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  1. andreag Rispondi
    Benchè condivida il punto di partenza del discorso, tuttavia sono in disaccordo con Lei sulle conclusioni, in particolar modo sulla proposta di alzare i rendimenti della raccolta. Ho guardato criticamente le fonti Banca d'Italia, e se desidera farmi un onore, La invito a leggere quanto ho messo sul mio blog, all'indirizzo: http://beneathsurface.altervista.org/il-vortice-dove-finiscono-i-soldi-dei-correntisti/
  2. Carlo Milani Rispondi
    Senz’altro le banche tedesche riescono a finanziarsi tramite emissioni obbligazionarie che rendono meno rispetto a quelle italiane, ma ciò dipende essenzialmente dal rischio paese che è ben colto dallo spread Btp-Bund. La questione che ho voluto sollevare però è un’altra: proprio perché il rendimento delle obbligazioni è legato al rischio del paese in cui la banca opera, ci si dovrebbe attendere che il rendimento offerto sia ben maggiore rispetto a quello dei titoli di Stato, ma ciò in Italia non si verifica, come ben evidenziato dallo studio Consob che ho citato. Come può allora lamentarsi l’Abi per la non sufficiente raccolta a medio-lungo termine se non vengono offerti rendimenti che incorporano l’effettivo rischio dell’operazione?
  3. Lorenzo De Ferrari Rispondi
    Mi pare che ci sia un piccolo errore logico nell'articolo. Il gap del 20% di cui parla Patuelli non va misurato sulle risorse attualmente raccolte rispetto alle risorse attualmente prestate (che sono, come ragionevole aspettarsi, abbastanza allineate). Il gap e', credo, tra le risorse attualmente prestate e le maggiori risorse che le banche presterebbero se avessero piu' risorse raccolte.
    • Carlo Milani Rispondi
      Se rilegge l’intervista di Patuelli sul Corriere della Sera è chiaro che il presidente dell’Abi faccia riferimento al gap di risorse attualmente osservate, non ha quelle potenziali. Il gap ci cui parla Patuelli fa probabilmente riferimento all’intera clientela residente, che oltre a famiglie e imprese include anche le società finanziarie (per lo più possedute dagli stessi gruppi bancari), le assicurazioni e la Pubblica Amministrazione. Posto che quest’ultima, in particolare, ha una posizione netta debitoria verso il sistema bancario ecco spiegato il gap citato dall’Abi, di cui però famiglie e imprese non hanno nessuna responsabilità.
  4. Federico Rispondi
    Editoriale molto incisivo. Le sofferenze aumentano, l’ipotesi della creazione della “bad bank” è stata respinta dall’Abi a più riprese, è altresì improbabile che a breve la Bce decida di intervenire sul mercato delle Abs, le banche sono sempre più national in death, e si avvantaggiano dei tassi di interesse prossimo a zero. Ritorniamo sempre da capo. Urge (20 anni fa urgeva) uno shock di competitività. Viceversa, alla de facto mutualization dei debiti (già in atto, tramite la contribuzione ai meccanismi del FSM, ecc.), è preferibile un sussidio di disoccupazione con controlli incrociati, valorizzazione dei distretti produttivi e puntare su giovani e donne. e tagliare cuneo fiscale e spesa inefficiente. Perchè non se ne parla?
    • Piero Rispondi
      Al momento non vi è nessuna mutualizzazione del debito.
  5. Piero Rispondi
    Non si può tralasciare la causa del problema, le banche, come affermato dall'autore hanno i bilanci ingolfati dai titoli di stato che a causa della crisi di fiducia del debito pubblico hanno perso il loro valore riducendo il patrimonio delle banche, ciò ha provocato una diminuzione dei crediti alle imprese, un mercato interbancario inesistente, una più attenzione alla qualità del credito. Se non risolviamo questo problema non usciamo da tale crisi, solo la Bce lo può risolvere, deve procedere all'acquisto dei titoli di stato al fine di ridurre gli spreed esistenti tra i paesi; la banca centrale indipendente dagli stati che ha come obbiettivo la stabilità della moneta non può permettere le differenze degli spreed attuali, in tale modo vi sarà la rottura dell'area valutaria e quindi la Bce non avrà fatto il suo dovere, perché non a garantito l'esistenza della moneta nei paesi meriodionali che dovranno adottare un euro più debole.
  6. Erika Rispondi
    L'analisi mi sembra poco accurata. Per esempio potrebbe riportare quanto pagano le obbligazioni delle banche tedesche in germania (per esempio DB) e quanto pagano le banche italiane....si accorgera' che la differenza e' notevole! Potrebbe inoltre controllare quanto raccolgono e quanto prestano le banche tedesche, anche qui si accorgera' che il sistema italiano presta una percentuale molto piu' elevata sulla raccolta rispetto alla Germania. Mi sembra che per sostenere la sua tesi, parzialmente vera, abbia riportato solo i dati che trovava interessanti, invece che riportarli tutti.