Le imprese di piccole dimensioni spesso non hanno le risorse organizzative per affrontare nello stesso momento digitalizzazione e sostenibilità. Eppure, potrebbero trarre grandi benefici di fatturato e innovazione dalla combinazione delle due strategie.

La relazione tra digitale e sostenibilità

La relazione tra digitalizzazione e sostenibilità è di grande interesse dal punto di vista delle politiche economiche, come mostra lo sviluppo del Piano nazionale di ripresa e resilienza, che destina il 37 per cento dei fondi alla transizione verde e il 20 per cento alla digitalizzazione.

Non è però ancora chiaro quale sia l’effettivo impatto della digitalizzazione sul processo di crescita sostenibile a livello di impresa, di settore e di paese. Da un lato, le tecnologie digitali possono contribuire a migliorare la sostenibilità delle imprese, attraverso lo sviluppo di piattaforme in cui i dati rilevanti sono condivisi tra diverse unità – si pensi per esempio al monitoraggio del consumo di materiali o delle emissioni di gas serra. Inoltre, la digitalizzazione può ridurre le barriere allo sviluppo di innovazioni sostenibili. Per fare un esempio, l’energia prodotta dalle turbine eoliche dipende in modo cruciale dagli eventi meteorologici. Gli algoritmi di intelligenza artificiale possono generare reti elettriche intelligenti, che attraverso una maggiore precisione delle previsioni meteorologiche permettono di stabilizzare la produzione di energia. Allo stesso modo, i sensori IoT (Internet of Things), che rilevano ed elaborano i dati riguardanti oggetti o dispositivi anche di uso quotidiano e li mettono in rete, possono rilevare perdite d’acqua e prevenirle, mentre la blockchain permette la tracciabilità del cibo attraverso la registrazione ed elaborazione dei dati sulla provenienza di prodotti e materie prime e sulla garanzia dell’autenticità e dell’immutabilità delle informazioni a essi collegati, riducendo gli sprechi alimentari e aumentando la trasparenza della catena di approvvigionamento.

Tuttavia, l’impatto ambientale del crescente uso delle tecnologie digitali è spesso sottovalutato. Computer, data center e dispositivi elettronici consumano una quantità crescente di elettricità, che – se non generata da fonti rinnovabili – emette gas serra. Il contributo delle emissioni di gas serra Ict era di circa l’1,6 per cento nel 2007 e del 3-3,6 per cento nel 2020, ma si stima che raggiungerà l’8,5 per cento nel 2025. L’infrastruttura Ict ha infatti bisogno di un’enorme quantità di energia per immagazzinare, elaborare e trasmettere dati. Inoltre, la crescente connettività dei dispositivi e la condivisione simultanea di dati richiede un consumo continuo di elettricità. Da questo punto di vista, uno dei pilastri della strategia “verde” dovrebbe essere quello di utilizzare data center e fornitori di servizi cloud alimentati da fonti rinnovabili piuttosto che quelli tradizionali, favorendo un taglio sostanziale delle emissioni totali dell’Ict.

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Un’altra quota significativa di emissioni legate alla digitalizzazione deriva dalla produzione dei dispositivi digitali, che richiede l’estrazione di minerali rari e un elevato consumo di acqua e combustibili fossili. I prodotti finali vengono poi trasportati per lunghe distanze in imballaggi temporanei, che vengono presto gettati via. Infine, al termine del loro ciclo di vita (che è sempre più breve), quei dispositivi diventano rifiuti elettronici, che in Europa crescono del 3-5 per cento all’anno, tre volte più velocemente di quanto crescano i rifiuti in generale. Oltre al rapido tasso di sostituzione, il riciclo dei dispositivi elettronici è difficile, data la crescente miniaturizzazione dei materiali. Per ridurre l’impatto ambientale del processo di produzione dei dispositivi elettronici, il passaggio alle energie rinnovabili sembra essere ancora una volta la soluzione più appropriata.

Difficoltà e opportunità per le Pmi

Nelle imprese l’interazione tra le strategie digitali e la sostenibilità non è ancora dominante, anche se guadagna terreno ed è accelerata da recenti programmi, come ad esempio il Green Deal europeo. Molte imprese, soprattutto quelle di piccole dimensioni, hanno difficoltà a impegnarsi congiuntamente nella digitalizzazione e nella sostenibilità, a causa delle scarse risorse organizzative e della difficoltà di gestire processi molto complessi e diversi fra loro. Nonostante ciò, le piccole e medie imprese possono trarre grandi benefici dalla combinazione delle due strategie. Una recente indagine condotta dalla Commissione europea ha analizzato il percorso di 16.365 Pmi verso la digitalizzazione e la sostenibilità. In particolare, si è studiato il processo innovativo delle imprese, l’adozione di strategie di digitalizzazione e l’implementazione di pratiche di sostenibilità, considerando anche le barriere che attualmente impediscono l’attuazione di piani strategici che le combinino. Circa il 20 per cento delle Pmi ha intrapreso o sta pianificando una strategia di digitalizzazione, ma la maggioranza menziona la necessità di digitalizzarsi nel brevissimo periodo o già impiega tecnologie digitali. Il 62 per cento delle imprese ha adottato almeno una tipologia di tecnologie digitali – per lo più cloud computing (43 per cento), infrastrutture ad alta velocità (32 per cento) e smart device (21 per cento). Sul fronte delle tecnologie più innovative, però, solo il 10 per cento delle Pmi utilizza big data analytics, il 5 per cento utilizza robotica e il 3 per cento blockchain. Le percentuali sono migliori per le start-up (imprese nate dopo il 2015) e per le Pmi che hanno registrato una crescita del fatturato o dei dipendenti consistente (almeno del 30 per cento). I principali ostacoli alla digitalizzazione riguardano l’incertezza nell’evoluzione tecnologica, la mancanza di risorse finanziarie e la regolamentazione. Ma anche le questioni di sicurezza informatica e la mancanza di competenze e di infrastrutture sono barriere molto rilevanti, oltre a una tradizionale resistenza al cambiamento.

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Per quanto riguarda le strategie di sostenibilità (ambientale), circa il 34 per cento delle Pmi ha implementato almeno un’azione. Le più comuni sono il riciclo e riuso di materiali (61 per cento), la riduzione del consumo (o dell’impatto) delle risorse naturali (52 per cento), il risparmio di energia o la transizione verso energie da fonti rinnovabili (52 per cento). Il 30 per cento delle Pmi sta sviluppando innovazioni sostenibili di prodotto e di processo.

Un’analisi preliminare (vedi Corrocher, N. and Mancusi, M.L. (2022), The complementarity between digitalization and sustainability strategies in European SMEs) dell’impatto delle strategie di digitalizzazione e sostenibilità sulla performance e sull’attività innovativa delle Pmi rivela che l’adozione delle due strategie ha un effetto positivo sia sul fatturato, sia sull’innovazione.

In primo luogo, le tecnologie digitali consentono alle imprese di accedere ai dati dei clienti, aumentando così la personalizzazione, migliorando la qualità dei prodotti e servizi esistenti e sviluppandone di nuovi. Allo stesso tempo, le aziende digitalmente avanzate sono in grado di attrarre e trattenere una forza lavoro di maggiore qualità e di mettere in pratica processi produttivi più efficienti, migliorando così la produttività e la crescita del fatturato. In secondo luogo, l’orientamento ambientale favorisce il vantaggio competitivo e in particolare lo sviluppo di nuovi prodotti e servizi e nuovi processi produttivi, promuovendo così la crescita delle imprese.

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