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Categoria: Moneta e inflazione Pagina 24 di 25

L’euro, l’inflazione e il Comitato

In una economia di mercato l’eccessivo aumento dei prezzi è impedito dalla libera concorrenza, unita a una politica monetaria adeguata. E infatti tra le competenze del Comitato euro non c’era nessun riferimento al controllo dei prezzi, né avrebbe potuto essere diversamente. Più che continuare a discutere degli effetti dell’euro sull’inflazione, dovremmo preoccuparci di eliminare gli ostacoli alla concorrenza e aiutare così l’economia italiana a diventare più efficiente e competitiva.

Dove nasce l’euro-disagio

In Europa non c’è stata nessuna accelerazione dei prezzi dopo l’introduzione della moneta unica. C’è invece un’anomalia tutta italiana: l’inflazione sale, soprattutto nei settori dove scarseggia la concorrenza, mentre l’economia ristagna e il paese perde competitività. E le retribuzioni reali sono scese dal 2000 a oggi. Il problema del malessere sociale ha le sue radici nel calo della produttività, sintomo delle difficoltà economiche strutturali. Per risolverlo non serve l’ottimismo di facciata.

I danni del teurorismo

Non l’euro in quanto tale, ma l’incertezza e di conseguenza la maggiore attenzione prestata ai prezzi al dettaglio con l’introduzione della moneta unica. Sarebbe questa la spiegazione del fenomeno italiano di un’inflazione percepita così distante da quella reale, ma anche del ristagno dei consumi nell’intera Eurolandia. Perché uno studio recente suggerisce che più i consumatori sono attenti a quanto spendono, meno spendono. E i dati aggregati, gli unici finora disponibili, sono coerenti con questa lettura.

Non c’è euro senza Patto

Il dibattito post-Ecofin dovrebbe concentrarsi esclusivamente sulle ipotesi di riforma del Patto di Stabilità e non metterne in discussione l’esistenza e la filosofia. È infatti un architrave della costruzione monetaria e alterarne la credibilità significa assumersi la responsabilità di mettere in discussione il futuro stesso della moneta unica. Come dimostrano anche le preoccupazioni espresse dalla Bce.

L’Istat e il divario tra inflazione effettiva e inflazione percepita

I dati sui prezzi in Italia resi noti in questi giorni hanno riacceso le polemiche sulla misurazione dell’inflazione.  Riproponiamo per i nostri lettori un intervento di Luigi Guiso che cerca di spiegare le ragioni del divario fra inflazione rilevata e percepita e un commento del presidente dell’Istat, Luigi Biggeri.

Modigliani e la politica economica

Franco Modigliani è stato l’economista che ha esercitato maggiore influenza sulla politica economica italiana. I suoi interventi hanno determinato scelte fondamentali di politica monetaria, politica fiscale e politica dei redditi. Tutto ciò grazie naturalmente alla sua elevatissima qualità intellettuale e scientifica. Ma anche per il senso della realtà e la capacità di farsi capire e di persuadere. E per la totale indipendenza dal potere. Soprattutto però è stata la sua passione civile a farne una figura di riferimento per i potenti come per la gente comune.

Inflazione percepita e rilevata

Esiste una differenza tra la variazione dei prezzi misurata dagli istituti di statistica e quella percepita dai consumatori. Un fenomeno che riguarda tutta l’area euro e non solo l’Italia. Molte le spiegazioni sbagliate, compresa quella recente del presidente dell’Istat. Però capire perché le due serie non sono allineate è fondamentale. La divaricazione può comportare fluttuazioni nell’offerta di lavoro e nel prodotto. E potrebbe spiegare anche il ciclo basso in Europa.

L’inflazione e la teoria qualitativa della moneta

Il ministro Tremonti ha riproposto all’Ecofin di introdurre l’Euro di carta come misura per contrastare l’inflazione in Italia. Ma la BCE è perplessa. A ragione. Sull’argomento riproponiamo un contributo di Luigi Guiso di più di un anno fa, quando l’idea dell’euro di carta fu lanciata.

Consumi e distribuzione del reddito

Prezzi alle stelle, negozi vuoti: così viene percepita la situazione attuale in Italia. Eppure, dati alla mano, non è vero che i consumi degli italiani ristagnano. Piuttosto muta la loro composizione e, soprattutto, aumenta la quota di beni e servizi acquistati all’estero grazie al rafforzamento della nostra moneta. D’altra parte, i prezzi interni e quelli al consumo crescono di pari passo. C’è dunque una redistribuzione del reddito fra produttori, a favore delle strutture meno concorrenziali. Che ha come contraltare una più ineguale distribuzione del potere d’acquisto delle famiglie, nonostante le misure adottate a beneficio dei redditi medio bassi. Chissà cosa succederà quando si ridurranno le imposte su quelli più alti.

Un’Authority per la politica fiscale

Delegare la politica monetaria alle banche centrali si è dimostrata una scelta giusta, contro l’inflazione, per esempio. Perché non fare altrettanto con la politica fiscale? Un’autorità indipendente potrebbe garantire il rispetto dei vincoli di stabilità nel medio-lungo periodo, ma anche la possibilità di realizzare manovre fiscali in funzione anticiclica senza perdere di credibilità. Al parlamento resterebbe comunque la definizione degli obiettivi di fondo da perseguire.

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