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Europa in stallo

Senza la pistola alla tempia dei mercati finanziari, l’Europa si ferma. Le conclusioni del Consiglio europeo del 14 marzo sono un atto notarile, in cui si prende atto di iniziative avviate e non ancora concluse, di obiettivi da raggiungere non si sa come. Un esempio per tutti: l’unione bancaria.

Nel giugno scorso, il Consiglio europeo prese una decisione importante: trasferire la vigilanza bancaria alla Bce. Prontamente, a settembre, la Commissione Ue predispose la bozza di regolamento, che (secondo il Consiglio europeo di ottobre) doveva essere adottato entro il 1 gennaio del 2013 ed essere messo in pratica nel corso di quest’anno. Poi, nel Consiglio di dicembre, la realizzazione è stata rinviata al 1 marzo 2014. Ora anche questa scadenza è saltata, e l’ultimo Consiglio non osa neppure fissarne un’altra. Sembra che tutto il processo, che avrebbe dovuto consentire al Fondo di stabilità europeo (Esm) di intervenire direttamente nella ricapitalizzazione delle banche in crisi, si sia inceppato. Per non parlare del Rapporto dei quattro Presidenti, che prevedeva ­– tra le altre cose – di avviare la creazione di un significativo bilancio federale (fiscal capacity). Il Consiglio europeo non lo menziona neanche più. Anzi, l’accordo raggiunto a febbraio sul budget UE 2014-2020 prevede un taglio delle spese, voluto da Regno Unito e Germania. Mercoledì 13 marzo quell’accordo è stato respinto dal Parlamento europeo, rimettendo tutto in discussione. La richiesta del premier italiano di esentare le spese per investimenti dal Patto di stabilità (golden rule) è stata accolta con una formula a dir poco ambigua: il Consiglio si limita a ricordare che, “nel pieno rispetto del patto di stabilità e crescita”, esiste già la possibilità di “equilibrare la necessità di investimenti pubblici produttivi con gli obiettivi della disciplina di bilancio”. Quindi, no news anche su questo fronte. Infine, la chicca: il dibattito su austerità e crescita è stato risolto ponendo tra le priorità dell’azione europea la “growth-friendly fiscal consolidation” (!).

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  1. matteo

    bisogna aspettare le elezioni in Germania per avere (forse) qualche decisione significativa, pregando che nel frattempo i mercati non si spazientiscano

  2. marco

    Quella che noi chiamiamo Europa è una non democrazia (la commisiion europea non è eletta dai cittadini) voluta dalle lobby europee per attuare ben precise politiche liberistiche distruttive del bene comune, ma favorevoli ai grandi interessi franco-tedeschi (non certo alle popolazioni franco-tedesche!)- L’obiettivo, quello di distruggere le economie del sud attraverso l’imposizione di una moneta unica, si sta lentamente realizzando- Creare sacche di cinesissazione vicino a casa per poi rivendire in Cina e India e fare spesa a basso costo delle grosse aziende di Stato in Italia, una volta che saranno in difficoltà estrema. Questa è la volonta di Mastricht e basta leggere i trattati, scopiazzati dagli statuti di alcune tra le più grosse e potenti lobby europee e mondiali, per capirlo. Le follie in esso contenute dimostrano chiaramente la non volontà di creare un vero stato europeo moderno dei popoli che arricchisca le sue genti e che sia solidale – intanto, un paese, la Grecia. è già stato distrutto!

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