Lavoce.info

Author: Piero David

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Ricercatore in Economia Applicata presso l'ISMED-CNR di Palermo e Ph.D in Economia ed Istituzioni preso l'Università di Messina specializzato in analisi di impatto economico quantitativo e qualitativo, pianificazione e marketing territoriale, e sviluppo economico locale, in particolare in aree povere o mature. Collabora con Lavoce.info e Sbilanciamoci.info ed è Senior consultant per il Formez nella programmazione dei fondi strutturali in Sicilia. È autore di numerose pubblicazioni tra le quali: “Sex economy” (con F. Ofria) Edizioni Accademiche Italiane, 2018; “L'economia dei beni confiscati” (con F. Ofria) Franco Angeli editore, 2014; “La Grillonomics” (con M. Centorrino) Rubettino, 2013; “Le infrastrutture aeroportuali, La domanda di trasporto aereo e le politiche regionali” Aracne Editrice 2012; “Le città della Fata Morgana. 5° Rapporto sull’economia della provincia di Messina” (con M. Centorrino) Franco Angeli, 2009.

Crimini e misfatti: la crisi li incentiva

Con la crisi non si registra solo un aumento dei reati contro il patrimonio. Crescono anche altri settori dell’economia criminale, come la contraffazione o l’usura. Perché se diminuisce il potere di acquisto, il consumatore delle fasce meno agiate cerca beni e servizi sui mercati illegali

Quando corruzione e illegalità sono di massa

Una truffa all’Inps in Calabria è un valido esempio di come le leggi sulla corruzione possono diventare efficaci solo in contesti etici senza zone grigie. E nei quali si hanno controlli rapidi sull’erogazione di denaro pubblico.

Dov’è finita la politica regionale unitaria?

La crescita dell’economia italiana è strettamente legata allo sviluppo delle Regioni meridionali e al recupero dei divari territoriali in termini di Pil, occupazione e infrastrutture. Il Quadro strategico nazionale del 2007 prevedeva una politica regionale di sviluppo destinata in modo specifico ai territori con squilibri economici e sociali. Poi è scoppiata la crisi. E per il Sud si sono ridotte non solo le risorse aggiuntive, ma anche quelle ordinarie. Rendendo difficile quell’inversione di tendenza indicata dalle proiezioni programmatiche del governo.

Come attribuire il rating di legalità

Il “rating di legalità”, previsto dal recente decreto liberalizzazioni, dovrebbe servire a selezionare le imprese virtuose in base allo status giudiziario dei responsabili delle società, ai certificati antimafia, alla rete delle forniture. In modo da aprire loro una corsia preferenziale nell’acquisizione degli incarichi da parte delle amministrazioni pubbliche. Rimangono però poco chiari alcuni aspetti della normativa. E c’è il rischio che il “bollino blu” della legalità non si riveli davvero conveniente per le aziende.

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