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  1. Ubaldo Muzzatti Rispondi
    L'argomento è e sarà d' attualità, visto che una vera riforma del "Sistema Stato-Regioni-Autonomie locali" non è stata varata. Dovremo interrogarci Su quanti livelli istituzionali dovrà essere riorganizzato lo Stato? Come saranno strutturati gli enti intermedi? E quali le loro funzioni? Prima di rispondere sarà meglio studiare le soluzioni adottate in Europa. Io condivido con l'autore la necessità di mantenere un livello istituzionale intermedio tra Comune e Regione. Nutro dei dubbi che la Provincia, come ora strutturata, sia ancora la risposta adeguata. Penso anche che avremo bisogno di un maggior decentramento (dei servizi che restano in capo allo Stato) e una maggiore autonomia nella organizzazione ed erogazione dei servizi che saranno riservati alle Regioni e agli enti di minore estensione: Comuni e intermedio. Ho approfondito questi aspetti in "DECENTRAMENTO O AUTONOMIA, PER LE REGIONI E GLI ENTI INTERMEDI?" che si può leggere su "VOCE CIVICA" e direttamente al link: http://www.vocecivica.com/2013/04/decentramento-o-autonomia-per-le.html Ubaldo Muzzatti
  2. Renato Foresto Rispondi
    L' intervento del prof. Filippetti mi ha spinto a dare un' occhiata ai bilanci consuntivi 2011 delle 12 Amministrazioni lombarde e centrato sulla voce di spesa ordinaria della Funzione n° 1 ( Amministrazione generale ), quella che caratterizza il " costo della politica ". Questo costo andrebbe rettificato da una analisi meno grossolana dei dati nudi e crudi ma é pur sempre un costo pagato dai cittadini. Ne do la sequenza in € / abitante partendo dalla provincia con la spesa più moderata : Pavia la cui spesa della Funzione 1 risulta di 24 € per abitante ( con spesa del Personale di 10 ). Seguono : Mantova 27 (14 ); Sondrio 29 ( 15 ); Bergamo 39 ( 9 ); Brescia 32 (10 ); Lecco 32 ( 11 ); Lodi 34 ( 15 ); Varese 36 ( 7 ); Cremona 37 ( 20 ); Como 43 ( 16 ); Monza 51 (9); e la più costosa Milano 51 ( 13 ). Considerando che in Lombardia ogni € vale più di 9 milioni il ventaglio indicato acquista alto significato. La stessa giostra traspare anche dai dati Istat riferiti al 2010 e limitati alle aree Nord-ovest : ( Costo della Funzione n° 1 € 53 / abitante - non viene riferito il costo del Pesonale ); Nord-Est € 47; Centro 54; Sud 45 e Isole 52, con il costo medio nazionale di 50. Diceva Einaudi che per deliberare bisogna conoscere. Evidentemente il governo non sa che la vera questione non riguarda la dimensione delle Province ma il loro rendimento in termini di costi / ricavi. I costi della Funzione 1 sono esatti al centesimo mentre il ricavo é il servizio " Direzione e controllo " uguale per tutte le province.
  3. Renato Foresto Rispondi
    abc
  4. Gregorio Rispondi
    non si possono fare paragoni tra stati e culture politiche così diversi. Gli stati che riescono a reggere bene a un decentramento degli organi di governo (e di spesa) sono, guarda caso, quegli stati che hanno ben interiorizzato meccanismi di libera concorrenza, associati a bassi livelli di corruzione politica e che hanno, più in generale, un senso dello stato e delle istituzioni molto forte. Noi siamo in Italia. Pensare che un assetto di governo e di spesa possa automaticamente generare dei comportamenti virtuosi è pura illusione. A mio parere, prima di decentrare, uno stato come l'Italia dovrebbe vivere un periodo di centralizzazione della spesa e di razionalizzazione dei costi. Parlare di federalismo facendo finta di vivere in un altro paese, non è serio e soprattutto non funziona.
  5. Massimo Matteoli Rispondi
    Una delle peggiori conseguenze del vento di "antipolitica" che soffia nel paese è la delegittimazione dei livelli di governo decentrati ed intermedi. La conseguenza pratica è un nuovo centralismo regionale e nazionale, ma è illusorio pensare che ciò sia positivo, anche solo per quello che riguarda il controllo dei costi o la moralità publica,. La strada da percorrere è esattamente l'opposta ed è quella di favorire l'unione e l'aggregazione dei comuni su aree omogenee e dare a loro funzioni, poteri e, soprattutto, autonomia tributaria, così che chi spende non ricorra ai trasferimenti regionali o nazionali ma alle tasse che riscuote dai propri elettori Statene certi, in questo modo diminuiranno anche le spese locali improduttive. .. .
