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Disoccupazione, un contagio annunciato

Il Covid-19 lascia in eredità un altro virus, la disoccupazione. Eppure, gli strumenti per contrastare questa minaccia annunciata non mancano e in altri paesi hanno già dimostrato la loro efficacia. Servirebbero una strategia e qualche investimento.

Disoccupazione negli Usa ai massimi dalla Grande Depressione

L’effetto dell’emergenza sanitaria sul mercato del lavoro è dirompente. Lo dimostrano i dati di aprile sui disoccupati negli Stati Uniti.

Crolla l’occupazione sotto la minaccia del virus

Per i dati italiani bisognerà aspettare maggio, ma alcuni numeri da America e Nord Europa possono dare una prima idea dell’impatto devastante che il coronavirus avrà sul mercato del lavoro di tutte le economie colpite.

Cura Italia: bene ma fino a un certo punto

Il decreto del governo cerca di garantire un ombrello protettivo del reddito a un grande numero di lavoratori e di favorire la conciliazione famiglia-lavoro. Alcune categorie però restano escluse. Forse si dovrebbe ascoltare di più il terzo settore.

Una via d’uscita dal lavoro precario

L’apprendistato professionalizzante è un contratto che prevede un obbligo di formazione da parte dell’azienda. E alla scadenza può diventare automaticamente un rapporto a tempo in determinao. Una ricerca dice che può creare occupazione permanente.

Mercato del lavoro: la tutela che manca

L’andamento del mercato del lavoro italiano è altalenante e molti impieghi sono di bassa qualità. Si spiega così il senso diffuso di precarietà. La soluzione non è il ripristino di vecchi strumenti, perché non garantiscono una rete di protezione generale.

Eppur l’occupazione cresce

Il primo bilancio su occupazione e disoccupazione nel 2019 è positivo. Restano aperte però importanti questioni strutturali: dalla dinamica salariale stagnante, che riflette i mancati incrementi di produttività, all’incidenza del lavoro a termine.

Un’Italia occupata a tempo parziale. Involontario

Nel terzo trimestre 2019 gli occupati hanno superato, seppur di poco, il livello del 2008. Ma le ore lavorate e le unità di lavoro non seguono lo stesso andamento. Perché c’è stata una forte diffusione del part-time, subìto e non scelto dai lavoratori.

Se il Pil non cresce la disoccupazione non scende

Qualche calcolo a partire dai dati sulla disoccupazione degli ultimi dieci anni mostra l’inversione di tendenza consentita dalle riforme Poletti-Renzi e il contributo della crescita del Pil al calo dei senza lavoro. Mentre è presto per valutare gli effetti del “decreto dignità”.

Il Punto

“Gli altri paesi Ue non fanno la loro parte”: così, durante la vicenda Sea Watch, ha tuonato Matteo Salvini. Ma se migranti e profughi fossero assegnati ai paesi Ue in proporzione a Pil o popolazione e non secondo l’accordo di Dublino l’Italia dovrebbe accoglierne di più. Sarà per questo che le grida contro l’Europa non diventano volontà di cambiarne le regole.
Dopo la guerra dei dazi, Donald Trump e Xi Jinping hanno annunciato che toneranno a trattare. Sul tavolo della partita tra i due ci sarà un po’ di tutto, dal commercio della soia americana alla tecnologia della cinese Huawei. In un quadro in cui conta la legge del più forte e non le logiche multilaterali del Wto.
Belli i dati di mercato del lavoro del mese di maggio: disoccupazione appena sotto al 10 per cento e la proporzione di adulti occupati al record del 59 per cento. Sperando che i “segni più” si consolidino, per ora il basso numero delle ore lavorate totali segnala che il lavoro creato continua ad essere poco “dignitoso”.
Scarseggiano i medici? Non c’è limite al peggio: tra poco, nel 2025, gli specialisti del Ssn saranno dimezzati, da 105 mila a 52 mila. Varie le cause, imputabili alla trascuratezza dei governi di ogni colore, ma adesso, coi pensionamenti anticipati di quota 100 è arrivato il colpo di grazia. Vediamo cosa si può fare.
Uno dopo l’altro, in cinque anni in Italia tre partiti – Pd, M5s, Lega – hanno fatto il pieno di consensi per poi (in due casi, per ora) dilapidarli in un lampo. La volatilità del voto caratterizza questa fase storica, da noi come in Francia. Meno in Germania e nel Regno Unito.

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