Lavoce.info

Tag: cassa integrazione Pagina 1 di 3

Segnali positivi dall’occupazione

Da ministero del Lavoro e Bankitalia arrivano dati incoraggianti. Alcuni settori continuano a soffrire ma il riassorbimento della cassa integrazione procede spedito. Ora è fondamentale evitare il riacutizzarsi dell’emergenza sanitaria.

Il 2020 del mercato del lavoro secondo l’Inps

Nel 2020 è calato significativamente il fabbisogno di lavoro ed è cresciuto il ricorso a misure di sostegno all’occupazione e al reddito, con un ricorso massiccio alla Cig. Il XX Rapporto annuale di Inps restituisce l’immagine di un anno difficile.

Donna e straniera: ecco chi paga la crisi da pandemia

Sono le donne straniere le più colpite dalla crisi dovuta al Covid-19. Lo confermano i dati sugli occupati nel 2020. Perché sono più spesso occupate in lavori precari. Così blocco dei licenziamenti e cassa integrazione sono stati di ben poco aiuto.

I dati sugli occupati dell’intero 2020

Le dinamiche dovute alla pandemia di Covid-19 hanno mutato fortemente il mercato del lavoro a livello mondiale, con un impatto generalmente maggiore per le categorie con condizioni di partenza più precarie o per quelle concentrate in settori particolarmente esposti alle restrizioni.

Su lavoce.info, nei mesi scorsi, sono già stati analizzati i fattori di rischio per la popolazione immigrata e i dati relativi al II trimestre 2020. Mentre, a livello mediatico, è stato ampiamente sottolineato come la crisi abbia colpito più le donne degli uomini, portando a parlare di “she-cession”.

Ora, grazie ai dati sugli occupati nel 2020, è possibile definire un bilancio più preciso, almeno per il primo anno di pandemia (si fa riferimento alla definizione di occupato utilizzata dall’Istat fino al dicembre 2020).

In tutta Europa più penalizzati gli stranieri

A livello europeo, tendenzialmente in tutti i paesi il tasso di occupazione è diminuito di più tra gli stranieri che tra gli autoctoni: nella media Ue27, ad esempio, dal 2019 al 2020 il tasso di occupazione è diminuito di 2,7 punti tra gli stranieri e di 0,6 punti tra gli autoctoni.

Per quanto riguarda gli stranieri, in alcuni paesi il tasso di occupazione è addirittura aumentato. Si tratta di Slovenia (+2,4 punti), Danimarca (+1,5), Lettonia (+1,5), Finlandia (+1,4), Malta (+1,3) e Polonia (1,1). Le diminuzioni più significative si sono registrate invece in Slovacchia (-13,1 punti), Croazia (-6,3) e Spagna (-5,4).

In Italia, il tasso di occupazione è diminuito di 3,7 punti tra gli stranieri e di 0,6 punti tra gli autoctoni. E, per la prima volta, il dato degli stranieri (57,3) scende al di sotto di quello degli italiani (58,2). Osservando la serie storica, si nota come il calo del tasso di occupazione degli stranieri nel 2020 sia stato molto più intenso rispetto a quello degli italiani.

I più colpiti per genere e provenienza

Anche per quanto riguarda il numero assoluto di occupati (15 anni e oltre), la perdita è stata molto più intensa per gli stranieri (-6,4 per cento) che per gli italiani (-1,4 per cento).

In particolare, sono le donne straniere ad aver pagato il dazio maggiore. Sul totale dei posti persi tra il 2019 e il 2020 (456 mila), oltre un terzo è da attribuirsi alla componente straniera e ben un quarto (24 per cento) alle sole donne straniere.

Tra i 159 mila posti di lavoro persi tra gli stranieri, il 69 per cento riguarda le donne (109 mila femminili e 50 mila maschili). Tra gli italiani (297 mila posti in meno), il 47 per cento riguarda le donne. Dunque, sono soprattutto le donne straniere a determinare il crollo dell’occupazione femminile complessiva, con una perdita di quasi 5 punti di tasso di occupazione. Per le italiane, esattamente come per gli uomini italiani, la perdita è stata di 0,6 punti. Tra i posti di lavoro femminili persi, la componente straniera incide per il 44 per cento.

L’impatto per settore

Nell’ultimo anno i settori più colpiti sono stati quelli legati al turismo (commercio, alberghi e ristoranti, servizi): gli stranieri nel settore “commercio e ristorazione” sono calati del -15 per cento (contro il -4,7 per cento degli italiani) e del -5,6 per cento negli “altri servizi”. Sono aumentati invece gli stranieri in agricoltura (+1,4 per cento).

Da segnalare l’aumento degli occupati italiani nel settore dell’edilizia (+2 per cento, contro il -1,3 per cento degli stranieri), probabilmente grazie al “traino” del super-ecobonus. Infatti, nell’edilizia si registra un incremento di lavoro autoctono sia di posti maschili (+1 per cento) che di posti femminili (+19 per cento), queste ultime probabilmente legate alla gestione dell’incentivo.

