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  2. Giuseppe_Prezzolini Rispondi
    Ius sanguinis e Ius Soli non sono "leggi", ma bensi' principi del diritto. L'uno attiene al diritto naturale, mentre l'altro e' una concessione del "sovrano". Ius Sanguinis e Ius Soli sono due principi antitetici, totalmente contrapposti l'uno dall'altro: o si applica l'uno o si applica l'altro. La mescolanza dei due principi (Ius Soli "temperato" o simili cretinate giornalistiche) e' un complete nonsense. Se in Italia si introduce il principio giuridico dello Ius Soli, il figlio di cittadini italiani nato in Italia acquista la cittadinanza per Ius Soli, ossia per il fatto di essere nato dentro i confini del territorio nazionale, e non in quanto discendente di cittadini (Ius Sanguinis). Infatti, se lo Ius Soli e' un principio, lo deve essere ergo omnes (e non solo per coloro che nascono in Italia da genitori stranieri). Pertanto, introducendo il principio generale dello Ius Soli, anche i figli di cittadini italiani acquistano la cittadinanza in quanto nati in territorio italiano (per Ius Soli). Ne consegue, per converso, che se nell'ordinamento giuridico si introduce lo Ius Soli come principio per l'acquisizione della cittadinanza, il figlio di genitori italiani nato all'estero acquista la cittadinanza NON per via "Sanguinis" ma per via residuale, come eccezione. Per concessione benevola del Parlamento. Una roba abbominevole !! (Con due B, perche' Manzoni raddoppiava le B e allora lo faccio anch'io). Tutto il resto sono chiacchere da bar
  3. Nicolò Cerulli Rispondi
    @facebook-100002378792877:disqus attività criminale o terroristica? Sai a quanti italiani figli di italiani andrebbe tolta la cittadinanza allora? finiamola con le solite dicerie!
    • Arnaldo Mauri Rispondi
      I figli di italiani nati in italia possono avere solo cittadinanza italiana (e quale altra potrebbero avere?). I figli di stranieri nati in Italia hanno la cittadinanza del paese dei genitori alla quale potrebbe aggiungersi quella provvisoria italiana, revocabile in caso di ritorno definitivo al paese dei genitori o di comportamenti criminali.
    • Decebalo Rispondi
      Cosa ne faremmo allora dei criminali cittadini italiani figli di cittadini italiani? Nessun problema invece per i criminali nati in italia da genitori di origine straniera. Dovrebbero essere espulsi e inviati nei paesi d'origine dei genitori.
  4. Arnaldo Mauri Rispondi
    E' sbagliata la contrapposizione netta che si fa in Italia fra ius soli e ius sanguinis. Entrambe queste posizioni applicate alla lettera sarebbero una follia nella situazione odierna. Dai Balcani arriverebbero in massa in Italia per partorire bimbi con cittadinanza italiana, come ha sottolineato il Presidende Grasso. Di contro il figlio di una coppia di italiani temporaneamente all'estero per motivi di lavoro non potrebbe ottenere la cittadinanza italiana. Si deve pensare a una combinazione ottimale fra questi due principi. Anche il regime attuale in Italia è una combinazione, che privilegia lo ius sanguinis. Basterebbe quindi un adattamento alla situazione odierna. Ritengo inoltre necessario che nella prima fase la concessione della cittadinanza italiana sia provvisoria e debba essere confermata al raggiungimento della maggior età. Non dovrebbe essere confermata nel caso il figlio di immigrati ritornasse definitivamente nel paese d'origine dei genitori oppure rivelasse attrazione per attività criminale o terroristica.
