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  1. Paul Rispondi
    Come già evidenziato proprio dai critici anglosassoni (tra cui FT Alphaville, Economist, etc) uno dei grandi problemi è il sistema degli *incentivi", che spinge le banche (soprattutto quelle d'affari) ad assumere troppi rischi a fronte di payoff in termini di utili ed in seguito di bonus (esorbitanti). A tal riguardo (aneddoto parzialmente off-topic), un collega che ai tempi lavorava presso uno dei grossi gruppi bancari CH si ritrovò - al suo primo anno - con un bonus del 120% del suo salario base (già alto) semplicemente perchè la filiale aveva aumentato il numero dei gestori indipendenti che avevano apportato AUM alla banca. Non interessavano né il rendimento di quegli AUM, né la qualità e la durata della relazione con l'istituto. C'è poco da fare, il settore deve ritornare ad essere "dull, boring & predictable", e quelli che hanno voglia di farsi di adrenalina devono ritornare a gestire o investire in hedge funds (la cui size e leva devono essere limitati per decreto)...
    • Davide Rispondi
      Sono parzialmente d'accordo anche se non bisogna dimenticare l'effetto delle regolamentazione. Il tema chiave sono gli incentivi allineati con gli "scopi" degli intermediari in oggetto. Per esempio, per essere provocatorio, perchè invece del bonus cap non parliamo della rimozione della garanzia sui depositi per le banche che non rispettano alcuni chiari requisiti? La regolamentazione spesso introduce delle distorsioni nei mercati che ahimè, seppur non apparenti nel breve periodo, portano ad effetti strutturali nel lungo. Se poi pensiamo che questa ha spesso matrice politica, beh rimando al caso Cipro per una esemplificazione.
  2. fulvio gnesda Rispondi
    qualche mese fa, ho scritto proprio su questo sito le stesse cose ,sebbene in altri termini .il buffo è che ho usato come metafora " i vestiti dell'imperatore ".forse mi hanno copiato ?al di la delle facezie era ora che ci si accorgesse che la soluzione a questa grande crisi c'è , basta un po di sana serietà ; si è ancora in tempo prima che la crisi diventi immane . è necessario riscrivere le regole di questo "giuoco " in cui tutti stanno perdendo ,anche i bari .
  3. Davide Rispondi
    Come correttamente evidenziato nell'Economist (13 Febbraio), ci sono alcune inconsitenze nel libro di Admati e Hellwig. Personalmente ritengo che a) il costo di finanziamento ha un impatto direttamente sulla redditività target degli investimenti giacchè il management delle banche deve creare redditività per gli azionisti; b) il costo dell'equity è si variabile ma non dipende semplicemente dalla leva finanziaria (per esempio, il market sentiment) e spesso e volentieri è osteggiato dagli azionisti; c) esiste un'apparente confusione tra ciò che è afferente al retail banking e l'investment banking; i bonus vengono pagati prevalentemente in quest'ultimo ramo di attività e dunque dovrebbe essere ben specificato.
  4. Felice Di Maro Rispondi
    Ormai giovedì ci sarà l'accordo Ue a livello tecnico sulla vigilanza unica sulle banche. Penso che questa nuova Autority e anche la Union Banking darà quanto meno equilibrio al sistema bancario. L'articolo pone alcune tematiche che sono cruciali come il credito alle famiglie e alle imprese. Personalmente non ritengo che sia solamente una questione di ricapitalizzare, ma di avere una attenzione diversa da parte dei govern nazionali. Faccio notare che sono quattro i miliardi (circa) per i Monti Bond anche se sono solo per l'MPS. Si tratta di un costo notevole e che l'MPS dovrà restituire, ma come andrà a finire? I governi debbono decidere, e quello che verrà in Italia dovrà darsi una svegliata. Salvare le banche è un programma sociale? Naturalmente non vorrei essere frainteso ma non credo che la soluzione possa essere quella di un sistema bancario statale in quanto non funziona e lo sappiamo bene. Funzionano, se si vuole, le leggi e i controlli incrociati.