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Con la scusa del Covid-19 si nega il diritto all’aborto

Con la crisi sanitaria dovuta al Covid-19 sono diminuite le interruzioni volontarie di gravidanza. Il divieto di spostamento unito all’alto numero di medici obiettori impedisce alle donne di ricorrere all’aborto legale. Così cresceranno quelli clandestini.

Il Punto

Ai primi posti dell’agenda del prossimo governo Lega-M5s c’è il rimpatrio di 500 mila migranti irregolari o senza diritto all’asilo. Missione impossibile secondo l’agenzia Frontex che ha contato 150 mila rimpatri nel 2017 da tutti i paesi Ue. Un piano praticabile ha tre ingredienti: cooperare con i paesi di origine e di transito, armonizzare le procedure di asilo e riaprire di canali di migrazione legale. Abbiamo rilevato le 130 parole più citate nelle 57 pagine del Contratto per il governo del cambiamento (con contenuti ben diversi dalle prime due versioni). I tre termini più frequenti sono: necessario, sistema e occorre. Una chiave di lettura per capire le aspettative delle basi elettorali dei due partiti e come si muoverà il nuovo Consiglio dei ministri. Probabilmente si partirà con la “quasi” flat tax. Una riforma per le classi medie, come sostiene la Lega? No, dà di più a quelli che hanno di più, in termini percentuali e assoluti, spiega il fact-checking de lavoce.info. Nel Contratto di governo spicca l’impegno di ridurre le accise sulla benzina. Per circa 6 miliardi stimati. Obiettivo condivisibile, perché il trasporto su strada assorbe risorse pubbliche per 16 miliardi e ne trasferisce (al netto di Iva) 55. Ma la copertura di quei 6 miliardi implica che prima si trovino gli spazi per ridurre la spesa nei trasporti.
Quarant’anni fa la legge 194 riconosceva il diritto delle donne di interrompere la gravidanza dando però la facoltà di obiezione di coscienza agli operatori sanitari. Ma le troppe obiezioni hanno ridotto pesantemente l’esercizio sostanziale del diritto alla scelta delle donne incinte. Tuttavia ci sono margini di azione.
Dopo due mesi di minacce di guerra commerciale per ottenere meno disavanzo con la Pechino, Trump ha negoziato un aumento delle esportazioni Usa verso la Cina, chiedendo un cambiamento strutturale. Ciò che conta (anche per noi) è che il dragone asiatico continui a crescere aprendosi di più.

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Quarant’anni di legge 194

Ogni anno migliaia di donne abortiscono lontano dal proprio luogo di residenza. Uno studio sui dati del ministero della Salute e sulle singole interruzioni di gravidanza mostra un collegamento con la distribuzione territoriale dei ginecologi obiettori.

Il Punto

Un altro 8 marzo che registra il solito dato: le donne guadagnano meno degli uomini. In Italia, da 20 anni, le differenze salariali di genere sono rimaste praticamente le stesse e sono più marcate nei lavori meno qualificati e nelle posizioni aziendali di vertice. Molto dipende dalle politiche salariali e organizzative delle imprese. E un abisso si osserva anche tra le star di Hollywood dove i compensi milionari degli attori hanno un altro ordine di grandezza rispetto a quelli delle attrici. Sempre negli Usa ma a Washington (e in altri 40 paesi del mondo) uno sciopero al femminile serve a ricordare cosa succede se per un giorno le donne “non ci sono”. E focalizza l’attenzione sui rischi della misoginia muscolare dell’era Trump.
È accettabile che a una donna, nel civilissimo Nord-Est, venga rifiutata in 23 ospedali l’interruzione della maternità? Il diritto di scelta sancito dalle legge 194 continua a scontrarsi con il diritto all’obiezione di coscienza. Ma le strutture pubbliche devono garantire il primo. Anche con assunzioni mirate come in Lazio.
Foto che si autodistruggono e alto gradimento dei teenager. Quanto basta perché il debutto in borsa di Snapchat sia stato bruciante: +44 per cento. In barba a bilanci in rosso, alto rischio dell’investimento e governance accentrata nei fondatori. Ma il vero pericolo arriva dalla Cina e si chiama WeChat.
Con la nuova presidenza Usa la spesa militare – diminuita progressivamente dal 2011 –  tornerà a crescere massicciamente, per 41 miliardi di dollari. Ma una corsa al riarmo, anziché rilanciare la crescita, farebbe danni sia al capitale umano che al quadro economico generale.

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