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Author: Paolo Naticchioni

brugiavini

Professore Associato al Dipartimento di Scienze Politiche dell'Università di Roma Tre, attualmente in aspettativa per un incarico presso la Direzione Centrale Studi e Ricerche dell'INPS. Ha conseguito titoli di dottorato presso l'Université Catholique di Louvain e la Sapienza Università di Roma. E' stato segretario dell'Associazione Italiana degli Economisti del Lavoro ed è fellow del centro di ricerca IZA. I suoi interessi di ricerca sono nell'ambito dell'economia del lavoro (in particolare temi come la disuguaglianza, sindacato e contrattazione, dinamica dei salari), economia regionale, political economy, economia dell'immigrazione, valutazione di politiche pubbliche.

LA RISPOSTA AI COMMENTI

Ringrazio per i commenti. Come noto, anche grazie ai vari articoli che mettevano in luce problematiche nella normativa, il governo ha apportato modifiche nell’’ultima versione della manovra. In particolare, la nuova normativa prevede per le auto immatricolate da più di 5 anni una maggiorazione del 60% (12€/kW), le auto immatricolate da oltre 10 anni del 30% (6€/kW), quelle immatricolate da più di 15 anni del 15% (3€/kW) mentre per quelle con oltre 20 anni si azzera. In tal modo si risolve, almeno in parte, uno dei problemi messi in evidenza nell’articolo pubblicato da LaVoce, e cioè il fatto che autovetture usate dall’alta potenza e basso valore avrebbero pagato lo stesso aumento di bollo delle medesime autovetture nuove.

COME RICONOSCERE UN’AUTO DI LUSSO

 La manovra del governo aumenta la tassa di bollo per le autovetture che superano i 185 chilowatt. Il presupposto è che una vettura potente è una vettura di lusso. Ma non è un’equazione corretta perché non tiene conto del rapido deprezzamento delle auto e del fatto che esistono fuoriserie con meno chilowatt di una media cilindrata. È poi molto probabile che i produttori adeguerebbero i loro modelli in modo da aggirare la tassa. Meglio sarebbe allora fare riferimento al reale valore di mercato delle auto, utilizzando le già esistenti banche dati private.

STUDIARE, L’INVESTIMENTO CHE NON RENDE

Tra il 1993 e il 2004 i rendimenti dei titoli di studio di livello universitario e di scuola media superiore sono diminuiti in Italia in modo consistente e statisticamente significativo. E la diminuzione è più marcata quando si considerano separatamente gli individui con un’età inferiore o superiore a 35 anni. Un risultato sorprendente soprattutto se comparato con le dinamiche di altri paesi sviluppati. Tre le possibili spiegazioni: il ruolo svolto dalle nuove tecnologie, la struttura del commercio internazionale, le caratteristiche istituzionali del mercato del lavoro.

Quando il reddito è extra-parlamentare

La possibilità di mantenere un’attività lavorativa al di fuori del Parlamento ha due conseguenze. Da un lato, facilita l’ingresso alla Camera o al Senato di cittadini particolarmente affermati nel mercato privato che altrimenti non si sarebbero candidati. Un fatto auspicabile laddove la capacità dimostrata sul mercato sia in qualche maniera correlata con la capacità di risolvere i problemi del paese. Dall’altro, riduce il loro impegno nell’attività parlamentare, almeno in quella più strettamente legislativa.

L’identikit del parlamentare italiano

Una banca dati permette di delineare profilo, comportamenti e modi di selezione dei parlamentari italiani delle ultime tre legislature. Chi è stato eletto con il maggioritario ha spesso esperienze amministrative precedenti e presenta un numero maggiore di disegni di legge. L’elezione in Parlamento ha un’influenza positiva sul reddito, soprattutto per alcune professioni. La nuova legge elettorale, che rende meno competitiva la composizione delle liste dei candidati, potrebbe determinare una riduzione del livello medio di competenza ed esperienza.

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