  6. Diego Verusio Rispondi
    Posto che il sistema di governo perfetto non esiste, sono convinto che l'Italia abbia bisogno di una seria riforma in senso federale. Il problema delle province, nell'attuale sistema, è che sono una semplice ripetizione di livelli di governo (superiori o inferiori) senza un ruolo caratterizzato da specifici attribuzioni. Il ruolo di "direzione" può essere svolto dalle Regioni (come di fatto è) e le attribuzioni delle Province possono essere assunte dai Comuni (singolarmente o organizzati). Ma il punto è che ci vorrebbe davvero una Camera delle Autonomie, in modo che le amministrazioni locali non siano semplici ripetizioni di schemi politici nazionali. Il Federalismo dovrebbe, alla lunga, "responsabilizzare" maggiormente anche gli amministratori locali, sperando che, nel tempo, questo porti al vero risparmio: il taglio delle inefficienze, di livelli di governo ridondanti, rimpalli di responsabilità, ecc...
    • Luigi Oliveri Rispondi
      Non è così. Si tratta di un'opinione apodittica, figlia di luoghi comuni. Le province, esattamente all'opposto, hanno competenze del tutto peculiari e riguardanti ambiti totalmente inconciliabili con i confini delle mura dei comuni: basti pensare alle politiche attive del lavoro, alla formazione professionale, alla programmazione e alla rete delle scuole superiori, ai trasporti e alle strade provinciali.
    • Giuseppe Scarrone Rispondi
      Il fatto che le funzioni provinciali siano attribuibili ai Comuni non regge ad una seria verifica. E' purtroppo un luogo comune maturato nelle redazioni della stampa generalista con sedi a Roma e Milano, guarda caso le uniche due vere aree metropolitane italiane, dove Comune e Provincia andrebbero fusi in unico ente e dove già ora non è percebile la funzione dell'ente intermedio. Ma l'Italia è anche e soprattutto "provincia" per sua costituzione storica e sociale: i municipi romani e i liberi comuni medievali erano strutture "provinciali", essenza tipica di una civiltà urbana diffusa. Che le Province servano lo dimostrano i disservizi creati dai tagli insensati, non compensabili dalle risorse di Comuni e Regioni.
      • Diego Verusio Rispondi
        In verità, le mie considerazioni sono frutto delle riforme (attuate o mancate) che hanno caratterizzato il nostro assetto governativo negli ultimi 30 anni. L’Italia, da sempre, è un amministrazione centralizzata. Né con le Bassanini, né con la riforma del titolo V della Costituzione si è riuscito a cambiare questo paradigma. Il motivo, come ho detto, è semplice: l’attribuzione di funzioni a livello locale, significa depotenziare il livello di controllo che i partiti (anch’essi organizzati in maniera fortemente accentrata) hanno sui loro propaggini locali. L’attribuzione di funzioni, non può prescindere anche da un’autonomia finanziaria (completa… quantificazione dei tributi e libertà di cassa e di spesa). Ovvio che se i partiti perdono la possibilità di gestire grosse entità di risorse pubbliche, dimezzano il loro controllo sulle realtà locali. Se poi si realizzasse la Camera delle Autonomia, si potrebbero avere fenomeni per cui, a prescindere dal livello di governo centrale (che ovviamente non può sparire), Regioni ed enti locali di colore diverso avrebbero una forte autonomia. Oltre al fatto che si potrebbe ampliare il fenomeno di governi locali a guida “civica” e non politica… e questo è tanto più vero, quanto più la realtà è piccola e gli amministratori vicini al corpo elettorale (in maniera effettiva o percepita). Detto ciò, anche a livello empirico, basterebbe aprire un qualsiasi libro di diritto costituzionale o degli enti locali e vedere lo spazio riservato alle province. A parte poche funzioni di indirizzo e di regolamentazione le province non sono –per come le vede il nostro sistema legislativo- un centro di potere imprescindibile. Né, sinceramente, posto il quadro istituzionale, può essere di alcun aiuto il fatto che le province abbiano una “funzione” o un retaggio storico. Non vedo come possa reggere il paragone tra comuni medievali/municipi romani e le attuali province, dal momento che la complessità (demografica, legislativa, comunicativa, urbanistica, ecc.) non è in alcun modo rapportabile nemmeno a quella dei più piccoli comuni d’Italia. In un tempo in