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Author: Mauro Sylos Labini

Sylos Labini Mauro Sylos Labini è professore associato presso l'Università di Pisa. Si è laureato in Discipline Economiche e Sociali all'Università Bocconi e ha ottenuto un dottorato di ricerca in Economia e Management presso la Scuola Superiore Sant'Anna. E’ stato visiting researcher all'universitá di Stanford, visiting professor dell’Università di Alicante e assistant professor all’IMT di Lucca. Ha inoltre lavorato come research analyst al Centro Studi Confindustria. La sua attivitá di ricerca si concentra nelle aree dell'economia del lavoro e dell'economia del cambiamento tecnologico.

Mortalità da coronavirus: quanto vale l’effetto Lombardia

La Lombardia è sotto i riflettori per la gestione dell’emergenza coronavirus. I dati Istat sulla mortalità in eccesso consentono di fare un confronto con comuni vicini al suo confine. Pur nei limiti di dati ancora parziali, le differenze sono evidenti.

Plagio accademico, una pessima abitudine italiana

In Italia chi copia articoli scientifici per ottenere titoli di studio o vincere concorsi non subisce grandi conseguenze. E infatti da noi il plagio è più diffuso che altrove. Potrebbero servire organismi indipendenti in grado di far rispettare le regole.

L’università ha un problema di genere

Una tesi di laurea ha acceso i riflettori sul circolo vizioso fra stereotipi e squilibri di genere nei dipartimenti di economia. Due università italiane hanno affrontato il problema, modificando le regole di reclutamento. Ma attenzione ai passi falsi.

Imt Lucca, un progetto incompiuto*

Se il cambiamento dell’università italiana deve arrivare da istituzioni come l’Imt Lucca vanno previsti adeguati strumenti di valutazione. Per tener conto degli obiettivi prefissati e delle loro peculiarità, anche finanziarie, rispetto agli altri atenei.

Riviste predatorie, un pericolo per la scienza

Esistono riviste scientifiche che millantano standard accademici, ma che a pagamento pubblicano qualsiasi articolo. Sono un pericolo perché a volte queste pubblicazioni sono considerate nelle valutazioni della qualità della ricerca. Un problema anche in Italia. I suggerimenti per risolverlo.

Abilitazione nazionale, valutare prima di cambiare

Da tempo si preannunciano nuove regole per l’abilitazione scientifica nazionale dei docenti universitari. Ma prima di costringere l’università a un nuovo periodo di incertezza, sarebbe stato utile valutare se l’Asn avesse raggiunto i suoi obiettivi. E uno dei principali era ridurre i favoritismi.

Le quote rosa non superano l’abilitazione

Tante donne fra gli studenti universitari e fra i dottori di ricerca, poche nella carriera accademica. Forse perché nelle commissioni dei concorsi la presenza femminile è scarsa? Servono dunque le quote rosa? Alla luce dei risultati dell’abilitazione scientifica nazionale sarebbero un passo falso.

L’accademia che piace a Confindustria

Un documento comune delle associazioni imprenditoriali propone una strategia di riforma dell’università italiana. Se è indubbio che gli atenei debbano essere valutati da un organismo indipendente composto da scienziati di fama internazionale, meno chiaro è perché debbano partecipare alla valutazione esperti del mondo produttivo. Le aziende traggono i principali vantaggi assumendo buoni ricercatori in grado di sviluppare innovazioni di processo e di prodotto. Mentre troppa attenzione agli interessi tecnologici di breve periodo, fa male alle imprese stesse.

L’Italia e il Cer

Il Miur dà parere negativo alla creazione del Consiglio europeo delle ricerche (Cer). Sulla base dell’errata convinzione che gli sforzi finanziari pubblici dovrebbero essere preceduti dall’individuazione dei benefici socioeconomici della ricerca, diretti a rafforzare i legami tra università e imprese, piuttosto che a finanziare la ricerca fondamentale, nelle quale l’Europa già eccelle. Il Cer rappresenta invece un’ottima occasione per l’Italia. I ricercatori italiani potrebbero infatti ottenere un ammontare di fondi superiore a quelli, molto scarsi, investiti dal Governo.

Il conflitto che non c’è

Alla richiesta di dati disaggregati per studiare i meccanismi di inserimento professionale dei neolaureati, e in particolare il ricorso a canali informali, l’Istat oppone un diniego in nome della tutela della privacy. Si nega così l’accesso a informazioni essenziali per il ricercatore anche quando la riservatezza non è in pericolo perché è particolarmente difficile risalire alle persone fisiche. Fra Istituto di statistica e università dovrebbe invece svilupparsi un rapporto più aperto e trasparente. Ne guadagnerebbero la ricerca e la qualità delle indagini statistiche.

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