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  1. Maria Gianfilippi De Parenti Rispondi
    Bel lavoro. Di fatto il Sistema dell'80° percentile (bonus basato sulla performance relativa) era ancora più iniquo del bonus da solo (basato sulla performance assoluta), perché penalizzava, e non solo nel Nord Italia, i bravi studenti del Liceo Classico (quelli con voti dall'80 al 96) per agevolare quelli degli altri istituti. Basta guardare i voti minimi per prendere il bonus: http://www.universitaly.it/index.php/accessoprogrammato/scuolapercentili. Ma se avessero deciso per tempo di "pesare" i punti bonus moltiplicandoli con coefficienti uguali o minori di 1, a seconda dei percentili?
  2. IlGranchio Rispondi
    La nuova versione del bonus è meglio, peggio o non modifica sostanzialmente le cose?
    • Massimiliano Rispondi
      Partendo dal presupposto che nessun criterio azzera completamente il rischio di ingiustizie, il problema e' quello di renderle minime. La nuova versione mi sembra un passo in avanti rispetto alla struttura precedente. Infatti: 1) il bonus e' attribuito sulla base della performance assoluta: e' pertanto impossibile che a voti diversi corrisponda lo stesso bonus (questo e' fondamentale se si ritiene che il voto di diploma sia una buona misura delle capacita'/risultati degli studenti); 2) lo sbarramento per godere del bonus e' sia sul voto assoluto 80/100, che sull'80esimo percentile per commissione di esame. Per cui si considera il ranking dello studente per lo sbarramento, al fine di correggere per la grade inflation a livello di commissione. Condizionatamente al fatto di superare lo sbarramento (quindi avere un voto di 80/100 e posizionandosi sopra l'80esimo percentile) sono sempre possibili delle ingiustizie qualora le commissioni abbiano diversi standard di valutazione, ad esempio se una commissione attribuisce voti mediamente piu' alti di un'altra a parita' di performance all'esame/risultati nel percorso di studi. Inoltre correggere per il percentile a livello di commissione si basa sull'assunzione che gli studenti sia distribuiti in maniera casuale tra commissioni all'interno della stessa scuola, sicuramente più verosimile di quella della distribuzione casuale tra scuole ipotizzata dal precedente bonus. Ciò non toglie che potrebbero esservi casi (credo più rari) di concentrazione di studenti particolarmente abili/capaci in certe classi o di insegnanti particolarmente capaci nelle stesse classi, per cui una concentrazione di voti alti non necessariamente è indice di grade inflation.
  3. Alessandro Balestrino Rispondi
    Si dice nel testo dell'articolo, che "... dato che il risultato degli studenti nei test [standardizzati] potrebbe essere influenzato da fattori di breve-periodo (ad esempio lo stato psico-fisico durante il test), molte università ritengono utile integrarli con un bonus calcolato sulla base del voto di diploma." Ma per come è assegnato in Italia il voto di "maturità", cioè dando un peso modesto alla carriera dello studente e privilegiando la prova in sé, anche i fattori di breve periodo possono essere molto influenti (incluso certo lo stress psico-fisico). Quindi il vantagguio informativo per le università non sarebbe grandissimo....