Nella ripartizione per tipologia di contratto, il primo dato riguarda l’incidenza degli stranieri, che rappresentano il 15,6 per cento tra i dipendenti a tempo determinato, il 10,9 per cento tra quelli a tempo indeterminato e il 5,6 per cento tra gli autonomi. In tutte e tre le categorie, la crisi ha inciso più sugli stranieri che sugli italiani.

Tra i dipendenti a tempo determinato, ad esempio, si è registrato un -12,4 per cento tra gli italiani e un -14,6 per cento tra gli stranieri. Tra i dipendenti a tempo indeterminato, invece, gli italiani sono addirittura aumentati (+1,1 per cento), mentre gli stranieri sono diminuiti (-3,4 per cento). Ancora più netta la differenza tra gli autonomi: -2,5 per cento per gli italiani, -9,2 per cento per gli stranieri.

Infine, l’approfondimento per singola professione aiuta a capire meglio alcune dinamiche.

Tra gli italiani, sono aumentati gli occupati come personale non qualificato nei servizi di istruzione e sanitari (+12,8 per cento), professione rappresentata per oltre il 70 per cento da donne. In crescita anche artigiani e operai dell’agro-alimentare (+9 per cento) e professioni ingegneristiche (+6,9 per cento). In questo caso, si tratta di una professione prevalentemente maschile (solo 8,8 per cento donne). In forte calo, invece, gli addetti della ristorazione (-13,7 per cento), artigiani e operai nell’edilizia (-8,5 per cento) e specialisti educatori e formatori (-8,1 per cento).

Tra gli stranieri, sono aumentate (+11,1 per cento) alcune tipologie di operai specializzati (fonditori, saldatori, lattonieri, calderai), principalmente uomini (donne 1,8 per cento). In forte calo, invece, operai addetti all’assemblaggio (-28,9 per cento), esercenti delle vendite (-25,2 per cento), esercenti nella ristorazione (-22,3 per cento) e venditori ambulanti (-18,9 per cento).

Queste dinamiche non dipendono solamente dalla crisi del rispettivo settore, quanto invece dalla concentrazione di lavoratori precari (contratti a scadenza). Ciò è confermato anche dal fatto che nelle stesse professioni vi sono forti differenze tra italiani e stranieri: ad esempio, gli esercenti delle vendite italiani hanno registrato un -3,7 per cento, contro il -25,2 per cento degli stranieri.

In questo senso, il blocco dei licenziamenti e la cassa integrazione hanno rappresentato uno scudo molto importante per i lavoratori a tempo indeterminato, lasciando invece indifese le fasce più precarie.

Tra le politiche del lavoro in tempo di ripresa sarà opportuno pensare anche a tutele per quelle categorie.

Covid e lavoro, cambiamenti transitori o strutturali?*

Il rapporto integrato sul mercato del lavoro nel 2020 fotografa le ricadute delle limitazioni imposte dalla pandemia su livelli occupazionali, intensità lavorativa e modalità di erogazione delle prestazioni. Da dove ripartire e quali errori non ripetere.

Bivio difficile per il mercato del lavoro

Lo sblocco dei licenziamenti è un passaggio difficile. Richiede un monitoraggio attento e politiche che modulino intensità e durata del sostegno al reddito rispetto ai tassi di ricollocazione e al ritorno della domanda di lavoro ai livelli pre-pandemia.

Inps e Anpal insieme per il ricollocamento

Che fare per i lavoratori occupati in attività che non si riprenderanno dalla pandemia? Più che la proroga del divieto di licenziamento, è utile un rafforzamento del trattamento di disoccupazione, da coordinare con gli interventi per la rioccupazione.

Lavoro, prima spina per Draghi

Il governo Draghi dovrà affrontare subito questioni spinose, come la proroga del blocco dei licenziamenti. Il Covid-19 ha avuto effetti diseguali per i lavoratori, di cui sarà necessario tenere conto per sostenere la transizione del mercato del lavoro verso il dopo-pandemia.

La crisi del lavoro in un’economia da Covid

La crisi da Covid ha avuto conseguenze diverse per i diversi settori economici e per i lavoratori che ne fanno parte. Lo shock potrebbe essere permanente e va affrontato con politiche che superino le rigidità sulla riallocazione settoriale del lavoro.

Anche il lavoro pubblico può andare in cassa integrazione

La cassa integrazione permette di dare sostegno economico ai dipendenti adibiti ad attività sospese o ridotte a causa di una crisi temporanea, come il lockdown. Per applicarla ai dipendenti pubblici, si può estendere l’istituto della “disponibilità”.

Perché il reddito delle famiglie italiane è meno protetto

Durante la pandemia i redditi delle famiglie italiane sono scesi più di quanto sia accaduto altrove. Eppure, le risorse mobilitate sono ingenti. Le cause vanno ricercate nel funzionamento del sistema di protezione. E nell’incidenza dell’economia sommersa.

Pagina 1 di 3

Powered by WordPress & Theme by Anders Norén