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La ripartenza del lavoro passa attraverso le politiche attive

Per garantire una rapida ripresa dell’economia sono cruciali le politiche attive del lavoro, in particolare nella formazione dei lavoratori. Ma in Italia si investe poco in questo campo. E anche dal punto di vista organizzativo le lacune sono tante.

Il Punto

Per stabilire l’efficacia delle misure adottate contro la pandemia è fondamentale conoscere il dato degli ingressi in terapia intensiva nelle 24 ore. Dato che però continua a non essere pubblico. Sono i numeri sulla letalità del Covid a suggerire di separare i giovani dagli anziani, per ridurre il rischio per questi ultimi. Una soluzione di non facile attuazione ma senz’altro preferibile a un nuovo lockdown.
L’esperienza di Quota 100 è stata disastrosa: urge ristabilire l’equità e introdurre una flessibilità sostenibile in uscita dal mercato del lavoro. Le risorse del Recovery Fund possono aiutare. Problemi e criticità anche sul fronte della formazione dei lavoratori: la scadenza per iscriversi ai corsi del “Fondo nuove competenze” è il 31 dicembre e il percorso di attivazione molto tortuoso. La pandemia incide sull’attitudine nei confronti della sicurezza sociale e fa crescere il sostegno ai programmi pubblici di assistenza sanitaria e protezione sociale. Uno studio sugli Stati Uniti.
Indici di performance nei servizi pubblici? Potrebbero innescare un circolo virtuoso, favorendo una cittadinanza consapevole. La proposta vincitrice del nostro concorso di idee.

Ci ha lasciato Fabio Ranchetti, voce libera del pensiero economico, uomo di cultura e docente appassionato. Grande il vuoto che lascia tra gli amici e i colleghi. Un articolo per ricordarlo.

Spesso un grafico vale più di tante parole: seguite la nostra rubrica “La parola ai grafici”.
Continua la nostra collaborazione con Economia24, la trasmissione economica di RaiNews24: ogni venerdì alle 11.45 un nostro redattore sarà ospite del programma.

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Una “Comunità di conoscenza e innovazione” per lo sviluppo

L’Italia è un paese geograficamente eterogeneo. I progetti per la crescita nell’ambito del NextEU Fund dovranno perciò valorizzare i motori di sviluppo locale. Il loro disegno può ispirarsi al modello delle Comunità di conoscenza e innovazione.

Disoccupazione in calo: solo un’illusione ottica

Dietro i tassi di disoccupazione ai minimi nonostante la crisi si celano in realtà l’aumento degli inattivi e il boom della cassa integrazione. Anche in assenza di una nuova ondata pandemica, la sfida sarà evitare in autunno un’impennata dei licenziamenti.

Il Punto

Per riaprire le attività bloccate da fine marzo, vale la pena analizzare per bene gli effetti del lockdown. Sicuramente utile nel limitare il contagio ed evitare il peggio. Nella fase 2 dell’emergenza riapriranno attività con bassa componente di lavoro giovanile e femminile. Giovani e donne che stanno a casa, le due categorie già ai margini del lavoro anche prima. E non è certo una consolazione che al Covid-19 siano più vulnerabili i maschi. Come conferma un’attenta lettura dei numeri.
La ripartenza delle attività esige cambi nell’organizzazione del lavoro e nelle competenze. Un’occasione per investire in formazione. E davanti all’emergenza per i lavoratori irregolari sarebbe da considerare una grande sanatoria. Nel 2002 produsse effetti a lungo positivi.
Visto che è tanto difficile la nascita dei corona bond, si può provare con le corona shares. Azioni invece di obbligazioni. Appetibili al mercato se accompagnate da benefici fiscali. Per permettere alle imprese che in questi mesi subiscono erosione di patrimonio di non fallire o di non consegnarsi a soci poco raccomandabili, gioverebbe cambiare alcune regole contabili. Vediamo quali.
Sui bilanci di comuni e regioni la pandemia colpisce duramente. Forse l’istituzione di un fondo speciale li può salvare dal dissesto.

Continuano le puntate de lavoce in capitolo, il podcast de lavoce.info. Questa settimana: “Terapie anti-Covid per il mercato del lavoro“, con Tito Boeri.

Competenze sul lavoro, la crisi come opportunità*

L’Italia è molto indietro in materia di formazione professionale e le politiche attive rimangono improntate più alla ricerca del lavoro che alla valorizzazione del capitale umano. Tre proposte per far sì che la fase 2 sia all’insegna degli investimenti in competenze.

La “fase 2” inizia dalla formazione dei lavoratori

Per procedere con la riapertura delle attività è necessario predisporre un piano dettagliato e capillare. Ogni lavoratore deve avere ben chiaro quali comportamenti tenere in ogni circostanza. E ai tempi del Covid-19 la formazione utilizza la tecnologia.

Una via d’uscita dal lavoro precario

L’apprendistato professionalizzante è un contratto che prevede un obbligo di formazione da parte dell’azienda. E alla scadenza può diventare automaticamente un rapporto a tempo in determinao. Una ricerca dice che può creare occupazione permanente.

Italia in ritardo nelle politiche attive

L’Italia spende in politiche attive meno di quanto spenda per quelle passive. Invece un sistema efficace di flexicurity richiede investimenti nei servizi per l’impiego e nella formazione. E con programmi specifici per le categorie più svantaggiate.

Verso un’educazione fondata sulle competenze

Il concetto di competenze ha modificato il modo di guardare e organizzare il lavoro. Ora la sfida si trasferisce nei sistemi educativi, attraverso un approccio pedagogico complesso non riducibile ai soli test. Un libro aiuta a orientarsi sulla questione.

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