  5. Cincera Gian Carlo Rispondi
    IUS SOLI : SI : Dopo 5 anni di residenza Con : 1 Fedina penale Vergine, 2 Lingua Italiana : parlata e scritta Al livello liceale E Sancita da un Diploma, 3 Conoscenza amministrativa del codice civile e penale : Certificata dal Comune di residenza, 4 Rilascio di pieno diritto della Cittadinanza Italiana: per un periodo transitorio di 5 anni, 5 Certificato di Cittadinanza Definitivo : previo giuramento sulla Costituzione: in presenza del Sindaco e della giunta comunale del Comune di residenza Non ad altre forme pseudo-giustificative Che potrebbero trasformare l'Italia in un asilo nido: Senza Frontiere
  6. giuseppe nicoletti Rispondi
    Cara Graziella, grazie della tua nota e della tua banca dati. Vorrei fare pero' una correzione basata sull'esperienza personale. In Francia, la legge attuale prevede l'acquisizione automatica della cittadinanza francese per chiunque sia nato in Francia da genitori stranieri e vi abbia risieduto per almeno 5 anni (anche non consecutivi) a partire dall'età di 11 anni. Ci sono ovviamente una serie di altri casi previsti. Se t'interessa posso mandarti i testi di legge. Ciao
  7. Tom P. Rispondi
    Un articolo molto utile. Grazie. Spero che venga letto da molti perché sull'argomento si sta creando una contrapposizione ideologica alimentata dalla disinformazione. Mi sono permesso di inserire un link nel mio articolo in cui cercavo di chiarire i principi e le conseguenze di norme ispirate unicamente all'uno o all'altro principio: http://comizio.blogspot.it/2013/05/cittadinanza-e-naturalizzazione.html
    • henricobourg Rispondi
      La legge esistente è senz'altro migliorabile, ma poi non così malvagia. L'amministrazione invece mi sembra un po' meno all'altezza: prima di ogni tornata elettorale mi ricordo che da straniero non mi posso esprimere direttamente; quando una prima volta, circa sei anni, mi sono presentato in prefettura, mi hanno dato il numero di attesa 386; me ne sono andato e mi sono dimenticato. Ci sono tornato un anno fa, dopo aver preso appuntamento: la dottoressa molto gentile mi ha spiegato quello che serviva (dei casellari di altri paesi dove avevo residenza nel passato, per gli studi o per lavoro, documenti ricevuti su richiesta online in 48 ore!), ma che la procedura durava almeno quattro anni (cioè altre due o tre elezioni politiche senza di me)! Ho rinunciato decidendo di battermi non più per il diritto alla cittadinanza, ma per il diritto di voto agli stranieri regolari e di lunga durata. PS sono in Italia dal 1989, con un passaggio breve in Svizzera dal 1996 al 1997, poi di nuovo in Italia, sono sposato con due figlie Italiane, anzi, che hanno la doppia cittadinanza. Al Lussemburgo, mio paese di origine, un 20% della popolazione residente ha cognome italiano, gran parte con il passaporto.lussemburghese, agli altri non interessa averlo.
  8. Piero Borla Rispondi
    La soluzione migliore, a mio parere, è integrare lo ius soli con un requisito di base di acquisizione della cultura italiana. Semplicemente, aggiungerei alla Legge n° 91/1992, articolo 3, il seguente comma 3 : "3. Lo straniero nato in Italia, che vi abbia risieduto legalmente fino al raggiungimento dell'età di 14 anni, ed abbia adempiuto all'obbligo scolastico frequentando ciascun anno di studio presso una scuola italiana, diviene cittadino italiano ad istanza di un genitore che sia residente in Italia." L'agevolazione introdotta (rispetto al comma 2 (che richiede la residenza ininterrotta fino alla maggiore età) consiste nella riduzione dell'età ai 14 anni, e nella non prescrizione della residenza "senza interruzioni"
  9. Tchàcky C. Rispondi
    Vorrei segnalare un tentativo affine, un po' malcapitato, da parte di Panorama: http://news.panorama.it/esteri/Lo-ius-soli-in-Europa-paese-per-paese. Il caso irlandese, che Panorama descrive come di ius sanguinis e addirittura meno radicale di quello britannico, senza un'adeguata retrospettiva storica, dimostra che c'è grandissima confusione in merito, e sarà assai difficile tentare una "educazione" sistematica dell'elettorato italiano in materia.
