Sull’innovazione high-tech, finora l’Unione europea ha accumulato un notevole ritardo rispetto agli Stati Uniti e alla Cina. Con il quadro finanziario pluriennale 2021-2027 e Next Generation EU sembra però finalmente pronta ad accettare la sfida.

Il ritardo europeo

Nell’ambito dell’innovazione high-tech, l’Unione europea ha accumulato un notevole ritardo: in un mercato oligopolistico come quello tecnologico, la scelta è spesso tra produttori americani o cinesi, e la concorrenza tra i due paesi si fa sentire anche nella sfera geopolitica. Qualcosa però pare essere cambiato con il quadro finanziario pluriennale 2021-2027 e Next Generation EU: l’Europa sembra finalmente intenzionata a raccogliere la sfida.

L’Unione europea ha ormai preso coscienza del proprio ritardo nell’ambito “high-tech”: un settore dove al consolidato svantaggio rispetto agli Stati Uniti si è aggiunto il sorpasso subito da parte della Cina, il cui peso nel settore è velocemente aumentato nell’ultimo decennio.

Una prima misura dello svantaggio si può ricavare guardando la nazionalità delle più grandi aziende tecnologiche al mondo per fatturato, secondo il Fortune Global 500 2020 (tabella 1): tra le prime venti, neanche una è europea. Il vecchio continente è rappresentato solo da due imprese su 35 incluse nella classifica: la tedesca Sap (al 29° posto) e la svedese Nokia (34°).

Se una tale classifica guarda a posizioni ormai consolidate, una misura più significativa della trazione del settore “high tech” è data dalla presenza di startup innovative. Nel 2000, il valore (stimato) di tutte quelle dell’Unione ammontava a 56 miliardi di euro, un terzo dei 168,4 degli Usa. In Cina, il dato era zero. Secondo le previsioni di European Startups, il 2021 dovrebbe chiudersi con un ecosistema di startup da 1,8 trilioni in Ue, 14,3 in Usa e 3,7 in Cina (figura 1a). Non solo si è ampliata la forbice con gli Stati Uniti, ma anche quella con la Cina si è fatta sempre più significativa a partire dal sorpasso avvenuto nel 2014.

E in effetti, i cosiddetti “unicorni” – le startup che hanno raggiunto una valutazione di almeno un miliardo di dollari – ad aprile 2021 erano concentrati (figura 1b) in Nord America (293) e Asia-Pacifico (197), con l’Europa relegata in terza posizione (69, un dato che peraltro include il Regno Unito). In testa alla classifica degli unicorni dalle valutazioni più elevate ci sono due gruppi cinesi – ANT Group e ByteDance – seguiti dall’americana SpaceX (figura 1c).

Il sorpasso cinese nell’ambito delle startup precede di un anno quello nella ricerca e sviluppo (figura 2a). Nel 2000, la Cina spendeva in R&S lo 0,89 per cento del Pil, al di sotto dell’1 per cento italiano. Nel 2020, la spesa si attesta al 2,23 per cento, al di sopra della media Ue (2,1 per cento), ma al di sotto della media Ocse (2,47 per cento) e Usa (3,07 per cento). Il divario si amplia se si considera la spesa delle imprese in R&S, al punto che la Commissione europea ha riconosciuto che “nonostante vanti una ricerca di livello mondiale e industrie forti, l’Europa non trasforma la sua leadership nella scienza in leadership nell’innovazione e nell’imprenditoria”.

C’è da dire che dei venti paesi più innovativi secondo il Global Innovation Index 2020 (figura 3), i membri dell’Unione europea sono nove (a cui si aggiungono altri tre paesi europei). Spiccano le ottime posizioni di Svezia (seconda), Paesi Bassi (quinti), Danimarca (sesta) e Finlandia (settima).

Il buon posizionamento europeo può essere spiegato dalle modalità di conteggio dell’indice, il quale considera fattori importanti per l’innovazione, che però non necessariamente la determinano: istituzioni; capitale umano e ricerca; infrastrutture; sviluppo dei mercati; sviluppo delle attività commerciali; conoscenze e produzione tecnologica; produzione creativa. La Germania è nona e la Francia dodicesima, mentre gli Stati Uniti sono terzi e la Cina solo quattordicesima. Tuttavia, lo stesso rapporto sottolinea che i paesi Ue sono indietro in termini di penetrazione del venture capital, essenziale per finanziare le startup innovative.

In un articolo del 2019, due dirigenti dell’Unione europea individuavano tre cause fondamentali del ritardo europeo: le maggiori difficoltà nell’accesso ai finanziamenti, la frammentazione – delle norme europee e tra stati membri – e la mentalità nei confronti delle startup. Nel frattempo, però, l’Ue ha approvato il nuovo bilancio pluriennale per il periodo 2021-2027, che vuole contribuire a migliorare la situazione.

Che cosa sta facendo l’Ue per recuperare

L’Unione europea ha dunque molto lavoro da fare per recuperare il ritardo in termini di innovazione, ma non mancano i segnali che sia disposta ad accettare la sfida. Tra le sette voci di spesa del quadro finanziario pluriennale 2021-2027 (Qfp), infatti, figura quella relativa a mercato unico, innovazione e agenda digitale: settore cruciale per la crescita del blocco e che beneficia di circa 133 miliardi di euro nell’ultimo bilancio di lungo termine e di 10,6 miliardi in Next Generation EU (a prezzi 2018).

Degli 88,16 miliardi di euro destinati complessivamente a ricerca e innovazione (83,16 miliardi dal Qfp e 5 dal Next Gen EU), 81,4 sono assegnati a Orizzonte Europa 2021. Horizon Europe è il programma quadro di ricerca e sviluppo dell’Unione europea, le cui priorità sono state stabilite nel primo piano strategico 2021-2024, approvato il 15 marzo 2021 dalla Commissione europea.

Se si considerano i principali programmi e fondi a titolo del bilancio di lungo termine 2021-2027, è vero che si continuano a destinare risorse significative alla politica agricola comune e a quella di coesione (rispettivamente 336,4 e 330,2 miliardi), ma 335,5 miliardi di euro (a prezzi 2018) sono indirizzati a “priorità nuove e rafforzate”. In particolare, di questi 335,5 miliardi, oltre ai 76,4 riservati a Horizon Europe, 6,8 vanno al Programma Europa digitale, 3,7 al Programma per il mercato unico e 2,8 al Fondo Invest EU. A queste cifre si sommano 5 miliardi di euro per il programma quadro di ricerca e sviluppo e 5,6 miliardi per il Fondo Invest EU provenienti da Next Generation EU.

Risale infine al 18 marzo la notizia che nell’ambito di Horizon Europe, la Commissione europea ha varato il Consiglio europeo per l’innovazione (Cei). Ha a disposizione un bilancio di 10,1 miliardi di euro fino al 2027 (di cui 3 assegnati al Fondo Cei) e assume un ruolo chiave per infondere una spinta alle startup innovative e alle piccole e medie imprese dedite a innovazioni pioneristiche.

Sfida accettata

Si può dunque concludere che nella corsa all’innovazione, il blocco europeo non voglia più restare a guardare: ne è la conferma l’attuazione del programma di ricerca e innovazione transnazionale più vasto al mondo – Horizon Europe 2021. Ma tutto questo sarà sufficiente per recuperare il ritardo nella tecnologia? Riusciremo a diventare competitivi senza scendere a compromessi da un punto di vista etico? L’Unione europea ha accettato la sfida, i prossimi anni saranno cruciali per determinarne l’esito.

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