce si terrà la mattina di lunedì 18 settembre a Milano. Parleremo di Brexit e banche italiane. Presto, su questo sito, il programma dell’incontro. Intanto SAVE THE DATE, vi aspettiamo!

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