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  1. zeta Rispondi
    Secondo me come restrizioni per accedere al reddito minimo andrebbe posta l età, fino a 35 anni cerchi di inserirti nel mondo del lavoro, superati i 35 ti aiuta lo Stato. Restrizioni anche di cittadinanza e residenza. Non restrizioni di famiglie e figli, alcuni proprio per il fatto di essere precari non si sono sposati e non hanno figli.
  2. antonio Rispondi
    Non ho capito il conto del costo medio del provvedimento per residente: se il costo totale è di 16 milioni e i residenti sono circa 500.000. Il costo pro capite risulta essere di 30 euro, non 3.
  3. Alfonso Rispondi
    Purtroppo i se finali presuppongono una pubblica amministrazione efficace . Problema da affrontare , prima di avviarsi a livello nazionale.
  4. aldo Rispondi
    L'Europa ci ha dato dei percorsi di applicazione che i nostri politici non mi sembra ne abbiano tenuto conto.
  5. reddito garantito Rispondi
    per quanto riguarda la questione della legge del lazio il vero nodo fu il finanziamento esiguo (dunque il poco coraggio politico) che "obbligo" la giunta a definire un target come forma di avviamento della legge, poi definanziata dalla giunta Polverini.
  6. Laura Invernizzi Rispondi
    Buongiorno , io continuo e persevero nell'idea che per togliere le persone e le famiglie dalla condizione della povertà bisogna "lavorare sul lavoro regolare" ovvero che ci sia lavoro per tutti coloro i quali vogliono e hanno bisogno di lavorare.Può non essere importante la forma del contratto se dipendente o autonomo purché tutti i contributi Inps confluiscano al codice fiscale della persona impegnata gestiti dall'Inps e restituiti all'età pensionabile in forma appunto di pensione : ricordiamoci infatti che la pensione è una rendita individuale differita nel tempo e all'età alla quale sarebbe faticoso lavorare...Se poi si semplificasse ulteriormente la questione , varrebbe l'idea che : tutti percepiscono la pensione alla stessa età - può essere 65anni - con un valore annuo calcolato col solo sistema contributivo e perciò con cifra differente in base alla contribuzione realizzata durante il periodo del lavoro . Laura
  7. Savino Rispondi
    Ripropongo quanto ho già commentato per un altro articolo, ma lo ritengo importante: Credo che, alla fine, rimpiangeremo il così tanto ingiustamente vituperato Governo Monti, che faceva del rigore sui conti pubblici (con incrementi del gruzzolletto dell'avanzo primario) la sua ragione d'essere, anche per adempiere agli impegni che ci eravamo presi con la UE. La contraddizione del nuovo Governo e della nuova maggioranza sta nel fatto che non vedono l'ora di andare a battere il pugno sul tavolo a Bruxelles (con quale faccia tosta, davvero non si capisce, essendo- il nostro - il Paese più cicala di tutti in termini di competitività), ma, allo stesso tempo, vogliono accontentare ancora ogni richiesta interna (anche la più impraticabile) che comporta surplus di spesa, a partire da una potenziale riduzione fiscale, per non parlare del reddito minimo garantito (la tanto criticata Fornero sa, invece, quanto è stato difficile, con le poche risorse a disposizione, far partire l'ASPI). Se n'è andato quello definito "senza cuore" e sono arrivati quelli "con fin troppo cuore", così tanto cristiani e democristiani che aumenteranno la sfilza del debito pubblico a carico delle generazioni future, senza dare a queste ultime nessuna speranza di avvenire (magari mettendo in piedi altre cattedrali del deserto o altri concentrati di problemi come l'ex Italsider, ora Ilva, a Taranto).
