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  1. Pingback: L’Irap funesta che strozza le imprese - Lavoce - Il Fatto Quotidiano

  2. Meolika Rispondi
    mi pareva che la irap fu introdotta per eliminare i contributi malattia che venivano prelevati su salari e stipendi. alla introduzione imprese labor intensive conseguirono un risparmio netto rispetto ai prelievi aboliti . ora viene ritenuta penalizzante e distorsiva , ma non ne sarei certo. priorita' ,se avremo un governo , redistribuire i prelievi per dare risorse ai reddti piu' bassi e per aiutare la competitivita' delle imprese . tagli radicali alle rendite ,lotta alla evasione , imposte progressive per aiutare i consumi e l'export . non sarebbero prive di pregio anche misure di import substitution ( di merci e servizi) un saluto
  3. Francesco Rispondi
    scusate la rozzezza ma non ho studiato scienza delle finanze nè diritto tributario: le tasse chi le ha mai viste scendere? lo Stato non rinuncia mai ad un'entrata.L'IRAP  ce la terremo per sempre, come le altre imposizioni, che aumenteranno per gravosità, numero e difficoltà nella compliance. E non occorre Nostradamus per prevederlo.
  4. AM Rispondi
    Irap, una funesta invenzione di Visco. Visco per molti versi fu uno dei migliori ministri nella lotta all'evasione fiscale, ma trascinato dall'entusiasmo in questa sua azione commise alcuni errori. Il più grave e imperdonabile fu quello dell'introduzione dell'IRAP, un'imposta che ha frenato lo sviluppo dell'occupazione soprattutto al Sud, dove ve ne era maggiore necessità, e che non ha certamente contribuito alla crescita del PIL. 
  5. Marco Cipelletti Rispondi
    Interessante analisi, anche perche' fino a non molto tempo fa su questo sito la critica all'IRAP era un argomento controverso. Secondo me il problema principale non e' il fatto che l'IRAP tassi anche le societa' in perdita (se e' per gli interessi passivi, puo' anche essere colpa di scelte avventate dell'impresa), ma piuttosto la distorsione a sfavore delle imprese labour intensive, che voi giustamente sottolineate. Per intervenire subito senza grosse perdite di gettito, perche' non eliminare l'intero costo del lavoro dalla base imponibile, aumentando l'aliquota temporaneamente? A livello aggregato non vi sarebbero vantaggi immediati per il sistema imprese, ma si eliminerebbe una distorsione tra settori e tra imprese (incentivo a delocalizzare). L'IRAP diventerebbe una tassa sull'utile operativo (EBIT), senza discriminazione tra fattori produttivi (lavoro non piu' discriminato) e tra fonti di finanziamento (interessi non deducibili). In questo modo le imprese che con l'IRAP hanno beneficiato di un'ingiustificata riduzione del carico fiscale pagherebbero di piu', finanziando un risparmio e un possibile incentivo ad assumere per quelle piu' labour-intensive che dall'IRAP sono state penalizzate.
    • Gian31 Rispondi
      Concordo pienamente. Anzi proporrei di andare nella direzione di un aumento dell'aliquota Irap, previa deducibilità del costo del lavoro, e contestuale abbassamento dell'Ires. Dico ciò in quanto occorre, a mio parere, affrontare insieme al problema della tassazione delle imprese, anche il problema dell'evasione fiscale, con riguardo soprattutto sulle imprese di più piccole dimensioni, che spesso chiudono i bilanci con risultati in pareggio, attraverso la "manipolazione" di alcune voci. Eliminare l'Irap significherebbe, per questi singoli casi, l'evasione totale delle imposte. Purtroppo in Italia l'Irap è l'unico modo per far pagare imposte a qualche impresa. Secondo un calcolo molto spannometrico, consideranzo quella che potrebbe essere la struttura di un conto economico medio delle società italiane, calcolo che ovviamente  ovviamente andrebbefatto con più precisione, si potrebbe portare l'aliquota Irap (rendendo deducibile il costo della manodopera) al 35% e l'aliquota Ires al 7,5%. Ad esempio un'ipotetica azienda con fatturato 10.000,  costo manodopera 3.000, EBIT pari a 600 e oneri finanziari per 300, pagherebbe oggi irap per 140,4 e ires per 82,5 (totale imposte 222,9); in base alla "riforma" pagherebbe irap per 198 e ires per 22,5 (per un totale di 220,5). Considerando il caso che la stessa azienda abbassasse l'EBIT a 300 (per non pagare Ires) avrei oggi Irap per 128,7 e post "riforma" per 99.  
      • Antonio Rispondi
        Scusi ma questa geniale idea da dove viene? Ebit- oneri finanziari netti=imponibilie Ires. Secondo la sua proposta quindi per ridurre l'evasione da parte delle società di capitali basta rendere indeducibili gli interessi passivi? Ohibò, e in base a quale approfondita analisi afferma ciò?
        • Gian31 Rispondi
          Capisco che tale ipotesi sia poco accettabile a livello teorico, ma parto dal presupposto che nella pratica un imprenditore fa molta più "fatica" ad abbattere il reddito quando il risultato d'esercizio diventa negativo (quindi ridurre l'EBIT a livelli inferiori degli oneri finanziari). In realtà esiste già un meccanismo che lavora in questo senso, dal momento che gli oneri finanziari sono deducibili nell'esercizio fino ad un 30% del cosidetto ROL. Sicuramente si favorisce in questo modo aziende meno indebitate a scapito delle imprese più indebitate (e spesso più in difficoltà). Capisco che è una stortura a livello di equità. Ovviamente non esistesse l'evasione l'IRAP potrebbe essere abolita, con l'innalzamento dell'IRES (se si vuole mantenere la parità delle entrate fiscali).
  6. Matteo Rispondi
    Vorrei chiedere se gli autori sono a conoscenza dello studio fatto nel 2006 dall'agenzia delle entrate nel quale si rilevano fortissimi livelli di evasione dell'IRAP nel periodo 1998 - 2002. Ci sono aggiornamenti in merito? Lo chiedo perchè se il trend venisse confermato ciò da solo rappresenterebbe un possibile indicatore di quanto insostenibile sia tale imposta. Dall'altro lato però, come sottolineato sempre dallo studio dell'agenzia delle entrate, il livello di evasione dell'IRAP da parte delle imprese non è omogeneo a livello nazionale e dunque come al solito ci sono imprese che nonostante tutto si impegnano a pagare ed altre no. C'è dunque chi non paga 'a prescindere' dalla bontà o meno del regime fiscale di riferimento.