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  1. Filippo FRANCOMACARO Rispondi
    "Né è abuso, in sé, offrire ai creditori una percentuale di soddisfazione bassa, se è comunque meglio del fallimento (nel quale i creditori ottengono in media poco o niente, e con anni di ritardo)" Questa affermazione mi sembra poco ancorata alla realtà. Si stipulano i contratti d'appalto per ricevere prestazioni di qualità e quantità determinati nel contratto stesso. Un creditore che non riceve ciò che ha pattuito nei modi e nei tempi previsti è egli stesso un potenziale debitore. Quale che sia il metodo per salvare l'impresa in difficoltà non si può prescindere dalla qualità ed efficienza dell'opera finale altrimenti si genera, come in Italia, un gioco a ribasso fatto di opere incompiute o realizzate in tempi lunghissimi.
  2. Pingback: Il concordato in bianco | strapagate

  3. ilaria mazzoleni Rispondi
    Buongiorno, a seguito di un istanza di fallimento la società immobiliare con cui abbiamo stipulato il compromesso (per l’acquisto di una casa su carta) e la fideiussione, ha presentato in questi giorni richiesta di ammissione alla procedura di concordato preventivo ai sensi degli articoli 152 e 161 della legge fallimentare mediante predisposizione di un ricorso ai sensi e per gli effetti di cui all’art. 161 sesto comma della legge fallimentare, con facoltà di richiedere la conversione dell’instauranda procedura in un accordo di ristrutturazione dei debiti ex art. 182 bis della legge fallimentare. La consegna era prevista per settembre 2013 ma da più di un anno i lavori sono fermi. Il cantiere è in abbandono ed in uno stato di degrado in quanto hanno rubato più volte. I compromessi sono scaduti. A questo punto è possibile escutere le fideiussioni assicurative e bancarie? Anche se il tribunale dovesse accettare il comma 6 dell art.161? Grazie, Ilaria
  4. Enrico Vento Rispondi
    Prima del concordato in bianco le banche, non appena sentivano puzza di ristrutturazione o l'impresa entrava in crisi di liquidità, la strozzavano senza tanti complimenti chiudendo di colpo i rubinetti del credito e mettendo al sicuro gli anticipi tramite la notifica dei clienti. Con il concordato in bianco l'impresa può contare sull'effetto sorpresa e quindi può contare almeno sull'incasso dei crediti anticipati che di solito costituisce l'unica forma di autofinanziamento una volta presentata la domanda. Infatti i rubinetti del credito si chiudono ugualmente, ma l'impresa incassa direttamente i crediti anticipati, mentre viene meno il pagamento dei fornitori e il rimborso del debito alle banche. Ecco perché le banche si arrabbiano. Per i fornitori invece è meglio perché è più facile garantire la continuità visto che non c'è più rischio revocatoria e i nuovi crediti sono prededotti. In cosa è migliorabile la norma? Innanzitutto ci vorrebbe una verifica immediata della liquidità che l'impresa può mettere a disposizione della continuità. In questo modo si possono tagliare subito le ali ai concordati "furbetti". Hai la liquidità per la continuità, allora vai avanti. Non l'hai, allora il concordato viene rigettato immediatamente. Secondo, deve essere chiaro che le banche non possono trattenere gli incassi: devono chiudere i conti vecchi e aprire conti nuovi sui quali giocontare gli incassi dei crediti anticipati non notificati e comunque canalizzati sulla banca. Non tutte le banche lo fanno. Le banche trattengono a volte gli incassi, servendosi di pareri di professionisti utili a giustificare un'azione volta solo a mettere i bastoni fra le ruote all'impresa e ad assicurarsi una qualche posizione di vantaggio nella negoziazione pre adunanza. Terzo, vanno tolti tutti i dubbi sul l'assenza dell'azione revocatoria e sulla prededuzione: non esiste professionista che, se interpellato dal fornitore, lo sollevi da ogni dubbio. In generale, se lo spirito è quello di favorire la continuità aziendale da un lato va messo un filtro per eliminare i concordati "furbetti" attraverso la verifica della liquidità. Ma una volta accettata la domanda l'impresa va sostenuta affinché possa con onesta e trasparenza uscire dalla crisi. Una qualche forma di contro-garanzia per le banche (e i fornitori) che intendono fornire credito in prededuzione aiuterebbe le imprese a riavere accesso al credito. Infine, la continuità da sola non basta. Per il rilancio servono investimenti. Se l'imprenditore non ne ha o se l'azienda è stata oggetto di un MBO, allora servirebbe un aiuto da parte di fondi specializzati in turnaround, magari contro garantiti da fondi governativi. Il concordato diventerebbe uno strumento di rilancio di aziende soffocate dai debiti che ancora hanno una radice sana da fare germogliare.
  5. Alessandro Rispondi
    Salviamo le imprese....modifichiamolo ma verso le imprese e non verso le banche... basterebbe che le banche portino a bilancio i 70% del credito da esigere.... In questo modo sono le banche che aiutano alla riuscita del salvataggio! Da quando in qua se troviamo due nuotatori e uno a la gamba rotta, quello che sta bene lo abbandona a morire??
  6. nicolas Rispondi
    Naturale che gruppi di interesse già intervenuti a chiusura della L.80/2005 abbiamo da ridire sulla formulazione del concordato preventivo in bianco in particolare nella cristallizzazione della situazione di crisi che nella nuova novella l'imprenditore non dovrà più assecondare preventivamente alcune situazioni debitorie a discapito di altre. Ed è proprio dalla tempistica che lo stato morboso dell'impresa presa ''per tempo'' e senza preferenze concesse ad interlocutori professionali unitamente al controllo che si riesce a sbrigliare la matassa che impedisce la prosecuzione dell'attività e la salvaguardia delle aspettative degli stakeholder a tutto tondo con un minimo sacrificio da parte di tutti. Permane ancora la rilevazione interna dello stato di crisi ovvero la presa d'atto dell'imprenditore che, se anticipata, risolverebbe al meglio molte insolvenze manifeste.
  7. Piero Rispondi
    Ok per la nuova procedura, i Giudici al fine di eliminare gli abusi dovrebbero richiedere obblighi informativi più stringenti al fine di vedere cosa succede dopo la domanda e dovrebbero essere più rigorosi nella valutazione dei motivi per il maggior termine di cui al sesto comma dell'art. 161. In sintesi con tali accortezze e' uno strumento che in Italia mancava per la prevenzione della crisi dell'impresa.