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Meno vita sociale, meno nascite

La pandemia ha conseguenze sociali inaspettate. Se i giovani hanno poche occasioni di incontro, avremo un ulteriore calo delle nascite, che renderà difficile mantenere adeguate prestazioni di welfare. Andrebbero previste misure a sostegno della socialità. 

Gli effetti della pandemia sulle interazioni sociali

Da quasi due anni, l’Italia ha adottato misure molto restrittive in risposta all’emergenza sanitaria, nella speranza di ridurre i contagi. Tra questi provvedimenti, ve ne sono alcuni che hanno direttamente o indirettamente limitato l’interazione sociale. 

L’interazione sociale non ha un valore economico immediatamente quantificabile, mentre le cure dei malati addizionali generate da una più larga interazione sociale hanno costi precisi, stimabili per esempio nei costi di ricovero o di medicine. 

Dunque, le misure restrittive hanno un fondamento scientifico ed economico. Tuttavia, non bisogna sottovalutare i benefici dell’interazione sociale: sebbene più difficili da stimare, sono economicamente significativi e devono, a mio parere, entrare nei ragionamenti di costo-beneficio che motivano l’intensità dei provvedimenti per ridurre i contagi. 

Le conseguenze negative indirette delle misure adottate sono numerose: per esempio la pandemia limita i “peer effects”, ovvero gli effetti benefici di interazione sociale nell’apprendimento (gli studenti che imparano l’uno dall’altro in un gruppo di studio). 

“Baby bust” alle porte

Discutere di tutte le possibili conseguenze è al di là dello scopo di questo articolo. Qui mi concentrerò sulle potenziali conseguenze del sottovalutare il mercato dei matrimoni e della famiglia. Quando le occasioni sociali come le serate in discoteca o gli “speed dating” vengono cancellati, conoscere e incontrare un/una partner diventa oggettivamente più complicato. Intanto, l’orologio biologico scorre spietato e non fa una “pausa per Covid”. Le restrizioni sociali per evitare il contagio riguardano indiscriminatamente coppie e nubili/celibi. Ma se non si formano nuove coppie, perché l’interazione sociale è limitata, vi sarà un calo dei matrimoni che può associarsi a un calo della natalità. I primi dati Istat della popolazione al 2020 mostrano che la natalità è diminuita con il diffondersi del Covid, ed è un campanello di allarme. Non tenere conto delle conseguenze delle politiche che limitano indistintamente la socialità è miope e pericoloso per le future casse dello stato.

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Il collegamento tra matrimoni e fecondità è basato su una letteratura scientifica, che evidenzia che se i matrimoni sono ritardati, oppure si rompono, la fecondità cala (vedere anche qui). Sebbene le analisi disponibili riguardino coppie già esistenti e non quelle che non si formano per cause esterne, supportano il punto di vista secondo il quale se il numero di matrimoni cala, la fecondità scende di conseguenza. 

La mancata formazione di coppie in questi anni di misure di restrizione sociale sarà causa di un “baby bust” (una generazione con pochi bambini) senza precedenti nella serie storica delle nascite recenti. 

A differenza di quanto accaduto nei periodi di guerra, il baby bust dei prossimi anni non sarà accompagnato da elevata mortalità nelle persone “al fronte”: i giovani adulti avrebbero una mortalità alta in guerra, mentre nei contagi da Covid registrano la più bassa. Sarà la generazione degli anziani del futuro prossimo, i quali necessiteranno dei contributi fiscali della generazione “baby bust”. Ma è prevedibile che la proporzione di pensionati su lavoratori sarà decisamente alta. Ne segue che restrizioni sociali per celibi o nubili non sono equivalenti a quelle per i coniugati. 

Non bisogna poi fare l’errore di pensare che l’immigrazione risolverà i nostri problemi demografici, come è accaduto in parte negli anni passati. In questo caso, infatti, la situazione è diversa, perché l’attuale emergenza sanitaria è uno “shock sistemico,” ovvero tutte le nazioni colpite dal virus subiranno le medesime conseguenze demografiche, limitando l’efficacia dell’immigrazione come elemento di riequilibrio. 

Un governo lungimirante deve tener conto dell’impatto che le restrizioni alle interazioni sociali durante la pandemia avranno sulle dinamiche demografiche future. Tra le strategie da considerare, c’è la previsione di esenzioni per attività con esternalità sociali positive, oppure azioni per favorire attività di incontro. Si può anche pensare di aumentare la diffusione di tecnologie adeguate all’interazione sociale, ovviamente garantendo la dovuta sicurezza informatica. Misure a sostegno della socialità genererebbero anche benefici psicologici tramite la riduzione dell’isolamento sociale. 

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Altrimenti, le politiche di contrasto ai contagi rischiano di avere costi demografici pesanti per il futuro.

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Il Punto

  1. Savino

    Debbono meditare soprattutto le generazioni adulte, quelle che fino ad oggi “si sentivano giovani”. La loro mentalità sbagliata ha portato degli stili di vita tali da considerare gli under 50 come dei bambini. I tempi che attraversiamo ci restituiscono la cronologia biologica naturale. Quindi, sbaglia chi è negazionista del fatto che i tempi passano e le generazioni pure e sbaglia anche se pensa di avere eternamente le redini economiche e sociali perchè non è lui a determinare queste dinamiche.

  2. Virgilio

    Osservazioni condivisibili e corrette. Mi permetto una considerazione: forse più che studiare modalità che incentivino la socialità (confidando nel fatto che un ritorno ad una condizione pre pandemica riesca a riattivarle naturalmente) è sempre centrale il ruolo delle politiche a sostegno della natalità nelle coppie che non vanno oltre un figlio per ragioni non sanitarie. Quoziente familiare, sostegni concreti al lavoro femminile. Nelle famiglie monoreddito, anche con stipendi medi/alti le incertezze economiche e professionali sono un freno eccezionale per la natalità, come d’altronde spesso avete ben fotografato nelle vostre analisi. Senza contare che la fiammata inflazionistica andrà ancora maggiormente ad erodere il potere di acquisto.

  3. neri

    a inizio pandemia si prospettava il contrario, ma i nodi si sa vengono sempre al pettine: come si può pensare che aumentano le nascite in un paese ingessato da centinaia di tasse e balzelli con stipendi lontanissimi dai costi che una famiglia richiede? hanno voluto l’euro, ma non hanno lasciato i dazi, creando da un lato i nuovi schivi e dall’altro una fascia di pensionati privilegiati

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