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  1. michele carugi Rispondi
    Avrei una domanda relativa al punto nel quale lei ipotizza di " ridurre l’importo medio delle pensioni più alte ". Ciò sarebbe abbinato a una riduzione di contributi durante l'attività lavorativa o sarebbe un esproprio di fatto dei contributi versati dai redditi più alti? Oltre alla profonda diversità di eticità ed equità delle due misure, ciò fa una sostanziale differenza anche di ordine temporale. Infatti la prima misura potrebbe andare in vigore solo partendo dalla riduzione dei contributi pertanto il suo effetto disincentivante al ritiro (immagino sia questo l'intento) sarebbe molto dilazionato nel tempo. Peraltro con contributi più bassi resterebbe margine ai redditi più alti per previdenze integrative e pertanto il disincentivo potrebbe non funzionare, il che ci riporterebbe alla necessità di innalzamento dell'età per costringere i 60-65enni a restare in servizio.
  2. piro Rispondi
    In realtà quindi sarebbe opportuno uscire da questo schema e provare a trovare soluzioni più efficaci e percorribili, non dico facili ma sicuramente necessarie. Non mi sembra che l'approccio un pò di moda di questi tempi che fa riferimento al conflitto generazionale come causa prima delle difficoltà dei giovani porti poi a grandi risultati, semmai occorre ammettere il fallimento delle politiche nazionali degli ultimi trenta quaran'anni. Il paese è in continuo declino da quasi tutti i punti di vista. Abbiamo difficoltà a crare posti di lavoro e a frenare la triste parabola discendente di molte aziende, mentre il lavoro nero prospera e l'evasione fiscale sottrae risorse preziose e alimenta le diseguaglianze tra i cittadini, l'industria italiana manufatturiera tra mille difficoltà e fatto salvo rare eccezioni, continua a perdere competitività e quindi posti di lavoro. Abbiamo una burocrazia elefantiaca ed inefficiente e i principali partiti politici sembrano incapaci di indicare qualche soluzione, impegati soprattutto dal tema della loro sopravvivenza e dalle loro beghe interne. Potrei continuare parlando di sovranità dello stato latente , di mafie, conflitti di interesse, sistema giustizia, sarebbe molto facile e anche un pò deprimente! Ma in un quadro così colpevolmente deteriorato penso sia il momento di trovare la forza di reagire e provare ad attaccare finalmente i nostri mali nazionali chiamandoli per nome.
  3. Luciano Abburrà Rispondi
    Giusto il proposito di dissipare le confusioni. La staffetta "all'italiana" (part time contestuale in ingresso e in uscita, non rimpiazzo anzitempo degli anziani) non contraddice l'aumento dell'età pensionabile, ma potrebbe servire a gestirla in modo più sostenibile: per i giovani, per i lavoratori maturi, per le imprese e per i cittadini. Si tratta di un importante cambiamento sociale che non può semplicemente essere imposto con un decreto, ma di cui va curata l'implementazione, perchè dia gli effetti sperati evitando quelli collaterali negativi. A nessuno infatti può fare del bene un improvviso, prolungato e coatto congelamento delle posizioni lavorative esistenti, senza innovazioni nè nei modi di stare al lavoro per chi ha sessant'anni e più, nè per entrare al lavoro per chi è giunto nell'età di farlo nel momento più sbagliato. Gradualità, flessibilità, trasferimento delle competenze, mantenimento di un'ecologia organizzativa che è fatta anche della compresenza e interazione di lavoratori d'età diversa, comprensione che un invecchiamento davvero attivo richiede anche di riattivare la motivazione di chi ne deve essere protagonista, sono alcuni degli ingredienti che potrebbero fare della staffetta all'italiana una sperimentazione utile proprio a rendere più realistico e progressivo un prolungamento dell'età lavorativa, che altrimenti può apparire solo come una specie di punizione per gli anziani, che non riesce neanche a beneficiare i giovani (che, finchè stanno disoccupati, non pagano le pensioni del passato, ma non costruiscono neanche quelle del futuro: le loro).
  4. Andrea Rispondi
    Trovo incomprensibile ed inaccettabile che nessuno dei giornalisti, visto che i politici non ci pensano, non si ponga la seguente domanda: e chi è disoccupato a 35/38 anni che fa?
  5. massimo Rispondi
    Probabilmente sbaglio ma una età pensionabile più avanzata dovrebbe significare anche una minore spesa per pensioni e di conseguenza un minor costo del lavoro (dovuto alla quota di oneri previdenziali). Il che significa maggior competitività e maggior occupazione. Per favore ditemi dove sbaglio? (e non lo dico provocatoriamente).
  6. egidio Rispondi
    In Italia nessuno vuole andare in pensione: dall'Università alla politica! Tutti sono attaccati alle sedie alla cattedre alle stanze ai telefoni. E quando finalmente escono dalla porta te li trovi rientrati dalla finestra...
  7. Drive Rispondi
    Sarebbe interessante approfondire le ultime 7 parole di questo articolo, perché sembra che le cose da fare ci siano ma che non si vogliono fare per vari motivi. Sembra che in questi casi ci siano problemi di destabilizzazione, mentre quando si deve ALLUNGARE l'età pensionabile oppure "esodare" pare che non se ne facciano tanti di problemi. Il vero punto del problema è questo, perchè non è politicamente attuabile?
  8. Piero Rispondi
    Pienamente d'accordo vorrei aggiungere che in itala vi sono ancora sacche di disoccupazione volontaria tra i giovani, dobbiamo modificare gli ammortizzatori sociali, ossia non devono intervenire quando il lavoratore rifiuta il lavoro offerto, poi con i soldi risparmiati, che ne saranno tanti, creare all'interno delle agenzie del lavoro un elenco speciale per i giovani che si rivolgono al lavoro per la prima volta, legare alla loro assunzione incentivi statali per un tempo determinato che servono all'azienda per la formazione; gli incentivi possono essere dai anche con dei bonus fiscali che diminuiscono con il protrarsi del rapporto di lavoro.
  9. Davide Scianatico Rispondi
    Ho apprezzato la chiusura dell'articolo. In estrema sintesi: non cambierà nulla! Bella prospettiva.
  10. Laura Invernizzi Rispondi
    Sinceramente credo che il dato sulla disoccupazione giovanile vada spiegato meglio perchè detto così è troppo allarmistico:quasi tutti i giovani italiani studiano sicuramente fino al diploma di scuola media superiore e così arriviamo a 19 anni e poi se frequentano l'università si arriva tranquillamente con il modulo 3+2 ai 24 anni.Per cui urge che ci spieghino meglio il dato sulla disoccupazione giovanile perchè altrimenti sembra fumo negli occhi..per la staffetta generazionale è una proposta molto intelligente perchè tiene conto della fatica fisica a lavorare dopo una certa età,se dai 60 anni in poi si potesse passare al part time più un piccolo anticipo della futura pensione affiancando un giovane a tempo pieno sarebbe una rivoluzione pacata ma straordinaria..
  11. Tino Rispondi
    Però con la staffetta il tasso di occupazione dei lavoratori senior non sarebbe intaccato, passerebbero al part-time. In compenso aumenterebbe il tasso di occupazione dei lavoratori junior. Secondo me va analizzata come uno strumento di flessibilità, né più, né meno. E in questo senso, potrebbe essere un ottimo strumento, soprattutto in tempo di crisi. Il problema rimane uno: chi paga gli oneri aggiuntivi? E quanto?