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Super indice Ocse: una fioca luce in fondo al tunnel

Il superindice Ocse indica qualche dato positivo per l’eurozona. Anche nel 2009 in un periodo buio per l’economia segnalò l’arrivo della ripresa dopo sei mesi. Il miglioramento per l’Italia sembra associato all’aumento degli ordini esteri. Il mercato interno italiano invece continuerà a soffrire.
SUPER INDICE OCSE: PERCHÉ FIDARSI
Quante volte in questi mesi abbiamo sentito dire da ministri e tecnici che il peggio era alle spalle? Tante volte da non farci più caso. Ma ora forse è venuta la volta buona. Il super indice dell’Ocse che anticipa – con un preavviso di circa sei mesi – l’andamento del Pil indica un piccolo incremento nel suo valore di gennaio 2013 (da 99,6 a 99,7) per l’area euro, l’area economica più problematica del mondo in questo periodo. È un segno che il calo dell’attività economica volge al termine. Non per tutti e non per tutti allo stesso ritmo. In America, dopo la pausa nel quarto trimestre dovuta all’incertezza causata dal timore del fiscal cliff, la crescita continua. E infatti il mercato del lavoro americano ora genera 200 mila posti di lavoro al mese. Nell’area euro le cose sono più complicate. In alcuni paesi (Italia e Francia) è la caduta del Pil che si sta fermando. Per altri (Germania), il Pil sta per ricominciare ad aumentare. Piccoli segnali.  Ma l’inversione di tendenza c’è. Quelli che finora erano solo auspici (“la recessione finirà nella seconda metà del 2013”) hanno ora qualche elemento di fatto su cui basarsi.
Facciamo un passo indietro. Nei primi mesi del 2009, quando le borse e i fatturati aziendali andavano a picco, l’Ocse tirò fuori un numero positivo dal suo super-indice anticipatore dell’attività economica dei mesi successivi. Era un lumino nel buio. Ma fu anche un grande successo previsivo. In effetti, puntualmente, dopo quasi sei mesi, tra il secondo e il terzo trimestre 2009, la crescita del Pil dell’eurozona ricominciò ad avere il segno più dopo cinque trimestri di valori negativi. Un segno più davvero consistente non solo nella seconda metà del 2009 ma anche negli anni successivi per l’Europa del Nord e dell’Est. Durante la ripresa successiva la Germania, i paesi del nord Europa e quelli dell’Europa Orientale sono riusciti a recuperare i punti di Pil, export e fatturato persi nel 2008-09. Fatto 100 il livello del Pil nel primo trimestre 2008, oggi il Pil della Germania è a 101, quello della Svezia a 104, quello della Slovacchia a 108 e quello della Polonia addirittura a 114. Come dire che nelle economie del nord-est Europa (euro e non euro), la crisi è acqua passata. Il segno più per l’Italia (come per il resto dell’Europa del sud) fu più contenuto: fatto 100 il livello del Pil nel primo trimestre 2008, la ripresa portò ad un anemico 95,5 nel secondo trimestre 2011 (dal minimo di 94 raggiunto nel primo trimestre 2009), prima di crollare di nuovo fino all’attuale livello di 92,5.
Il dato importante è che in occasione della precedente Grande Recessione del 2008-09 il super indice vide con quasi sei mesi di anticipo la fine della recessione e annunciò la ripresa. Che poi si verificò, sia pure a tassi e con intensità diverse nei vari paesi.
LA FINE DELLA RECESSIONE APPESA AL BUON ANDAMENTO DELLA GERMANIA
Da dove vengono fuori questi miglioramenti? Il super indice è un riassunto di indicatori anticipatori dell’evoluzione futura dell’economia. Per l’Italia è la media di sei indicatori che comprendono la fiducia dei consumatori, gli ordini effettivi ed attesi e la produzione attesa nei prossimi mesi dalle aziende industriali, l’inflazione e le importazioni dalla Germania. E’ presumibile che il – per ora modesto – incremento del super indice per l’Italia (da 99,2 a 99,3) sia sostanzialmente dovuto ad una ripresa degli ordini esteri, al calo dell’inflazione e all’incremento delle importazioni della Germania. Piaccia o no, l’economia tedesca continua ad essere il perno della ripresa della crescita in Europa. Non a caso, la Germania ha fatto segnalare un aumento del super indice Ocse ben più consistente (da 99,2 a 99,6), aumento da associare con la rapida ripresa della produzione industriale e dell’export soprattutto verso i paesi extra-europei, fatti registrare nel dicembre 2012 e nel gennaio 2013.
I dati dell’Ocse suggeriscono quindi due considerazioni. La prima è che se il miglioramento degli indici per l’Italia trae origine all’estero, rimane urgente l’esigenza di fare qualcosa per risollevare l’andamento del mercato interno, prima di tutto sul fronte del credito alle imprese.  Sulla sostenibilità della crescita tedesca c’è poi da ricordare una potenziale nube all’orizzonte. Il rasserenamento delle prospettive economiche per l’economia mondiale indicato dai dati Ocse contiene una rilevante eccezione: la crescita nei BRIC – il traino dell’economia mondiale degli ultimi anni – sembra destinata ad una battuta d’arresto e ad un peggioramento delle prospettive per i prossimi mesi. Questo sembra valga anche per la Cina, paese dove le aziende tedesche hanno costruito una parte rilevante del loro apparentemente inesauribile successo commerciale degli ultimi anni. Se la Cina rallenta, a pagarne il prezzo sarebbe soprattutto la Germania. Ma se la Germania smette di crescere, l’Europa perde la sua ultima locomotiva.
>>>Il comunicato stampa dell’Ocse (.pdf)

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  1. lombardini

    Ma che bella analisi pro-euro! ricordo all autore che, tra. le altre cose, la bilancia commerciale della germania con la Cina è in pesante deficit. Ma quale locomotiva, se dall ingresso nell euro la maggior parte dei parsi europei hanno deficit della loro bilancia commerciale, a fronte del mostruoso surplus tedesco di 200 miliardi.

  2. Maurizio Cocucci

    La bilancia commerciale dei 17 Paesi UE dell’area euro è in attivo. Il prof.Daveri indicava nella Germania la locomotiva d’Europa e non credo vi siano dubbi su questo. Che poi la bilancia commerciale della Germania con la Cina sia in passivo è vero, ma d’altronde quanti possono registrare conti in attivo con il colosso cinese?

  3. marco

    Bisogna invertire drasticamente la rotta, uscire dall’euro riacquistare la sovranità monetaria e incominciare a spendere pesantemente a deficit per crescere rilanciare l’occupazione e ritornare la settima potenza al mondo – Per quarant’anni l’Italia, dopo la seconda guerra mondiale, è cresciuta e si è arricchita arrivando a diventare, prima dell’entrata nell’euro, la prima realtà produttiva indistriale e manifatturiera europea, davanti alla Germania. Bisogna uscire dall finta democrazia europea, ricordo che la commissione europea non è eletta e che il parlamento europeo non ha potere legislativo, smetterla con le stupidate neo-liberiste e ritornare alle politiche macroeconomiche che in ci hanno reso grandi- Quello che sta succedendo in Italia ricorda in qualcosa lo scenario Messicano, paese distrutto dalle politiche neoliberiste, in cui a una pesante crisi con conseguente tagliu del debito è seguita una lunga sterile crescita – Senza un spesa pubblica pesante volta a creare la piena occupazione e ristrutturare la nostra forza industriale l’Italia sarà condannata dalla Troika a un lento e inesorabile declino…Studiate il ’29 il New Deal e Keynes

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