Lavoce.info

Author: Leonardo Becchetti

becchetti Ordinario di Economia Politica presso l'Università Tor Vergata di Roma, è co-fondatore di Next e Gioosto. Autore di circa 500 lavori tra pubblicazioni scientifiche, working paper e numerosi volumi divulgativi, è consigliere economico del ministro dell’Ambiente e membro della task force LazioLab per la programmazione Europea della regione Lazio e del “Comitato di esperti per la promozione dell'impresa sociale e il rafforzamento dell'economia sociale e solidale” del Ministro del Lavoro. Fa parte del Sustainable Development Solution Network's European Green Deal Senior Working Group ed è tra i promotori della Scuola di Economia Civile. Editorialista di Avvenire e blogger di Repubblica.it, è membro del comitato scientifico del Corriere della Sera "Buone Notizie" e del comitato organizzatore delle Settimane Sociali. È direttore del Master in Economia dello Sviluppo e Cooperazione Internazionale (MESCI) e presidente del comitato Etico di Etica Sgr.

Abbattere le polveri sottili, una sfida da affrontare

I danni delle polveri sottili alla salute sono documentati da tempo. Ora sembra esserci anche una relazione con la diffusione del Covid-19. È tempo di agire, perché pure non prendere alcun provvedimento è una scelta. E mette in pericolo i cittadini.

5xmille, chi è informato dona di più

Un esperimento su un campione di contribuenti ne ha valutato i comportamenti rispetto al 5×1000. Per esempio, quando si conoscono le somme raccolte in precedenza, le donazioni si spostano dalle organizzazioni più ricche a quelle che ricevono di meno.

Nelle calamità un aiuto dal microcredito

Il microcredito si dimostra un valido strumento di sostegno economico delle popolazioni colpite dalle sempre più frequenti calamità naturali. Va accompagnato da programmi obbligatori di microassicurazione per evitare fenomeni di contagio e insolvenza strategica. Un piano utile anche per l’Italia.

LA RISPOSTA AI COMMENTI

Il dibattito sulla riforma del mercato del lavoro è sempre più al centro della discussione politica italiana. Penso però ci sia il rischio di assolutizzarlo pensando che una formula magica contrattuale possa tirarci fuori da sola dalla crisi, o, dall’altra parte, che essa possa rappresentare la garanzia assoluta della nostra stabilità lavorativa. Quando invece la tutela del lavoro e la creazione di nuovi posti dipendono da moltissime altre cose che fanno funzionare l’economia (produttività e competitività delle imprese, dinamica della domanda interna, capacità di penetrazione dei mercati esteri, innovazione, ecc.) Uno dei commenti più interessanti dei lettori è che non necessariamente il contratto unico d’inserimento si rivolge a giovani ma più generalmente a persone che iniziano un rapporto di lavoro in un’impresa e quindi non automaticamente questo tipo di contratto “calza a pennello” con i risultati stessi. I risultati che troviamo nel nostro articolo possono essere letti nel senso che i giovani hanno probabilmente più energie, risorse e speranze per poter fronteggiare un periodo di disoccupazione nel mondo del lavoro. Se crediamo a questa interpretazione che pare suffragata dai dati può essere ragionevole riflettere su come tenerne conto o attraverso la modifica della stessa idea del contratto unico d’inserimento o attraverso la costruzione di ammortizzatori che ne tengano conto quando il contratto non è offerto a giovani ma a lavoratori già avanti negli anni. Nella vecchia letteratura anglosassone di economia del lavoro ci si focalizzava molto sul concetto di lavoratore scoraggiato sottolineando come la disoccupazione di lungo periodo genera deterioramento delle proprie capacità e rende molto difficile il reinserimento nel mondo del lavoro. E per questo si ragionava su interventi speciali di welfare per combattere la disoccupazione di lungo periodo. Allo stesso modo dobbiamo ragionare su come fronteggiare efficacemente (o via contratto o via ammortizzatori) lo scoraggiamento di chi esce o è fuori dal mercato del lavoro ad età non più giovani. Da questo punto di vista è interessante la proposta di chiedere alle imprese di pagare parte del costo del licenziamento perché tale richiesta (i) le spinge a licenziare solo quando effettivamente e’ indispensabile e (ii) prima il lavoratore trova un nuovo impiego e prima smette di pagargli i contributi.

LA FELICITÀ IN UN CONTRATTO UNICO DEL LAVORO

Che impatto avrebbe l’introduzione di un contratto unico a tutela progressiva sul benessere degli italiani? Difficile rispondere. Ma un’indagine condotta su un vasto campione di cittadini europei con dati Eurobarometro dimostra come a subire di più i contraccolpi anche psicologici della condizione di disoccupazione sono gli individui nella fascia di età compresa tra i 42 ed i 64 anni. Proprio i lavoratori che nella proposta di contratto unico da tempo depositata in Parlamento sono i più protetti.

Non mancano i rischi nel commercio equo e solidale

Dal 2000 al 2005 il fatturato derivante dalle vendite di prodotti equo-solidali è cresciuto del 20 per cento all’anno. Alcuni prodotti, poi, hanno raggiunto quote di mercato significative nei rispettivi segmenti. Ma l’aumento di fatturato e la sempre maggiore concorrenza tra “pionieri” e grande distribuzione comporta anche rischi. Primo fra tutti che di fronte a un eccesso di domanda, gli importatori cedano alla tentazione di battezzare come equo-solidali prodotti che provengono da filiere tradizionali. Con danni rilevanti per la reputazione dell’interno settore.

La felicità secondo gli economisti

Elemento decisivo per la definizione della politica economica è l’identificazione corretta di ciò che rende felici i cittadini. In mancanza di osservazioni empiriche affidabili, gli economisti hanno per lungo tempo definito a priori le preferenze degli individui sulla base di una propria visione antropologica. Ora, i dati empirici esistono e danno alcuni risultati costanti per periodi e paesi diversi. Si ripropone, però  l’antica discussione sull’utilizzo di criteri oggettivi o soggettivi di benessere. Risolvibile con la definizione di indicatori misti.

Microfinanza, crocevia dello sviluppo

Tra gli interventi per risolvere il problema della povertà e delle disuguaglianze acquistano sempre più importanza quelli che consentono l’accesso al credito e all’istruzione anche a individui privi di dotazioni sufficienti. Permettono infatti di far coincidere l’obiettivo delle pari opportunità con quello dello sviluppo economico. Alla fine del 2004 erano 2.572 i programmi di microcredito nel mondo. Hanno raggiunto complessivamente oltre 67 milioni destinatari, di cui 41 milioni e mezzo sotto la soglia della povertà assoluta.

Powered by WordPress & Theme by Anders Norén