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Servizi pubblici: migliorarli è sempre un vantaggio*

I servizi pubblici “costano” in Italia il 20 per cento del Pil. Misurarne l’efficacia è perciò importante, ma non facile. I divari di qualità ed efficienza tra diverse aree sono ampi. Però un loro miglioramento offre vantaggi potenzialmente rilevanti.

Il Punto

Dopo un’iniziale noncuranza, le borse si sono accorte che il coronavirus potrebbe diventare una pandemia, cioè un’epidemia che riguarda tutti. Così è nata la settimana di mercato peggiore dal 2008, con venti di recessione alimentati dall’incertezza sul futuro e dal rischio di interruzioni produttive. Proprio la tenaglia tra consumi rinviati e stop alla globalizzazione della produzione è una particolarità della crisi in corso rispetto ad altri episodi del passato. Insieme alla sua caratteristica di globalità che chiama in causa risposte – sanitarie e finanziarie – che necessariamente devono andare oltre i confini nazionali. Perché la prevenzione del contagio è un esempio di bene pubblico globale – l’azione di un paese che giova al singolo cittadino, alla comunità, agli altri stati. Servirebbe un protocollo mondiale sulla prevenzione e un fondo internazionale di supporto a chi adotta provvedimenti.
La diffusione della contrattazione collettiva nazionale nel nostro paese garantisce omogeneità dei salari sul territorio. Mentre il costo della vita è ben diverso da luogo a luogo e può crescere fino al 40 per cento nelle città rispetto alle campagne. Ma di come allineare salari e produttività a livello locale non si può quasi parlare.
Risparmiare energia determina vari effetti positivi. Si può promuovere con meccanismi di mercato come i “certificati bianchi” che permettono efficienza a costi ridotti. E che vanno salvaguardati, riformandoli.

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