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  1. Federico Rispondi
    Editoriale molto interessante, per cui ringrazio il Professor Onado. Tutto ha avuto inizio negli anni 80, evidentemente come segnalato anche in altro post. A mio avviso i temi su cui intervenire sono: 1) la leva finanziaria massima consentita 2) la trasparenza e chiarezza regolamentare (pressochè impossibile da raggiungere: la dodd-Frank è stata vista come esempio di azzardo morale(conflitto tra regolatore-regolato, così complessa da non essere una buona legge). inoltre la principale preoccupazione è la COMPETITIVITA'/attrattitivtà dei mercati), ma anche, es. la valutazione dei vari parametri tra vari Stati (es. risk. weighetd assets, OBS exsposures) 3) Cosa è permesso/cosa NON lo è (es. CDO, high-frequency trading!!! et similia), certi prodotti/operazioni dovrebbero essere bandite. e c'è troppa leva!
  2. federico Rispondi
    sì,tutto vero,al top managemant delle banche vanno grossi compensi che certamente costituiscono una spinta a correre rischi pur di guadagnare.Però occorrerebbe un'analisi -anche se approssimata-per mettere in luce questo fenomeno ,analisi che certo non si presenta semplice:Si tratta insomma di rispondere alla non semplice domanda :qual'è il rapporto tra i premi erogati al top management (e anche al meno top) e i disastri bancari? f.z.
  3. M.Deidda@isfol.it Rispondi
    Tre le concause e i livelli di responsabilità dei disastri bancari: 1) La deregolamentazione degli anni 80 e 90: la Glass Steagal Act del ’33 negli Stati uniti e la Legge bancaria del ’36 in Italia vengono smantellate, il sistema muta, regge dieci anni e crolla; 2) Il processo di concentrazione bancaria e la devianza ai vertici delle Istituzioni creditizie (nel caso italiano è coinvolto perfino l’ex-Governatore della Banca Centrale): dietro i tecnicismi si nascondono semplicemente dei “pacchi” rifilati ai clienti, risparmiatori e imprenditori! 3) La rimozione della resistenza interna dell’organizzazione alla devianza dei vertici degli Istituti di Credito attraverso l’abbassamento degli inquadramenti e l’adozione di meccanismi di salario variabile. La banca in Italia è un’organizzazione retta da un sistema di norme e procedure operative che, attraverso l'informatizzazione, determina attività divise, ripetitive, concatenate -ordinate e gerarchicamente controllate- agite da profili professionali omogenei, interscambiabili, sottoinquadrati, sotto la minaccia di: esuberi, precariato, outsourcing e delocalizzazione. La struttura di comando è distinta in direzione centrale e rete commerciale stravolta e riconvertita nell’ultimo quindicennio. La direzione centrale, considerata ridondante rispetto alle esigenze del core business a seguito delle fusioni, è stata sfoltita attraverso prepensionamenti e trasferimenti nella rete commerciale; coloro che hanno resistito, si sono allineati ai Consigli d’Amministrazione, e dal vertice proiettano “coni d’ombra” sulla rete commerciale. La competizione è elevata e incentivata da premi in denaro; la cooperazione si fonda sull'istinto di conservazione del gruppo contro i rischi professionali e sull'azione del sindacato; il controllo reciproco e quello gerarchico sono pressanti e favoriti dagli “open space. La comunicazione è verticale: top down; la formazione è orientata al solo perseguimento di risultati commerciali e non alla qualità del servizio o al presidio del rischio (lasciato ai soli automatismi –prociclici- imposti da Basilea II).
  4. Roberto Camporesi Rispondi
    Un aspetto molto interessante. Continuando sul tema: che fine hanno fatto le azioni concrete sui "global legal standards"?
  5. Fabio Eboli Rispondi
    Un'analisi brillante!