  10. Gina Lucia Bohne Rispondi
    Innanzi tutto grazie per aver fatto un pò di chiarezza su questo argomento. Penso che sia sicuramente importante, ma ci sono priorità maggiori in questo momento sulle quali il governo si dovrebbe concentrare.
    • gianni ferro Rispondi
      Con tutto il rispetto, sarebbe il caso di riporre nel cassetto il titipo intercalare Italiano, "maggiori" o "ben altre priorità". L'egocentrismo italiano farcito da smelenso Buonismo all'italiana, che però ci relega penultimi in europa sulle carceri, ne è un esempio lampante. Tutto è importante e tutto va affrontato, con persone e deputati competenti. Tutto va risolto, prima che la putrescenza di questo paese moribondo avvolga tutto e tutti.
  11. henricobourg Rispondi
    Non è semplicemente una questione fra ius sanguinis e ius soli. Si tratta di decidere di quali diritti (politici) godono gli uomini e le donne che vivono stabilmente in un paese. Se i diritti politici dipendono rigorosamente dalla cittadinanza, è questa ovviamente il punto cruciale, nel senso che dovrebbe essere ottenibile a condizioni e in tempi ragionevoli. Esistono però già delle brecce in questa simmetria perfetta: il diritto di voto degli stranieri alle comunali e il diritto dei cittadini UE di votare per il PE in base al criterio di residenza. Come si può ragionevolmente negare il diritto di voto (alle politiche) a un immigrato residente stabile e regolare in Italia da 5, 10 o più anni? Contrariamente agli "Italiani" nati all'estero che non hanno mai messo piede sul territorio della repubblica, non meriterebbero il diritto di voto piuttosto gli immigrati regolare e di lunga data? No taxation without representation. Il motto ci piace quando riguarda gli altri, ma lo dimentichiamo quando riguarda i nostri interessi che ci spingono all'esclusione, alla discriminazione. In alternativa al diritto di voto per gli stranieri stabili, bisogna facilitare rispetto alle regole vigenti l'accesso alla cittadinanza. Ius soli non vuol dire solo acquisire diritti attraverso il luogo di nascita (puntuale e a volte casuale), ma attraverso la residenza regolare e duratura sul territorio della repubblica. In questa seconda ipotesi bisogna pensare alla questione della doppia cittadinanza: o prevedere una regola, preferibilmente multilaterale, per obbligare a una scelta netta, o regolamentare unilateralmente accettando le cittadinanze multiple. cittadinanze multiple da un punto di vista unilaterale. Sono concezioni diverse della cittadinanza, entrambe razionali. La costituzione più democratica e più liberale di tutti i tempi, quella proposta in primavera del 1793 alla Convenzione francese, ma mai approvata, riconosceva i diritti politici (votare, eleggere, avere accesso alle cariche elettive e agli uffici pubblici) a chiunque fosse residente sul territorio da almeno 12 mesi (art. 1° del II° titolo). L'inglese Thomas Paine, nato nel 1737, cittadino della Pennsylvania dal 1775, tornato a Londra nel 1787, residente in Francia dal 1791, votava in settembre 1792 alle elezioni per la Convenzione, fu eletto come deputato del Nord-Pas-de-Calais e fu uno dei membri della commissione per redigere la nuova costituzione. Durante i 12 mesi di Terrore subì la sorte dei suoi amici liberal-democratici, fu riabilitato nel 1795 e rimase in Francia fino al 1802. Contrariamente agli immigrati regolari e lunga durata in Italia, Paine non parlava la lingua del secondo paese del quale era per ius soli diventato cittadino. I tempi sono decisamente cambiati!
    • MRossetti Rispondi
      Concordo in pieno con il commento sopra.