  4. Gianni De Fraja Rispondi
    Nessuno lo difende, questo povero bonus, e allora ci provo io. La difesa si basa su un semplice fatto: la scuola media superiore (e, in generale l'istruzione) ha due funzioni: preparare e selezionare. Se la scuola avesse un'unica funzione, quella di selezionare, i commenti che suggeriscono di dare un bonus basato solo sul voto assoluto della maturita' (o di non dare alcun bonus) avrebbero perfettamente ragione. Ma; c'e' un ma. Il ma e' che la scuola prepara anche. Bene o male, ma prepara, e proprio qui e' il problema: ci sono scuole migliori e scuole peggiori. La qualita' della scuola dipende da tanti fattori, uno dei quali, importante suppur difficile da quantificare, e' la qualita', la motivazione, l'intresse eccetera dei colleghi studenti: se due studenti ottengono lo stesso voto alla maturita' ma uno e' stato cinque anni in un liceo dove quasi tutti gli allievi sono figli di laurati, hanno libri in casa, in vacanza visitano musei, di sera vanno a teatro, competono per fare bene a scuola, i cui docenti hanno tempo e entusiasmo, e un altro e' stato in una scuola dove i docenti passano il loro tempo a impedire sesso e violenza in classe, dove prendere voti alti e fare i compiti a casa attira i bulli come una calamita, dove a cercarlo con il lumicino non si trova un amico assieme a cui studiare, il secondo ha piu' potenziale intellettuale per fare bene all'universita'. Il suo voto e' stato ottenuti in condizioni piu' difficili del primo, e' giusto (equo ed efficiente) che abbia un bonus. Lasciatemi un'analogia calcistica: un talent-scout deve scegliere tra due calciatori quindicenni, simili come tecnica, disciplina, senso della posizione, e controllo di palla; uno ha giocato solo nei campetti di periferia, l'altro ha fatto parte delle primavere della Juventus per cinque anni. Io sceglierei il primo perche' ha piu' potenziale. Cosi' un'universita' che vuole studenti capaci dovrebbe pensare a meccanismi che permettano di valutare il potenziale. Il bonus, cosi' come concepito, pur con i suoi limiti e le ingiustizie individuali che senz'altro determina, e' un buon tentativo in questa direzione. Tra l'altro, l'ammissione al corso universitario piu' selettivo in assouluto in Gran Bretagna e' basato sul risultato relativo agli altri studenti della stessa scuola. Se chi ha concepito il bonus in Italia si e' basato su quest'esperienza, mi levo tanto di cappello a un funzionario capace. Well done!
  5. Ettore Grassini Rispondi
    Ma è giusto attribuire un bonus? Ora, se due persone al test di accesso beccano lo stesso punteggio (quindi, in linea teorica, possiedono le stesse conoscenze che l'università ritiene rilevanti ai fini dell'ammissione) perchè una deve avere un vantaggio sull'altra dettato dalla carriera scolastica pregressa? Per assurdo la media che determina il bonus potrebbe essere pompata da voti elevati in materie che non centrano completamente nulla con quelle che si affronteranno all'uni, mentre quelle "caratterizzanti" potrebbero avere avuto in media valutazioni inferiori alla media stessa. Quindi, oltre che il voto assoluto e relativo bisognerebbe andare a guardare come si compone quella media, materia per materia, per verificare l'effettiva congruità del bonus. Questo però andrebbe a svantaggio da chi alle superiori ha seguito un percorso non in sintonia con la scelta che vorrebbe fare per l'università (es perito elettronico che voglia fare medicina). Insomma mi sembra molto complicato attribuire un bonus, ed il rischio di distorsioni nella sua attribuzione rimane sempre. La via più semplice secondo me è non attribuirlo. Se passi il test vuol dire che per l'università hai le conoscenze adeguate per iniziare il cdl, altre non contano. E lo stress è una costante sia della vita studentesca che si quella lavorativa. Quindi una migliore capacità di gestione dello stesso perchè non dovrebbe essere effettivamente un "competenza"?
  6. Valerio Rispondi
    Altro commento: "studenti “bravi” che hanno compagni altrettanto “bravi” (ovvero con punteggio di diploma elevato) potrebbero essere svantaggiati nell’attribuzione del bonus". In realtà il termine di confronto non sono i compagni di quest'anno ma gli studenti dell'a.s. 2011-2012. Il voto di maturità degli attuali studenti viene "pesato" su quelli dello scorso anno.
  7. Valerio Rispondi
    "se proprio devono essere introdotti correttivi al punteggio dei test di ingresso, questi dovrebbero prendere in considerazione sia il voto di diploma che la posizione relativa degli studenti all’interno della propria scuola. Bonus basati su uno solo dei due elementi rischiano di introdurre più ingiustizie di quelle che intendono rimuovere". Buonasera, forse ho capito male, ma il meccanismo attuale prevede già che sia così. In una scuola dove il primo cento si trova al 90esimo percentile (e, naturalmente, il punteggio associato al 95esimo percentile è sempre 100), lo studente che si diploma con 100/100 non prende 10 punti di bonus, ma 9 (media fra gli 8 punti del 90esimo percentile e i 10 punti del 95esimo). Grazie per la sua risposta
    • Massimiliano Rispondi
      Il problema di "equità" si pone non tanto per i confronti tra studenti all'interno della scuola, per cui indicatori di performance relativa vanno bene, ma per i confronti tra scuole. Nel suo esempio se sostituisco 100 con 90 (assumendo che quest'ultimo sia il voto massimo ottenuto in quella scuola, ovvero che non vi siano 100, e questo accade) ottengo esattamente gli stessi bonus. Il 90esimo percentile raccoglie il 10% dei voti più alti in una scuola, ma nulla garantisce che in quella scuola vi siano punteggi di 100. Occorrerebbe utilizzare una formula più complessa che tenga conto del fatto che ci può essere grade inflation ma che comunque due studenti che hanno preso voti di diploma di 100 e 90 in scuole diverse differiscono in parte nella qualità del loro percorso formativo (a prescindere dalla posizione in cui si collocano nel percentile di scuola).
