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Author: Nicola Pontara

pontara Nicola Pontara, economista, è attualmente a capo dell’ufficio della Banca Mondiale a La Paz, Bolivia. In Banca Mondiale ha ricoperto diversi ruoli in Africa, Medio Oriente ed America Latina. Pontara è stato uno dei fondatori del Centro su Conflitto, Sicurezza e Sviluppo inaugurato dalla Banca Mondiale a Nairobi, Kenya, nel 2011. Prima dell’esperienza in Banca Mondiale Pontara è stato Fellow presso l’Overseas Development Institute (Regno Unito) ed ha insegnato economia alla facoltà di Studi Orientali ed Africani dell’università di Londra. Pontara ha un Dottorato in Economia, Master in Economia dello Sviluppo e una Laurea in Economia dall’Università di Londra.

Integrazione fa rima con istruzione*

L’istruzione è un aspetto fondamentale del percorso di integrazione degli stranieri. Per questo bisogna rimuovere gli ostacoli che i loro figli possono incontrare a scuola, fin dall’asilo. Anche per evitare i rischi legati agli abbandoni precoci.

Dagli Stati Uniti l’ombra di un nuovo nazionalismo*

Trump ha convinto milioni di americani a votare per lui promettendo di costruire un muro lungo il confine messicano e di deportare milioni di immigrati illegali. Ma tendenze simili, che contengono una matrice protezionista e localista, si manifestano anche altrove, fino a contagiare i paesi europei.

Politiche per demografie in mutamento

Nell’era del cambiamento demografico, la popolazione del pianeta cresce a ritmi più lenti e invecchia. Ma non tutti i paesi sono uguali. Un rapporto individua quattro gruppi distinti. Per bilanciare le differenze servono politiche adeguate, che dovrebbero puntare su commercio e processi migratori.

Cooperazione allo sviluppo: la sfida dell’Italia

Per contribuire in modo efficace allo sviluppo sostenibile dei paesi partner e contare di più nello scacchiere internazionale, l’Italia deve dare risposte globali a problemi globali. Se la nuova legge è caratterizzata da luci e ombre, per ottenere risultati bisogna concentrarsi su quattro punti.

Finanziare lo sviluppo

Un miliardo di persone possiede l’80 per cento della ricchezza globale, mentre un miliardo e 200 milioni sopravvive con meno di un euro al giorno. Finora si è fatto poco e male per cambiare la situazione. In una visione lungimirante dei propri interessi nazionali o regionali, i paesi industrializzati devono aumentare gli aiuti finanziari ed eliminare le barriere protezioniste che pregiudicano il commercio dei paesi poveri. Questi, a loro volta, devono impegnarsi nelle riforme democratiche e nel miglioramento delle condizioni di vita della popolazione. E servirebbe un monitoraggio indipendente dagli aiuti.

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