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  1. federico Rispondi
    Buongiorno, se il processo descritto è un driver del vero cambiamento, ben venga, Viceversa, è evidente, e stra-noto, che l'Italia sconta una sovrastruttura geronto-burocratica di tipo neo-feudale non in grado di implementare alcuna riforma. Per anni, l'unica politica sostenuta sono state le currency gimmicks. l'Itali ha bisogno di RIFORME STRUTTURALI, non di "svalutazioni2 o devaluation dei partiti. come già della moneta. Spero con simile metafora di avere reso la mia idea. COMPETENZA, MERITOCRAZIA, etc n..ect. riforme stra-noto da decenni, Eppure. guardate la rosa dei nuovi Pdr, eloquente testimonianza del nuovo che avanza...good luck Italy
  2. Carlos Rispondi
    E' evidente, ormmai da anni, un processo di trasformazione dei partiti che, come le imprese si sono fatte post-industriali e post-fordiste (ossia più flessibili e leggere), così stanno diventando più "liquidi" e meno burocratici. Questa è una delle tesi contenute nell'ottimo saggio di Marco Revelli "Finale di partito" del quale consiglierei la lettura a tutti, in particolare ai "dirigenti" di partito (in particolare il PD). Non ho ancora letto il documento di Barca, ma da alcune cose che ho sentito, ho ricavato una sensazione e un convincimento. La prima è in linea con quanto afferma il prof. Persico nel suo articolo: un tentativo forse un pò astratto e macchinoso di "alleggerire" la forma-partito, forse appesantendone un pò troppo i meccanismi di collegamento con la base. Il secondo rafforza quanto si legge nel libro di Revelli (che compie un'ottima analisi, ma lo spazio dedicato alle proposte forse è un pò scarno): occorre ridiscure i fondamenti eminentemente organizzativi dei partiti (in particolare dei partiti di massa socialdemocratici...diciamo il PD). Una delle generalizzazioni confermate a più riprese dalla sociologia dell'organizzazione è che i movimenti hanno anch'essi un'organizzazione e che spesso tendono a trasformarsi in organizzazioni, ossia tendono a "burocratizzarsi" oppure ad accentrare la leadeship, perdendo così il loro carattere originario e la loro spinta al cambiamento. Insomma, mentre i partiti devono diventare più "movimentisti", i movimenti (Grillo e i 5S) hanno il problema opposto: come mantenere il "movimentismo" organizzandolo. Sarebbe interessante aprire un dibattito a più livelli su questo argomento.
  3. Alberto Baldazzi Rispondi
    Scrivo dalla California dove parte della mia famiglia qui residente non arriva piu' a capire il perche' di questa particolare situazione italiana dove la nebbia invade tutto e tutti. Con tutti i suoi difetti Grillo appare piu' comprensibile di Bersani e Bersani piu' simile a una specie di Pontefice vecchia maniera che a un uomo di stato visionario. Non parliamo poi di Berlusconi che tutti auspicano vada in ritiro spirituale nel Buthan....a pregare con i Bonzi. Sono d'accordissimo con Persico
  4. Alberto Bellini Rispondi
    ho letto attentamente il documento di Barca e ne sto ascoltando i commenti da giorni. quanto letto onestamente mi pare di impossibile realizzazione ma credo che anche nel discorso che fa l'autore di questo Post, si individui in modo errato il senso del partito palestra che Barca vorrebbe costruire. conscio che potrei essere invece io a sbagliarmi, esplicito quanto ho capito. Barca non indica un quasi partito contro un partito di massa. anzi indica un partito con una organizzazione forse ancora più sviluppata di quella che c'è adesso. il partito palestra dovrebbe essere un partito che dovrebbe porsi quale mediatore sia tra cittadini, attivisti, elettori in senso lato, sia tra base ed eletti. Nel primo senso (mediazione orizzontale) i funzionari (questi si mitologici considerando il compito e la formazione attuale dei funzionari PD) dovrebbero promuovere un incontro tra le esigenze dei singoli e quelle comunitarie partendo da fatti concreti e muovendosi nell'ambito di una pura valutazione qualitativa delle singole ragioni. questo tipo di mediazione sarebbe meramente cognitiva perchè ciascuno dei partecipanti dovrebbe accrescere la propria conoscenza del problema affrontato con un doppio vantaggio per un partito. da un lato consentirebbe ai cittadini di sentirsi parte attiva nella gestione del problema locale, dall'altro consentirebbe al partito di formare un primo livello di conoscenza degli umori della propria area di riferimento al netto delle variabili mistificanti che oggi separano oggettivamente il PD dalla realtà del proprio elettorato. una seconda mediazione, verticale stavolta, connetterebbe queste posizioni locali sia tra di loro che con gli eletti. in questo modo il partito diverrebbe lo strumento mediante il quale la molteplicità degli interessi si unisce in una serie di valori interlacciati che non sono già dati ed immutabili, ma che sono direttamente influenzabili dal mutare degli interessi degli elettori. tutto ciò avverrebbe non sulla rete, anche se innegabilmente questo partito si gioverebbe delle possibilità che la rete offre, e quindi non sarebbe direttamente afflitto dalla superficialità che si vede nel M5S. Che poi tutto ciò sia realizzabile è altra cosa, ma il partito che Barca disegna è cosa diversa sia dall'attuale PD, sia dal partito liquido, sia ancora dal partito informale all'americana dove sono ancora dominanti le tendenze ideologiche di fondo sia pure pesantemente caratterizzate da condizioni locali. ricordiamo che a differenziare il partito di Barca dai partiti americana c'è la netta separazione con gli eletti.