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  1. Marco Monesi Rispondi
    Leggo, un po' inritardo, l'articolo ma stupisco di fronte all'argomentazione: bisogna fare qualcosa per impedire alle amministrazioni locali di operare senza risorse. Infatti, già oggi le norme impediscono di assumere impegni di spesa, in particolare in conto capitale, senza disporre del finanziamento. Ma ben più stingente la norma che puntualizza che quando si assume un impegno è necessario sapere se al momento in cui saranno presentate le richieste di pagamento il patto di stabilità consentirà di procedere. Quindi se si opera in maniera diversa è possibile già ora per la Corte dei Conti intervenire. A mio avviso il problema del blocco dei pagamenti da parte delle autonomie locali deriva più dall'assurdo meccanismo del Patto di Stabilità che impedisce i pagamenti, che dalla mancanza di fondi. Forse sarebbe il caso di aggiungere che questo assurdo patto interno di stabilità, sta impedendo a molti enti locali, dotati delle risorse necessarie, di fare gli investimenti che necessitano al territorio e che potrebbero ridare fiato all'economia.
  2. antonio petrina Rispondi
    il PSI (patto di stabilità interno), che ha originato il ritardo dei pagamenti dal 2007 in poi negli eell ( in contrasto con altra recente direttiva UE sui pagamenti veloci) ,venne introdotto in primis nel 98 per controllare la spesa degli eell in modo "rigido" (cd. camicia di forza:giarda docet!) e poi allargato nel 2007 con il doppio vincolo alla cassa ( oltre alla competenza) anche per concorrere alle finanze pubbliche disastrate: ma ciò ha avuto l'effetto, riconosciuto dalla corte dei conti,di indurre comportamenti gestionali in contrasto con altre disposizioni di legge ( parere n 125/2009 c conti lombarda). Il PSI sarebbe logico se tutta la P.A. avesse la contabilità economica, di cui solo alcuni enti ne fanno sperimento dal 2009 in base al SEC 95: tale manuale non prevede che i crediti commerciali rientrino nel debito pubblico, cosa che invero il d.l. 35/13 calcola!
  3. Pier Luigi Piccari Rispondi
    Non sono esperto, come sai, dei meccanismi tecnici della contabilità pubblica, ma mi sembra che l'eterno problema del confronto tra cassa e competenza si possa risolvere sul piano della rendicontazione non soltanto adottando, come tu dici, accanto al bilancio di competenza, uno schema di rendiconto finanziario che misuri il risultato del bilancio di cassa(variazione liquidità netta), ma anche associandolo a quello della variazione della posizione finanziaria netta.Mi sembrano di secondo livello, ancorché concreti e reali, i problemi delle violazioni delle regole, se queste sono possibili per debolezza dello schema di rendicontazione e patologie dei comportamenti che ne sfruttano le debolezze.Giuste comunque le tue osservazioni sulle insufficienze del sistema di controllo e dei relativi conflitti di competenza nella fragmentazione del sistema istituzionale. Viene a volte il sospetto che la follia abbia lucide ragioni che la giustificano, e sia invece sciocca la mia meraviglia sulla indeterminatezza( 60 o 90 0 100+) della nozione e misura del debito pubblico esistente oltre i limiti certificati dalla emissione di titoli di Stato.Grazie dell'attenzione PLp
  4. Federico Rispondi
    Buongiorno, editoriale molto interessante, ed utile. Direi che, ancora più a monte, si dovrebbe porre il tema cruciale dell'efficienza della gestione e della razionalizzazione della spesa pubblica. L'Italia spende, in termini relativi, il 2,5% di PIl in più rispetto alla Germania (40 billion di euro), con servizi qualitativamente inferiori. Vi sono, strettamente correlati, poi temi ancora più caldi che richiedono serie risposte a livello politico ed economico: cfr. "Italy repays £307 million to EU after road project 'mafia corruption' exposed", Bruno Waterfield, The Telegraph, 5 luglio 2012. Efficienza della gestione e tetto alla spesa (es. Ministro giustizia UK, con piano preventivo di spesa) sono prioritari. Saluti
  5. Massimo Lessona Rispondi
    Relativamente alla considerazione del "come sia potuto accadere" e al fatto che questo sia imputabile al patto di stabilità a cui sono soggetti gli enti locali mi sento di affermare per esperienza diretta che gia' nei primi anni '90 il ritardo medio di pagamento delle aziende sanitarie locali alle aziende farmaceutiche si attestava sui 300 giorni tanto che si era trovato il meccanismo dell'iva in sospensione per posticipare almeno il versamento dell'imposta. E allora non c'era nessun patto di stabilità !
  6. franco osculati pavia Rispondi
    Per il futuro,per i contratti stipulati dal 2013, l'obbligo di impegnare solo se puoi pagare entro 30 0 60 giorni (dalla liquidazione della fattura) dovrebbe metterci una pezza. Per i debito fuori bilancio è altra cosa. Cari saluti. Franco Osculati
  7. Fabio Rispondi
    Sono giorni che cerco di orientarmi in questa vicenda e le vorrei porre alcune domande alle quali non sono riuscito a trovare una risposta. 1) come sono stati determinati i debiti della PA? Sento le cifre più disparate, ma non ho notizia di una ricognizione dei debiti. Non vorrei che al Ministero avessero fatto i conti sui residui passivi degli enti. In questo caso ci sarebbero delle sorprese, visto che oltre la metà dei residui passivi, per la mia esperienza, è costituita da somme non esigibili (lavori non eseguiti, somme accantonate, etc. etc). 2) Mi conferma che, a proposito della questione cassa/competenza, il saldo previsto patto di stabilità interna è basato sulla competenza mista (competenza per la parte corrente e cassa per il conto capitale)? E non trova che anche ciò sia alla base dell'accumulo di debiti? La ringrazio in anticipo
  8. DDPP53 Rispondi
    A mio avviso il centro del provvedimento risiede è l'art.6 comma 6° relativo alle esecuzioni forzate. Alla Legge 24 marzo 2001, n. 89, dopo l’articolo 5-quater vengono inserite disposizioni per bloccare le esecuzioni. Con la scusa di una ordinata (!!!) gestione amministrativa del provvedimento, vengono sospese le esecuzioni forzate dei debiti delle PA sino al termine di vigenza del Decreto. Ormai i privati debitori avevano intrapreso ed erano molto avanti nelle azioni di recupero dei crediti mediante e pignoramenti nei confronti delle PA, con questo provvedimento viene bloccato tutto e le PA respirano per altri due anni. Altro che pagare i debiti! Alla fine questo è un modo per pagare solo i loro cari e far girare somme all'interno della PA allargata: Ferrovie dello Stato e finte società per azioni controllate da Comuni, Province e Regioni. Al termine della partita di giro non resterà nulla.