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Author: Stefano Castriota

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Professore di Economia all’Università di Pisa. Ha conseguito un Ph.D. all'Università di Roma Tor Vergata, un M.Phil. alla Stockholm School of Economics, un M.Sc. all'Università Luigi Bocconi ed una Laurea all'Università di Roma La Sapienza. Ha lavorato per le Università di Trento, Perugia e Bolzano, per l’IMF ed il WFP, ed è stato consulente di varie organizzazioni che si occupano di cooperazione allo sviluppo. La sua principale area di ricerca è l’economia applicata.

Quote latte: un pasticcio nostrano

Il sistema delle quote latte, stabilito dall’UE, ha come obiettivo ridurre lo squilibrio tra domanda e offerta. Nel corso degli ultimi 25 anni molti produttori italiani hanno consapevolmente superato il tetto massimo delle quote assegnategli dall’UE. Solo una minima parte delle multe sono state effettivamente pagate dagli allevatori. I contribuenti italiani hanno, invece, giá pagato 1,87 miliardi di euro per i prelievi relativi al periodo 1984-1996. I restanti 2,5 miliardi devono essere pagati dai coltivatori, a meno di non voler far scattare una procedura d’infrazione da parte dell’UE.

Quote latte: un pasticcio europeo

In Italia vi sono oggi circa 40.000 produttori di latte sparsi su tutto il territorio nazionale, ma con forti concentrazioni nella Pianura Padana.

E Bruxelles mette il tappo al vino

L’Unione Europea è intenzionata a ridurre lo squilibrio tra domanda e offerta di vino agendo sui diritti d’impianto e reimpianto e premiando l’estirpazione dei vigneti. Non stiamo però parlando di un’economia chiusa e oltretutto l’Europa non detiene più l’esclusiva nella produzione di vino. Il problema principale risiede nel calo strutturale dei consumi domestici e nella crescente concorrenza dei paesi del cosiddetto Nuovo Mondo. La spesa per incentivare l’estirpazione dei vigneti ammonta a oltre un miliardo di euro. Ma sarà del tutto inutile.

NEANCHE LE COOPERATVE SOCIALI SONO PERFETTE

Le cooperative sociali italiane sono una realtà che coinvolge migliaia di organizzazioni e lavoratori. E’ un settore in costante crescita, ma non mancano le ombre. A partire dal basso livello degli stipendi, dovuto in parte alle aste al massimo ribasso indette dalle amministrazioni pubbliche per minimizzare il costo per l’erogazione dei servizi sociali. Poi ci sono percorsi di carriera piuttosto appiattiti, che non premiano l’istruzione e penalizzano le donne. E la scarsa trasparenza di alcuni enti rischia di danneggiare la reputazione di tutti.

L’EUROPA NON APPREZZA IL BUON VINO

Il settore vitivinicolo è uno dei più importanti e dinamici dell’economia italiana. Ma l’Unione Europea sta per varare un’importante riforma che modifica il sistema di classificazione dei vini, con un appiattimento dei livelli di qualità. Rischia così di danneggiare le cantine italiane, che negli anni sono riuscite a consolidare il loro prestigio mondiale grazie all’interazione di sistema istituzionale di classificazione e reputazione collettiva della specifica denominazione. Ad avvantaggiarsene saranno invece i grandi gruppi internazionali.

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