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Il voto amministrativo tra scandali e pandemia

Si è concluso il primo round delle elezioni amministrative, con oltre 12 milioni di italiani chiamati a rinnovare sindaci e consigli di quasi 1.200 comuni. In attesa dei ballottaggi, due i vincitori piuttosto netti: l’astensione e il centrosinistra.

I risultati

Erano 12.147.040 gli aventi diritto chiamati a rinnovare sindaci e consigli comunali in 1.192 comuni italiani alle elezioni che si sono tenute lo scorso fine settimana (3 e 4 ottobre 2021). Di questi elettori, ben 1.134.383 risultano residenti all’estero. In molti, nonostante l’elezione fosse spalmata su due giorni, hanno preferito non andare a votare. L’affluenza è infatti stata del 54,69 per cento (61,58 per cento nel 2016), con il dato di Milano (49 per cento) che risalta. Certo, è difficile stabilire se l’astensione sia stata frutto di disaffezione, pigrizia (maltempo in diverse città italiane) o semplicemente di prudenza, vista l’ancora incerta situazione sanitaria. I dati relativi alla partecipazione al voto nelle principali città dove si è votato (e in regione Calabria) sono riportati in tabella 1, che paragona la partecipazione al voto del 2021 con quella di alcune tornate elettorali precedenti. L’astensione, come si può facilmente vedere, è una tendenza in atto ormai da tempo.

Il centrosinistra conquista al primo turno Milano (Sala con il 57,73 per cento dei voti), Bologna (Lepore con il 61,9 per cento dei voti) e Napoli (Manfredi con il 62,9 per cento dei voti), va al ballottaggio a Roma (Gualtieri con il 27,03 per cento sfiderà Michetti con il 30,15 per cento) e a Torino (Lo Russo con il 43,86 per cento sfiderà Damilano con il 38,90 per cento), città dove appare favorita alla vittoria finale in entrambi i casi. Il centrodestra va al ballottaggio, da favorito, a Trieste (Piazza con il 46,9 per cento sfiderà Russo con il 31,6 per cento). Conferma, inoltre, la vittoria in regione Calabria (Occhiuto con il 54,46 per cento dei voti). I seggi vacanti alla Camera sono stati conquistati da Enrico Letta (Siena) e da Andrea Casu (Roma). Nel primo caso, si tratta di sostituzione all’interno dello stesso partito: il seggio di Siena era stato lasciato da Pier Carlo Padoan; nel secondo caso, invece, il seggio è stato strappato al Movimento 5 Stelle, che lo aveva conquistato nel 2018. Per quanto riguarda Roma, vale la pena segnalare il risultato del sindaco uscente Virginia Raggi (19,08 per cento) e di Carlo Calenda (19,82 per cento), separati da circa 8 mila voti. A onor di cronaca, oltre che per i ballottaggi, si voterà ancora il 10 e 11 ottobre prossimi (ballottaggi il 24 e 25 ottobre) in alcuni comuni di Sicilia e Sardegna; il 10 ottobre (ballottaggi il 24 ottobre) in alcuni comuni del Trentino-Alto Adige; il 19 e 20 settembre in comuni delle Valle d’Aosta; infine, il 7 novembre (ballottaggio il 21 novembre) nei comuni sciolti per infiltrazioni mafiose.

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Cosa ci insegna questa tornata elettorale?

Innanzitutto, il voto non avrà conseguenze sul governo. Al di là del risultato in sé, né prima né dopo il voto alcun leader politico ha paventato possibili ripercussioni. L’interesse principale sembra ora quello di, eventualmente, incrociare le sorti del governo con la scelta del prossimo Presidente della Repubblica. Una discussione entusiasmante ma al momento rimandabile. Il centrosinistra sembra godere di migliore salute rispetto agli avversari. Certo, se fra due settimane il sindaco di Roma dovesse essere Michetti, dovremo raccontare una storia diversa. Al momento, tuttavia, questa eventualità appare altamente improbabile. Resta il fatto che chiunque diventerà sindaco della capitale dovrà fare di tutto per allargare la propria base elettorale. Già Roma è una città difficilissima da amministrare; farlo dal primo giorno potendo contare solo sul 30 per cento degli elettori significa condannarsi a 5 anni di grandi difficoltà. Ricercare alleanze o apparentamenti, per i due candidati al ballottaggio, non è quindi solo utile: è necessario per provare a rimanere in carica per l’intero mandato.

Sala vince a Milano e non stupisce: il dubbio, alla vigilia, era se avrebbe vinto al primo turno o al ballottaggio. La vittoria è stata così netta da aver fatto dimenticare ai più che fino a dieci anni fa il capoluogo lombardo era una roccaforte del centrodestra che nel 2021 ha avuto invece grandi difficoltà persino a trovare un candidato. Milano è sembrata una partita data per persa in partenza da tutti i leader del centrodestra, che non si sono certo distinti per una campagna appassionata nel capoluogo lombardo. La scarsa performance del centrodestra appare più figlia del disinteresse e della disorganizzazione per la tornata elettorale, nonché delle divisioni interne, più che degli scandali di questi giorni. Tra gli sconfitti, segna il passo il Movimento 5 Stelle, che non conferma alcun sindaco nelle città più grandi; tuttavia, seppur sconfitta, il risultato personale di Virginia Raggi non è da sottovalutare. Lasciata sola dal partito, che forse avrebbe addirittura preferito non candidarla, è riuscita a ottenere quasi il 20 per cento dei consensi e, insieme a Carlo Calenda, sarà determinante per la vittoria finale a Roma.

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  1. Savino

    Vince chi non va a votare, vince “il sistema” di quelli “interessati” che vanno a votare e vince l’unità nazionale di Draghi. Io credo che quella che si definisce “povera gente” per praticare quella che si definisce “antipolitica” debba organizzarsi meglio delle sgangherate truppe viste finora, avere protagonisti più preparati, persino più snob ed elitari se vogliamo e che, comunque, stiano nel solco del riformismo e dell’europeismo. E’ più che giusto pretendere un’Italia migliore ed una politica migliore di quella vista fino ad oggi, ma bisogna farlo in maniera diversa, più intellettuale, più alternativa e più contemporanea.

    • Belzebu'

      Non necessariamente piu’ europeista.
      Avidenzio anche, poichè nessuno lo vuole dire, che i voti aggiunti pro Sala sono inquivocabilmente di Forza Italia per sgonfiare il trionfo del loro competitor-nemico, Matteo Salvini , nel paese.

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