  8. Giuseppe Marotta Rispondi
    Al di là degli aspetti tecnici, la scelta di Profumo di un decreto il 24 aprile, a ridosso della fine del secondo semestre, con modalità determinazione dei bonus entro fine maggio, ha avuto l'esito prevedibile di accrescere l'incertezza degli studenti e delle loro famiglie, nonché di innescare pressioni sui docenti. In breve un contributo significativo a creare ulteriori disagi nel funzionamento della scuola secondaria. Meno discusso, ma potenzialmente ancora più grave, è l’altro provvedimento di Profumo, in data 14 febbraio, con il quale il Dipartimento per l’Università informa che per il 2014 le (uniche) date dei test sono addirittura collocate nella prima quindicina di Aprile. E’ facile prevedere che in questo modo lo svolgimento del programma scolastico rischia di essere compromesso in vista della preparazione ai test, per l’ovvia richiesta degli studenti interessati e delle loro famiglie a privilegiare determinati contenuti rispetto ai programmi ministeriali propri di ciascuna scuola.
  9. Renzo Rubele Rispondi
    I Cattolici e i Borghesi del 1921-22 erano gente più seria, perché chiesero ed introdussero l'Esame di Stato: e per loro le parole avevano un senso preciso. Significava esame uguale per tutti, e quindi valutazione uguale per tutti (esame "criterion-based"). Purtroppo erano anche idealisti (e.g. Croce atque Gentile docebant) e si dimenticarono di specificare in concreto i "criteri di valutazione" da applicare alle singole prove...Oggi sia i Cattolici che i Borghesi sono diventati Materialisti Meccanicisti Pavloviani e non si capisce più niente...
  10. umbeD Rispondi
    Perchè non usare per il primo e/o semestre corsi tipo edx.org o coursera.org ? Poi test di autovalutazione e quindi, per chi se la sente test in presenza. Solo questo garantisce la continuazione del percorso universitario nella facoltà scelta. Umbe
  11. Stefano Zucca Rispondi
    Sono un ricercatore della I Facoltà di lngegneria del Politecnico di Torino, che ogni anno richiede alle future matricole di affrontare un test di ingresso. Fino a qualche anno fa, era un test orientativo, dallo scorso anno è un vero e proprio test di ammissione. Ricordo che durante l'incontro di presentazione del test da parte del Vice-Rettore per la Didattica, ci fu mostrato come non ci fosse alcuna correlazione tra il voto di maturità degli studenti iscritti negli ultimi anni e la durata dei loro studi. Mentre esisteva una buona correlazione tra il punteggio ottenuto al test di ingresso e tale durata.
    • Massimiliano Rispondi
      Nel nostro studio abbiamo analizzato la performance degli studenti nel primo anno di corso (il voto medio pesato per i crediti ed il numero di crediti conseguiti) usando l'analisi di regressione. Il nostro campione include anche un Politecnico. E' possibile che per i laureati della sua Facolta' il periodo impiegato a concludere gli studi non sia associato significativamente al voto di diploma. E' anche vero che la rapidita' del percorso formativo non e' necessariamente l'unico indicatore di performance rilevante nel mercato del lavoro.
  12. Luigi Oliveri Rispondi
    Il vero punto debole è il test di ingresso ed il sistema a numero chiuso. L'Università deve fare la selezione seria definendo un rigoroso percorso valutativo a scadenza e a risultati definiti. Solo chi lo supera va oltre nello studio. Il muro eretto a monte è di per se poco equo, disincentinvante e ad elevato rischio di inefficacia. Se non ci si convince che occorre rinunciare al filtro artefatto alle iscrizioni, le storture evidentissime dei test non saranno mai superate.
    • max Rispondi
      Tra l'altro non si capisce perché condannare a vita uno studente con problemi impedendogli poi di riscattarsi all'università.