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Author: Fabio Scacciavillani

LA RISPOSTA AI COMMENTI

Quello che mi sorprende, nel dibattito sulle politiche anti-povertà che si sta svolgendo (non solo su questo sito), è il "nonsipuotismo". In Italia, questa la tesi, non si può fare il Minimo Vitale perché c’è l’evasione fiscale e fineremmo per darlo, in parte, a dei falsi poveri. La mia reazione è molto semplice: perché non si ragiona nello stesso modo anche per altri problemi di azzardo morale? Per esempio, perché non aboliamo il trasporto pubblico, visto che alcuni utenti non pagano il biglietto? O la scuola pubblica perché alcuni studenti (i cosidetti bulli) la frequentano senza profitto? Più in generale, se l’evasione giustifica la mancata adozione di politiche di contrasto della povertà, perché non estendere il ragionamento al prelievo fiscale in quanto tale? Mi spiego meglio: quando i giornali scrivono dell’evasione e dicono che X miliardi di euro "mancano all’appello", dicono una mezza verità. In un paese in cui il prelievo è circa metà del PIL le tasse evase non mancano mai all’appello. Piuttosto, le fanno pagare a qualcun altro. Qual è la giustificazione morale di questa prassi consolidata? Perché, in altre parole, i contribuenti onesti devono finanziare l’evasione fiscale? Da un punto di vista etico, non dovremmo forse sospendere il prelievo sui contribuenti onesti fino a quando non avremo sconfitto l’evasione? Per ovvie ragioni di utilità pubblica, simili proposte, intenzionalmente paradossali, devono essere respinte. Ma allora per coerenza si deve anche respingere l’argomento che dice che il Minimo Vitale non si può fare a causa dell’evasione. Piuttosto, in un paese serio, si dovrebbe ricavare da questo dibattito una ferma determinazione a quantificare i costi dell’evasione fiscale, paragonandoli a quelli del Minimo Vitale. Fra i costi dell’evasione fiscale, oltre alle somme "mancanti all’appello", metterei le distorsioni provocate dal sovraccarico fiscale per i contribuenti onesti. Quanti punti di PIL perdiamo per gli effetti di disincentivo delle aliquote, che sono alte solo per chi le tasse le paga davvero? Inoltre, ammettendo per ipotesi che in Italia non c’è il Minimo Vitale perché c’è l’evasione fiscale, conterei fra i costi di quest’ultima anche gli effetti sui più poveri. Di questi si sa molto poco. Per esempio, il 20 gennaio 2009 su "La Repubblica" si poteva leggere che in Italia, in media, muoiono ogni anno 600 (seicento) persone per il freddo. Novanta solo in Lombardia, nell’inverno 2008-2009.

IL COMPROMESSO VIRTUOSO

Una politica economica efficace dovrebbe dare un robusto stimolo fiscale oggi, in termini di ammortizzatori sociali e riduzioni di imposte, controbilanciato da risparmi strutturali nel medio periodo. Risultato che si può ottenere aumentando gradualmente l’età pensionabile già dal 2009 e riducendo i privilegi di cui godono ancora troppe categorie. Ma esistono le condizioni politiche per un simile compromesso? Un principio di equità intergenerazionale imporrebbe che chi beneficia oggi degli stimoli fiscali non trasferisca i debiti alle generazioni future.

Lo Stato nell’era di Internet

Il concetto di e-government comincia a permeare anche il settore pubblico italiano, tradizionalmente refrattario all’innovazione. Ma non basta che ministeri ed enti locali si dotino di un sito web. Trasporre le tecnologie informatiche su una macchina organizzativa obsoleta e farraginosa, strutturata ancora secondo principi ottocenteschi sortirà solo effetti limitati. Invece l’introduzione dell’Information Technology costituisce l’occasione storica per ripensare dalle fondamenta l’impianto organizzativo della pubblica amministrazione.

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