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Il Punto

Contrariamente a quanto sostiene il viceministro dell’Economia Stefano Fassina, la causa principale della crescita del debito pubblico nei paesi europei è la crisi, non l’austerità fiscale. Le politiche di austerità e i loro effetti recessivi sono arrivati dopo, per impedire che il debito esplodesse.
Banche e imprese: la loro crisi rischia di tradursi in un abbraccio mortale. Come riavviare il circolo virtuoso tra loro? Due documenti, del Fondo monetario e della Banca d’Italia, offrono alcuni suggerimenti per liberare i flussi di credito e smaltire i crediti deteriorati.
Tra impegni del Governo, promesse e proclami, tagli significativi ai costi della politica non ne abbiamo ancora visti. Eppure si potrebbe cominciare subito dagli stipendi dei parlamentari italiani, i più alti d’Europa.  Vediamo a quanto potrebbero scendere adeguandoli a quelli degli altri paesi.
Sembra non conoscere crisi il gioco d’azzardo on-line. Anzi, è in continua crescita. E, anche se comporta il rischio di dipendenza delle persone e quello di infiltrazioni mafiose, lo Stato non fa niente per disincentivarlo. Perché partecipa al guadagno.
Chi comanda in Italia? Se ne discute con lavoce.info al FestivalEconomia di Trento venerdì 31 maggio. Su questo tema un nuovo Dossier raccoglie gli articoli pubblicati da lavoce.info.
Un commento di Maria Luisa Maitino, Letizia Ravagli e Nicola Sciclone all’articolo di Tito Boeri e Vincenzo Galasso “Per una vera staffetta tra generazioni
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Chi comanda in Italia?

  1. Davide Scianatico

    Se si vuole risalire la catena delle cause dell’attuale debito pubblico dei Paesi europei, per giungere alla madre di tutte le cause, onestà intellettuale vorrebbe che non ci si fermasse a parlare genericamente di crisi. Quale crisi, dunque. Economica? Finanziaria? Etica? Storicamente tutte queste cose messe insieme? Ora, dei famelici appetiti degli speculatori finanziari da cui tutto è stato generato sappiamo abbastanza, tanto da non poter facilmente dimenticare il nefasto fenomeno dei mutui sub-prime. Pertanto non punterei molto sul rimprovero a Fassina. Del resto, il rigore fiscale a cui egli si riferiva se non è stato la causa principale del debito pubblico, comunque non ha fatto altro che aggravarlo.
    Sul risparmio derivante dal contenimento dei costi della politica, faccio solo notare che essi non consistono tanto negli elevati emolumenti alla classe politica, quanto piuttosto nell’assenza, da parte di quest’ultima, di scelte di politica economica e di politica industriale, quando, addirittura, non si tratti di scelte scellerate.

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