  8. PATRICIA SCIOLI Rispondi
    Penso che un reddito minimo deve essere incentivato dalla ricerca di un lavoro (di TUTTI i membri del nucleo famigliare non studenti ed in età lavorativa), senza fare i preziosi e con veri controlli su condizioni economiche, di salute, disponibilità / volontà ad accettare lavori proposti. Sono a conoscenza di casi di persone in mobilità che non si rendono disponibili ad effettuare lavori al servizio del comune di appartenenza (es. accompagnamento disabili), adducendo a problemi di salute non giustificabili (e parlo del Nord d'Italia), a tutto ciò i Centri per l'Impiego accettano senza ulteriori controlli. Il reddito minimo deve essere garantito per i VERI soggetti deboli perchè i furbetti (italiani e non) utilizzano risorse di cui non hanno bisogno e ciò si applica a tutto il wellfare (tariffe mensa scolastica, affitti case popolari / comunali, ecc). Inoltre il supporto ai soggetti più deboli deve garantire, non solo un supporto economico ma anche culturale e del lavoro per far si che gli stessi smettano di esserlo.
  9. Michele Busi Rispondi
    Cito testualmente dall'articolo: "tenendo conto che, in ogni caso, il Rg non genera alcun disincentivo alla partecipazione al mercato del lavoro." Ne siamo sicuri? In un altro articolo su questo stesso sito si affermava l'opposto: http://www.lavoce.info/reddito-di-cittadinanza-e-reddito-minimo-garantito/ "Supponiamo che lo Stato garantisca un reddito di 1000 euro al mese a chi non ha lavoro. Nessuno lavorerà per meno di 1000 euro. Ma difficilmente qualcuno accetterà un lavoro anche per 1200 euro: il guadagno netto sarebbe solo di 200 euro, perchè dovrebbe rinunciare al sussidio di disoccupazione di 1000 euro."
    • Gabriele Mari Rispondi
      La situazione dell'esempio che citi non si riferisce all'Rg.. nel reddito minimo garantito sono (o dovrebbero essere) presenti delle stringenti condizioni riguardo all'immediata disponibilità a lavorare: se non accetti un lavoro che ti viene proposto perdi tutto o parte del beneficio. Quindi è corretto dire che non c'è disincentivo alla partecipazione al mercato; poi, lo stesso lavoro di valutazione di Schizzerotto e altri sull'Rg in Trentino mostra, tra le altre cose, che accedere al beneficio incentiva la partecipazione al mercato del lavoro dei membri di nuclei famigliari stranieri. Per i membri delle famiglie italiane che accedono al beneficio si osserva invece un declino delle probabilità di essere disoccupati, anche qui segno che il programma non incentiva il rifiuto di eventuali impieghi.
    • Gabriele Mari Rispondi
      il virgolettato che prendi non si riferisce al reddito minimo garantito.. l'Rg generalmente, come nel caso della provincia di Trento, presenta delle condizionalità legate alla partecipazione al mercato del lavoro: il beneficiario deve dichiararsi immediatamente disponibile al lavoro presso i centri per l'impiego e, in linea di principio, perde parte o tutto il beneficio se non accetta le eventuali offerte di impiego. In più i risultati della valutazione della politica in Trentino mostrano, come è riportato anche nell'articolo, un effetto positivo sulla partecipazione al mdl dei membri delle famiglie con capofamiglia straniero. C'è poi una riduzione delle probabilità di entrare in disoccupazione per i membri delle famiglie italiane. Non sembrano emergere quindi comportamenti "opportunistici" o disincentivi alla partecipazione al mdl o alla permanenza nello stato di occupazione..
  10. Alessio Fionda Rispondi
    avendo lavorato per la provincia autonoma di Trento, ho avuto la fortuna di conoscere il sistema di welfare trentino e posso dire che è unico in Italia e tra i più avanzati d'Europa, tuttavia ritengo davvero difficile una sua diffusione a tutte le regioni italiane o quanto meno alle regioni meridionali che hanno una cultura del controllo e della valutazione delle politiche pubbliche scarsa e soprattutto tendono troppo a cadere in meccanismi corruttivi. anche se potrebbe esserci una nota positiva, il reddito garantito in Sicilia, Calabria, Puglia potrebbe togliere potere alle mafie ed al lavoro nero che garantiscono il reale reddito minimo di molte famiglie meridionali. il cambiamento culturale dovrebbe però essere davvero radicale. Possibile?