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Così i fondi europei frenano il voto anti-sistema*

Politiche fiscali espansive possono ridurre il favore che le forze populiste raccolgono nel mondo occidentale? Sì secondo i risultati di una ricerca che ha studiato l’effetto dei fondi europei di coesione territoriale sulle elezioni italiane del 2013.

Il Punto

Una leggenda diffusa attribuisce l’alto debito pubblico italiano agli alti tassi di interesse che lo stato italiano paga da quando nel 1981 “divorziò” da Bankitalia. Come se – appeso sopra ai tassi di mercato che vanno su e giù – non ci fosse uno spread su cui le politiche nazionali hanno un’influenza cruciale.
Nel pieno di un dissesto e del caos amministrativo e contabile, la sanità della Calabria è stata sottratta alla regione e affidata a un commissario. Con poteri straordinari su aziende sanitarie e ospedali e una dote di 82 milioni per il 2019. Basteranno per il ritorno alla legalità e al riequilibrio dei conti nei 18 mesi previsti?
La mini flat tax al 15 per cento per chi fattura meno di 65 mila euro sta portando a un boom di nuove partite Iva che fa il paio con il calo nelle attivazioni di rapporti di lavoro dipendente.  Andrà a finire che salirà il numero delle false partite Iva anche nelle professioni e nei segmenti più qualificati del mercato del lavoro.
Il Parlamento europeo che rinnoveremo a fine maggio viene eletto con regole diverse da stato a stato. Dall’età minima degli elettori e dei candidati al voto di preferenza alle soglie di sbarramento, le differenze determinano diseguaglianze nel godimento dei diritti civili dei cittadini e nella possibilità di competere per chi vuole andare in politica. Confrontiamo i programmi delle principali liste che troveremo sulle schede in Italia. Tutti come un sol uomo a mungere soldi dalla Ue (che tutti dichiarano di voler cambiare). Vale comunque la pena chiedersi qual è il contributo finanziario che diamo all’Unione e quanto ne beneficiamo.

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Quanto ci costa la Ue. E quanto ci guadagniamo

Nel 2017 il contributo netto dell’Italia al bilancio europeo è stato di poco meno di 3 miliardi di euro. Ma limitarsi a considerare questa cifra è riduttivo. Perché i benefici che arrivano dall’adesione alla Ue vanno ben al di là delle risorse ricevute.

Come cambia la spesa della Ue*

La proposta della Commissione è appena arrivata e già si scontra con le levate di scudi dei governi nazionali. Eppure, il nuovo bilancio europeo finanzia beni pubblici europei fondamentali, ma finora negletti, come immigrazione, sicurezza e difesa.

Nella prevenzione dei disastri naturali l’Europa fa la sua parte

Il sisma di Ischia ci ricorda la vulnerabilità dell’Italia e la mancanza di una cultura della prevenzione. Il Fondo di solidarietà dell’Ue per i disastri naturali ha messo a disposizione 2,5 miliardi dal 2002. Non solo risorse per le emergenze, ma anche per la prevenzione.

Così i fondi Ue hanno mitigato la crisi

Nata negli anni Ottanta, la politica europea di coesione aiuta lo sviluppo economico delle regioni più svantaggiate. Un obiettivo raggiunto anche durante crisi. Le province a cui sono stati assegnati i fondi hanno visto crescere il loro reddito pro-capite più velocemente.

Titolo V e clima: a qualcuno piace caldo

La fragilità del territorio italiano rende cruciale l’adattamento ai cambiamenti climatici. Già le risorse, per lo più fondi europei, non sono sufficienti. Ma il vero problema è la frammentazione degli interventi. Perché per il Titolo V Stato e Regioni hanno poteri legislativi concorrenti sul tema.

Politiche di coesione: la grande debolezza italiana

Nell’ultimo periodo di programmazione dei fondi europei l’Italia ha mostrato le consuete difficoltà di gestione. Alla fine, ci sono stati anche risultati positivi, ma inferiori a quelli raggiunti negli altri paesi. Il nostro paese si deve dare più efficienti regole di programmazione e valutazione.

Lacrime di coccodrillo sulla difesa dai rischi naturali

I disastri naturali si abbattono spesso sul nostro paese. Per l’elevato rischio sismico e l’incuria con cui trattiamo il territorio. Solo poche regioni destinano risorse alla prevenzione e gestione delle calamità. Generalmente dopo averne subita una. I dati sull’utilizzo dei Fondi europei.

Trasporti finanziati dai fondi europei: imparare dagli errori

Dopo il disastro ferroviario di Bari Nord, sono finite sotto accusa tutte le politiche dei trasporti, comprese quelle finanziate con i fondi europei. Le valutazioni volute dalla Commissione europea consentono di tracciare il bilancio di quanto fatto. E soprattutto di capire dove e come migliorare.

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