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America Latina: il problema è la diseguaglianza

La condanna di Lula è solo l’ultimo tassello di una lunga crisi politica in Brasile. Ma tutto il Sud America è in fermento. Nel continente non potrà esserci stabilità politica ed economica se non si affronta il problema cronico della diseguaglianza.

Il Punto

Fca rischia di pagare una multa di 4 miliardi di dollari – un quarto del suo valore di borsa – perché l’Epa (l’agenzia di protezione dell’ambiente che ha colto in castagna Volkswagen) la accusa di aver usato un software che trucca le emissioni. Ma a Washington qualcosa potrebbe cambiare con l’insediamento di Trump.
Ubi compera al prezzo di un caffè quel che rimane di Etruria, Marche e Carichieti, le tre “good bank”  (virgolette d’obbligo). Giungono così al capolinea istituti considerati pochi anni fa campioni del localismo bancario. In realtà centri di erogazione del credito secondo gli interessi dei ras locali. Al primo posto quelli delle costruzioni. Intanto arrivano i piani individuali di risparmio (Pir). Strumenti d’investimento nell’economia reale senza tasse ma con rischiosi vincoli di durata minima di cinque anni. Speriamo non si rivelino l’ennesimo regalo a banche e intermediari che per il disturbo incassano laute commissioni.
Il 2017 festeggia i 60 anni del Trattato di Roma con tanti appuntamenti elettorali nei paesi Ue: si vota in Francia (due volte), Germania, Paesi Bassi e forse in Italia. Alta probabilità che si affermino partiti anti-establishment, euroscettici e in qualche caso xenofobi. E alti rischi per l’Europa che abbiamo visto finora.
Grandi gruppi francesi comprano imprese italiane a mani basse ma quando noi proviamo a entrare nel capitalismo transalpino troviamo mille difficoltà. Non tanto per una questione di protezionismo. Piuttosto  come produttori e investitori loro sono più internazionalizzati di noi. Un protezionismo che solleva timori è invece quello annunciato da Trump. I paesi emergenti, a partire dal Brasile sono giustamente preoccupati e temono che possibili turbolenze finanziarie dirottino la liquidità da loro agli Usa.
Ha una laurea con 110 in una disciplina scientifica nel Nord Italia, un’esperienza Erasmus, va in Germania, Francia o Inghilterra per guadagnare il 36 per cento più che da noi, con prospettive di carriera molto migliori. È, secondo i dati Istat, l’identikit tipico di uno dei 14 mila giovani che emigrano ogni anno.

Una precisazione di Gabriele Toccafondi, sottosegretario al Miur, relativa all’articolo di Massimo Greco “Scuole paritarie: la sentenza che blocca i contributi statali”. E la replica dell’autore.

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Perché Trump spaventa il Brasile*

L’elezione di Donald Trump dopo una campagna elettorale incentrata sul ritorno alla politica protezionista ha creato forti preoccupazioni in Brasile. Ma sul piano commerciale la situazione è molto più favorevole di quanto si pensi. I problemi potrebbero venire dalle turbolenze finanziarie.

Il Punto

I dettagli del rapporto annuale sull’attività di supervisione della Bce mostrano che finora tale impegno si è concentrato sui rischi di credito alla clientela e molto meno su quelli associati al trading. Se davvero fosse così, la vigilanza unica finirebbe per favorire le banche tedesche e francesi rispetto a quelle italiane.
Il matrimonio Vivendi-Mediaset è un altro tassello dell’inarrestabile processo di consolidamento e convergenza in atto tra gruppi di tlc, internet company e operatori tv. Al centro, i contenuti audiovisivi per lo sviluppo delle reti a banda larga e ultra-larga. Parola d’ordine: tutti contro Netflix.
Mentre al Brennero e su altri confini si alzano vergognose barriere, la Ue con il Migration compact cerca di spostare fuori dalle proprie frontiere controlli e concessione dei permessi per i profughi. Puntando sugli aiuti allo sviluppo. Che rischiano di finanziare governi autoritari e non fermano i flussi migratori.
Si è stabilizzato il prezzo del petrolio. Da un alto, i consumi di greggio sono in ripresa duratura. Ma dall’altro l’abbondanza di scorte, il ritorno dell’Iran sul mercato e l’aumento della produzione russa rimandano la sua risalita almeno a inizio 2018.
A breve il Brasile deciderà sull’impeachment (messa in stato d’accusa) della presidente Dilma Rousseff. Il rischio concreto è che il paese cada dalla padella di una guida malferma nella brace della fine delle riforme sociali e dell’aggravarsi della peggiore recessione degli ultimi 25 anni.
Il voto nell’urna è segreto ma chi non va ai seggi lascia traccia della sua decisione. Il che lo espone a ritorsioni o discriminazioni. Per questo l’invito del premier all’astensione nel referendum no-triv è stato visto da molti come una scorrettezza. Meglio sarebbe abolire il quorum. E fare referendum utili.

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Chi vincerà il mondiale in Brasile?

Ci hanno provato in molti, non ultima Goldman Sachs. Ma davvero si può prevedere l’andamento dei Mondiali di calcio ormai alle porte? Un’analisi alternativa combina variabili calcistiche e quotazioni dei bookmakers. Comunque, non lascia speranze agli azzurri.

Campanello d’allarme per il Brasile

Il Brasile non cresce più a ritmi vertiginosi. E per questo sembra delinearsi un cambiamento del modello macroeconomico, spostando la domanda dal consumo agli investimenti, per aumentare la produttività dell’industria e sopperire alle carenze infrastrutturali. Ne è un esempio la legge sui porti.

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