cui una comunicazione da Roma Caput Mundi avrebbe raggiunto le province romane più distante anche con diversi mesi di ritardo… non è esattamente il panorama che abbiamo oggi. Tra l’altro, l’Italia moderna, proprio per la sua peculiare conformazione, non lascia molto spazio a un livello di governo di tipo provinciale strutturato secondo l’attuale modello. I confini politici delle attuali province, non corrispondono ai confini dell’efficacia di governo intermedio. Quantomeno un riordino sarebbe doveroso. Ma detto ciò, quali sono le funzioni provinciali che non possono essere svolte da una Conferenza di Servizi o da un Coordinamento (temporaneo o permanente) di Comuni? La provincia ha tra i suoi compiti solo funzioni di indirizzo e di coordinamento, oltre a poche funzioni che possono essere delegate dai livelli superiori oppure quelli che, in virtù del principio di sussidiarietà, non possono essere svolte efficacemente dai Comuni. A ben vedere le funzioni di indirizzo possono essere tranquillamente svolte dalla Ragione in conferenza dei servizi con i Comuni. Quelli di coordinamento possono, altrettanto tranquillamente, essere svolte dai Comuni in maniera aggregata. Tanto per fare un esempio concreto, il coordinamento scolastico è paradigmatico della ridondanza di un struttura fissa e pesante come quella provinciale. Alla fin, fine la provincia, nel caso in questione, non fa che aggregare le risultanze che vengono da scuole e assessorati dei comuni interessati e agire in conseguenza. Poi la decisione sulle classi, sui corsi e via dicendo esulano dalla sua competenza. In ultima analisi la provincia decide se è il caso che un istituto chiuda o meno in base alle necessità demografiche del territorio. Non vedo come questa funzione (che tra l’altro viene svolta in un arco temporale tutto sommato ristretto e non durante l’intero anno) non possa essere assunta da un coordinamento dei vari assessorati interessati dei Comuni. Né regge l’accenno alle risorse di Comuni e Regioni. E’ ovvio che la soppressione delle Province corrisponderebbe a un riallocazione delle relative voci contabili. Ma come detto nel mio post precedente, magari in maniera veloce, ho affermato che, affinché un decentramento amministrativo sia utile ed efficace, dovrebbe innanzitutto prevedere una seria riforma del federalismo fiscale che, da un lato permetta l’allocazione delle risorse li dove servono e, dall’altro responsabilizzino maggiormente gli amministratori degli enti locali, che risponderebbero in maniera più diretta nei confronti degli elettori/contribuenti. Nel caso in cui ci fosse, poi, una riforma amministrativa profonda che riveda il ruolo delle Province, nulla toglie che queste potrebbero divenire un livello di governo utile. Stante l’attuale sistema legislativo, le province hanno un ruolo marginale e ridondante. Sinceramente, sono convinto che una riforma amministrativa seria sia imprescindibile (anche il ruolo delle prefetture, retaggio napoleonico, oggi non ha veramente più ragion d’essere). Tuttavia, se vi fosse un riordino puntuale e ponderato... delle Province non sentiremmo la mancanza.
  7. AM Rispondi
    Concordo con lAutore. Decentramento non significa affatto un automatico aumento della spesa pubblica. E' semmai il decentramento all'italiana che porta a una lievitazione della spesa. Decentramento all'italiana cosa significa? Le amministrazioni locali decidono le spese e poi si trovano senza fondi per pagare le imprese fornitrici. Gli effetti possono essere gravissimi come la chiusura di ospedali, l'accumularsi di rifiuti nei centri urbani, le interruzioni stradali a seguito di eventi metereologici, ecc Diventa quindi indispensabile e urgente l'intervento dello Stato con un aggravio delle spese. In altri paesi evidentemente la situazione è diversa. Gli enti locali sono più responsabili o monitorati in modo più efficace.
    • Carla Perotti Rispondi
      ma noi siamo italiani! le regioni si sono dimostrate solo un costo (vedi ruberie varie) forse meglio eliminare le regioni e tornare alle province ?
      • Arnaldo Mauri Rispondi
        Il ritorno alle province mi potrebbe andare bene. Ma il pericolo sarebbe allora la proliferazione delle province. E poi vorrei che tutte le province avessero lo stesso trattamento senza privilegi per alcune.